Interessante dossier della Federazione Lavoratori della Conoscenza dal titolo “La demolizione della Scuola Pubblica”.
Abbiamo già parlato, purtroppo, sempre con toni drammatici, della Scuola Pubblica italiana nella sua lenta ma inesorabile involuzione e nel suo progressivo impoverimento. Uno scadimento continuo di ruoli e contenuti, di idee e prospettive. Una scuola investita in pieno dalla crisi economica, con tagli mirabolanti e mancanza di investimenti sul presente e soprattutto sul futuro.
Abbiamo alzato la voce chiedendo coraggio e speranza alla classe politica. Abbiamo fatto parlare “le voci di dentro” del sistema istruzione, attraverso il grido di dolore dei docenti precari che vedono ridotte al lumicino le possibilità di impiego stabile e i richiami dei docenti di ruolo di fronte alla demolizione di quella perfetta architettura che coniugava il paradigma della conoscenza con le risorse e la competenza. Ora parlano le cifre di una elaborazione, su dati del MIUR, che la FLC-CGIL ha presentato nei giorni scorsi. E tra i meandri di numeri e grafici si evidenzia con chiarezza una azione decostruente perpetrata ai danni della Scuola. Le cifre sono impietose. Negli ultimi cinque anni il numero degli alunni è aumentato di 90.900 unità.
Questi numeri avrebbero garantito l’assunzione in pianta stabile di circa 9.000 docenti. Invece, ci ritroviamo in un quinquennio con 81.614 professori in meno. I roboanti spot dei governi degli ultimi anni che parlavano in toni enfatici di riduzione mirata ma di maggiore qualità si sono rivelati nella loro infingardaggine solo un paravento per tagli sconsiderati ed orizzontali che hanno compromesso la qualità del sistema. I novantamila alunni in più dovevano creare non meno di 4.500 classi di ogni ordine e grado, considerando la media di circa 20 alunni per classe. Sorpresa le classi sono diminuite addirittura di 9.000 unità. La conseguenza evidente, anche per chi è a digiuno di matematica, è che le classi si sono superaffollate superando il numero massimo di alunni previsto dalla legge. Più alunni in una classe non significa solo maggiore lavoro da parte di maestre e docenti.
Significa soprattutto minore attenzione alle necessità e ai bisogni dei singoli. Indica una offerta formativa e didattica ridotta. Metta a repentaglio la sicurezza e la salute dei nostri ragazzi. E risponde, lasciatemelo dire, ad una logica della quantità e non della qualità. Gli alunni diventano numeri e non soggetti. La cultura può essere data all’ingrosso. È una deprivazione metodologica e culturale. È la scuola metà azienda, metà talk-show. Se puoi entriamo nello specifico dei dati del MIUR possiamo rilevare che ci sono 28.000 posti in meno nella scuola primaria, oltre 22.000 nella secondaria di primo grado e più di 31.000 nella scuola secondaria di secondo grado. Sono numeri impressionanti. Dietro questa ecatombe numerica, che lascia sbigottiti, c’è l’aspetto ancor più triste legato agli effetti negativi dei modelli organizzativi.
Diminuisce dovunque il tempo scuola, le ore laboratori ali e di indirizzo nelle superiori subiscono un drastico ridimensionamento e scompare la compresenza nella scuola primaria. Il modello organizzativo tocca anche un segmento che una volta era la punta di diamante del sistema istruzione in Italia. La scuola primaria, che subisce lo spezzamento orario la distribuzione degli insegnanti su più classi, perde anche il tempo scuola prolungato a trenta ore. L’ultima parte dell’analisi dei dati da parte della FLC-CGIL riguarda il personale ATA. Anche qui cifre e numeri desolanti. I collaboratori scolastici sono cosi diminuiti che non coprono nemmeno tutte le sedi scolastiche, specialmente le succursali o le sedi distaccate. In via di estinzione sono gli assistenti tecnici, che subiscono la scure della riduzione delle ore di laboratorio.
Non se la passano meglio gli assistenti amministrativi, figure fondamentali di supporto alla didattica e alla gestione economica della scuola. Infine i DSGA, che a causa del ridimensionamento voluto dalle ristrettezze economiche, sono stati ridotti di numero e costretti ad una mobilità forzata. L’ultimo dato e quello legato al numero delle scuole. Ebbene, a fronte dell’aumento degli alunni esso è diminuito di oltre 2.000 unità. Un taglio di oltre il venti per cento. Di fronte a tutti questi numeri, la FLC alla fine dell’inchiesta chiede alla politica che si carichi sulle spalle l’emergenza della scuola italiana e che avvii un piano di investimenti tale da ribaltare il trend negativo degli ultimi anni.
La ricetta per invertire la rotta che porta alla demolizione della scuola statale risiede, secondo il Sindacato, in più risorse e più personale come garanzia di qualità e livelli di istruzione più alti.
(Fonte foto: Rete Internet)
SCUOLA, CULTURA E DINTORNI
http://www.ilmediano.it/apz/vs_cat.aspx?id=49




