Nel 2013 il Colosseo ha ospitato circa 5,6 milioni di visitatori, ma l’Italia continua a non voler credere nella Cultura e resta fanalino di coda per quanto riguarda gli investimenti nel settore.
Da decenni si parla della cultura come il petrolio dell’Italia, come una risorsa di cui il paese abbonda, ma che ancora stenta a sfruttare pienamente. Sempre più spesso, sempre più persone si chiedono come sia possibile che nella nazione dell’arte non si riesca a credere nelle possibilità di guadagno che il turismo culturale può offrire. Qualunquisti a parte, sono veramente pochi, anche nel settore, gli italiani davvero convinti che di arte si possa vivere.
Questa mentalità, figlia dell’assurdo e atavico rifiuto da parte dell’Italia, “culla della civiltà occidentale”, di investire nella scuola e nella cultura, si fa purtroppo scandalosamente palese di fronte a dati concreti che mostrano tutti i limiti di un paese ancora fortemente ignorante o forse semplicemente cocciuto. Uno studio dell’Eurostat ha recentemente dimostrato, infatti, che l’Italia risulta ultima in classifica per quanto riguarda gli investimenti nel settore culturale, con il solo 1,1% delle risorse pubbliche spese per finanziare la cultura, a fronte del 2,2% della media europea (VEDI).
Ciò che fa rabbia e addirittura imbarazza non è esclusivamente la convinzione, tutta italiana, che non sia redditizio finanziare iniziative, progetti e imprese culturali, ma anche e soprattutto il fatto che solo qui, proprio qui in Italia, non si riesca a capire quanto denaro possano fruttare il turismo, il teatro, il cinema, la moda, l’arte. Ciò che sconcerta è, ancora una volta, il lampante paradosso di una nazione che eccelle principalmente nel settore Cultura, ma che continua tenacemente e scioccamente a non investire su di essa.
L’annuncio del numero di visitatori raggiunto dal Colosseo lo scorso anno, che ha toccato la cifra di poco più di 5,6 milioni di persone (5.625.219 per l’esattezza), non aiuta certo a mandar giù la pillola (LEGGI). Ci si domanda, infatti, come sia possibile che il restauro dell’antico e celeberrimo anfiteatro sia stato considerato “una vera odissea”, come recitavano tempo fa molti articoli in proposito, lì dove in Inghilterra il sito di Stonehenge, con i suoi appena poco più di 1 milione di visitatori annui, ha reperito senza troppi problemi 32 milioni di euro per la costruzione di un museo sulla storia dei megaliti, di certo non indispensabile quanto un restauro architettonico (VIDEO).
È ovvio che in Italia bisogna ancora fare molto per inculcare anche qui, specie nelle menti obsolete di certi italiani, il concetto che la cultura è un settore dall’immense prospettive economiche. I 22 milioni di dollari incassati dal film “La grande bellezza” e i 3 milioni stimati per la vendita di un’opera di Maurizio Cattelan aiutano comunque a rendere l’idea. Perché non è possibile che nel paese più bello del mondo, dove l’arte è di casa, si continui a pensare che quello culturale sia un ambiente per pochi eletti, una scelta professionale difficile che solo i più temerari possono intraprendere. Sia chiaro: la cultura paga ed è giunta l’ora che anche l’Italia cominci a crederci.
(Fonte foto: Rete Internet)





