La mappa della crisi nel Napoletano: un’ecatombe

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Dalla Fiat alla Marelli, dalla Montefibre alla Fincantieri, all’Ansaldo, all’Astir, ai Consorzi di bacino, alla grande distribuzione commerciale, all’elettronica. La mappa della crisi nel Napoletano è una valanga inarrestabile.

Ecco alcuni dei principali focolai del disagio sociale, delle difficoltà produttive e occupazionali.
Fiat Pomigliano. Ammontano a 1380 i cassintegrati del grande stabilimento automobilistico di Pomigliano finiti senza lavoro dal 2008. La produzione della nuova Panda, nonostante il primato nelle vendite, non riesce a superare le 150mila vetture all’anno. Cosa che garantisce impiego per circa 3000 addetti. Ma per saturare l’occupazione sarebbe necessario raggiungere e superare il tetto delle 230mila vetture. L’appello dei sindacati punta sull’introduzione di una nuova vettura in grado di imporsi nei mercati più ricchi.

Marelli Poggioreale. L’indotto Fiat versa in condizioni molto preoccupanti. La Marelli di Poggioreale, che un tempo produceva componenti in plastica e serbatoi per le Alfa Romeo prodotte fino al 2010 a Pomigliano, ora si ritrova con una piccola fornitura destinata al furgone Ducato realizzato nel grande impianto di Val di Sangro. Risultato: oltre 700 operai in cassa integrazione da quattro anni. Intanto è emersa la possibilità di ricollocare alcuni cassintegrati Marelli nel ” polo delle auto di lusso ” Adler di Airola, polo che lavora per la fornitura di componenti destinati alle Maserati.

Wcl di Nola. Il World classic logistic, il polo logistico realizzato dalla Fiat nell’area dell’Interporto di Nola, è inattivo da sempre, da quando è stato inaugurato, nel 2009. Qui 316 operai, trasferiti dalla Fiat di Pomigliano, aspettano invano di andare al lavoro. Sono in cassa integrazione a zero ore da quattro anni di seguito.

Ansaldo Napoli. I 1100 addetti dell’impianto di via Argine, specializzato nella produzione di treni e di sistemi elettronici ferroviari, sono in ambasce. La capogruppo Finmeccanica ha annunciato la vendita agli stranieri di pezzi strategici della grande azienda.

Simmi Acerra. La più grande azienda dell’indotto Ansaldo, ubicata ad Acerra, è fallita. Da gennaio i 230 addetti sono finiti nelle liste di mobilità: tutti licenziati.

Montefibre Acerra. Il 14 maggio prossimo i 300 addetti del grande impianto chimico di Acerra raggiungeranno il triste traguardo dei 10 anni di cassa integrazione. L’impianto, un tempo produttore di fili di nylon, è praticamente chiuso. Intanto gli addetti protestano per la mancata erogazione di 7 mensilità della cig.

Novatel Frattamaggiore. Nell’azienda di schede elettroniche sono stati revocati i licenziamenti. Accordo per la cig in deroga: coinvolti 90 dei 150 addetti.
Astir Napoli e provincia. 400 addetti della partecipata, ormai in procedura fallimentare, stanno facendo il diavolo a quattro per non perdere il posto. Il progetto della provincia di Napoli era di quelli ambiziosi: incentivare la raccolta differenziata e il risanamento ambientale: un flop.

Ipercoop di Afragola. E’ stato appena stipulato l’accordo con i sindacati: stipendi drasticamente ridotti, azzeramento degli scatti di anzianità e due anni di cassa integrazione in cambio della revoca di 250 licenziamenti.

Ex Carrefour di Casoria. C’è solo un impegno della Regione: la proroga, fino a giugno, della cassa in deroga per i 160 addetti. Ma la riapertura dello storico Euromercato resta un miraggio: il centro commerciale di via Circumvallazione è stato distrutto dai ladri e dai vandali.

Consorzi di bacino. E’ forse il bubbone occupazionale più preoccupante: 3000 addetti impiegati in Campania per la distribuzione comunale dei sacchetti della differenziata e per il controllo delle discariche pubbliche. Operai e impiegati che non percepiscono lo stipendio da 11 mesi e che pur di non perdere ogni speranza continuano a recarsi nei luoghi di lavoro.

Terme di Castellammare di Stabia. La nota struttura terapeutica, in fase di liquidazione, è chiusa da oltre un anno. In cassa integrazione si trovano 108 lavoratori fissi. Altri 92 addetti stagionali non usufruiscono degli ammortizzatori sociali: senza soldi e senza posto.

Fincantieri di Castellammare. Chiedono garanzie i 1500 lavoratori ( 700 dipendenti diretti, il resto nell’orbita degli appalti dell’indotto ). Restano forti incertezze sul fronte delle commesse pubbliche. Operai e sindacati preoccupati contro l’ ipotesi di privatizzazione del 40 per cento del gruppo.

Avis Castellammare di Stabia. In ballo c’è il prolungamento di altri dodici mesi della cassa integrazione per i dipendenti dello storico impianto di riparazione di treni e autobus. Ancora una chimera la riconversione dell’area.

Officine Torresi di Torre Annunziata. Nove aziende avrebbero dovuto rilevare i circa 150 manovali della cantieristica portuale. Ma ci sono difficoltà. Il piano di ricollocazione non è stato completato.
(Fonte foto: Rete internet)

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