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L’amaro retrogusto della legalità

La legalità si fa con l’esempio, non con le parole. È giusto coinvolgere le scuole nelle giornate della legalità, ma è anche giusto che il resto della cosiddetta società civile sia presente anch’essa al confronto che quest’evento potrebbe offrire.

Dal 26 al 28 settembre, gli studenti di San Sebastiano al Vesuvio saranno, molto probabilmente, gli unici fruitori del “premio nazionale “per la Cultura della Legalità e per la sicurezza dei cittadini”, e questo, ovviamente, è positivo solo in parte, perché mentre si cercherà di seminare bene, di insinuare negli animi e nelle coscienze di quei ragazzetti il principio delle regole e del rispetto reciproco, i loro padri, i loro nonni, i fratelli maggiori e in futuro loro stessi, mortificheranno ogni tipo di legittima e spontanea aspirazione al vivere civile, cozzando contro la dura realtà dei nostri luoghi. Questo accadrà perché quei giovani, all’uscita di quei contesti, quelli che in questi anni hanno ospitato chi lotta contro il degrado e la prevaricazione, troveranno la normalità, e questo sarà il loro vero problema: la nostra normalità, quella che quotidianamente frustrerà gli ideali di tutti noi.

La nostra normalità, e mi si consenta il gioco di parole, non è normale! Lo scenario che si profilerà davanti agli occhi dei nostri giovani sarà quello dell’illegalità diffusa, in piccolo e in grande stile, tanto diffusa e immanente sulle nostre vite da non accorgercene di quanto sia forte, e che spesso ci vedrà fautori, noi stessi, del dolo, del perpetrare e del perpetuare il male che ci affligge. Quelle giovani leve, all’uscita di una scuola, pur sempre attiva nei principi della tanto decantata ma poco attuata legalità, noteranno l’incoerenza di quelle sagge parole, o quanto meno, la loro incongruenza rispetto a un mondo imperniato sul sopruso.

Molti di quegli alunni trascorreranno gran parte della loro vita scolastica in contesti insicuri e pericolanti, dove le vie di fuga saranno bloccate dalle auto dei loro docenti; all’uscita della scuola incontreranno i loro genitori che bloccheranno il traffico per recuperarli, mostrandogli che il loro diritto è al di sopra di quello di ogni altra persona che voglia passare fuori quel luogo. Noteranno, quegli alunni, quanto sia inutile tenere in tasca la cartaccia, perché tutti, a spasso come in macchina, la getteranno per terra e penseranno – tanto lo fanno tutti e c’abbiamo le discariche ai confini e allora perché non averne anche in casa? – Gli stessi giovincelli constateranno che il bene pubblico non è un patrimonio comune da gestire e tutelare ma un bene di cui tutti potranno, in maniera impunita, farne scempio. Si renderanno conto, se saranno portatori di handicap, che forse è meglio starsene a casa e non uscire, perché oltre agli sguardi miserevoli, i più fortunati concittadini non gli offriranno altro che stalli e rampe occupati, quando questi saranno effettivamente disponibili. Sapranno che sarà opportuno non toccare una donna, ma sarà lecito considerarla un essere inferiore, perché, sotto-sotto, crederanno che loro stesse lo vorranno.

Capiranno che di tutto questo potranno essere partecipi anche loro, perché a tutto questo, non ci sarà rimedio alcuno, perché non ci sarà nessuno che li sanzionerà, nessuno che oserà nemmeno redarguirli, perché tutto questo è normalità quaggiù!

Coinvolgere le scolaresche nelle giornate della legalità è giusto ma è anche troppo facile per chi in vero non vuole confrontarsi con la realtà di questo paese. È facile perché quei giovani, ammesso che possano essere realmente interessati e motivati all’ascolto di un qualcosa che non esiste in questo luogo, saranno pur sempre una massa acritica che starà là, presso i locali scolastici come quando si va in gita al museo, spesso contenti di non far lezione o sotto il vigile e talvolta severo sguardo dei docenti. Il nostro ideale di legalità dovrebbe invece essere quello della partecipazione totale e non parziale al suddetto evento, una partecipazione critica e non solo distrattamente accondiscendente. Perché la legalità potrà essere tale solo nel momento in cui questa sarà condivisa in maniera democratica.

Un esempio di buona volontà alla suddetta partecipazione potrebbe essere quella di permettere alla maggioranza dei cittadini di essere presenti a questi preziosi momenti delle giornate della legalità, permettendogli di esprimere la loro opinione, entrare in contatto con coloro che hanno toccato con mano la realtà delinquenziale che ci circonda, per capire che la legalità non è cosa di pochi eletti, pochi eroi, pochi santoni, ma è un patrimonio comune e che potrà crescere solo se incrementato dall’apporto di tutti. Ma sembra che come anche in altri momenti della vita cittadina, anche in questo caso, anche quest’anno, tutto ciò non accadrà. Organizzare questi momenti anche il pomeriggio o la sera non sarebbe stato male, ma sappiamo per esperienza che ormai questa è prassi consolidata.
(Fonte foto: rete internet)

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