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La bocca dell’orgoglio partenopeo cucita dai “favori” e da uno stato assente

Ossequiare l’apparenza, contorcere il rispetto, vivere in città ideali. Kallipolis: un libro da leggere, utilizzabile per spezzare le catene ai polsi delle nuove generazioni incatenate dalla sfiducia.

Esistono alcune riflessioni, alcuni sprazzi di luce, che nel caos dei clacson, delle manifestazioni, degli omicidi, delle sirene spiegate, delle processioni, e di tanto altro, non vengono notati. Riflessioni, sprazzi di luce, intuizioni, contemplazioni che superano le descrizioni degli eventi e raggiungono l’obiettivo più ambito: il silenzio della consapevolezza. Un silenzio buono, ben lontano da quello dell’omertà, o quello del vittimismo, un silenzio fatto di conoscenza del problema, un silenzio con cui ognuno si fa carico della verità.

Kallipolis, un libro scritto da Giuseppe Porzio, è una di quelle esperienze che producono quel tipo di silenzio e di conoscenza. Ciò che negli ultimi tempi sta accadendo a Napoli e nei paesi circostanti è fatto di tanti rumori. Un chiasso che stona la quiete e che distoglie le energie dalla crescita. Un ragazzo di soli trent’anni che muore “per sbaglio”. Un prete impegnato contro le ecomafie che viene zittito dall’arroganza di chi sta al proprio posto solo per scrivere sui bigliettini da visita “Io sono sua Eccellenza il Prefetto”. Un giornalista di un telegiornale piemontese che vorrebbe somigliare a Totò facendo il simpatico, ma allo stesso tempo non riuscirebbe a sopportare la puzza del Principe della risata. Episodi di lotte tra clan, e ragazzi che gridano in piazza sventolando lauree che, purtroppo, possono utilizzare solo arrotolandole per formare megafoni di carta con cui gridare la propria indignazione.

Tutto questo e altro ancora invita tutti a una duplice riflessione: la prima, è che l’orgoglio partenopeo è tanto ma non è coadiuvato da chi gestisce l’economia e la politica di questo territorio, la seconda è che quest’orgoglio potrà portare ad un mutamento culturale se viene sorretto almeno da materiali di riflessione. Esattamente come fa Kallipolis. Lo scorso mercoledì, presso la libreria Feltrinelli di Piazza Garibaldi a Napoli, si è svolta la presentazione di questo libro, leggibile in poco tempo, ma che a lungo termine dedica al lettore la conoscenza di tante verità, accuratamente nascoste dalla mediocrità di molti intellettuali. Un testo prima di tutto ironico, sarcastico, in cui la realtà è fatta di consensi nei confronti di chi impone l’agire sociale, in cui la vita scorre tra favori e simbolismi; tutto raccontato in una storia avvincente ma senza retoriche.

Un romanzo, in cui sfilano signori da stimare, quei tipici uomini grassi della realtà con colletti bianchi che coprono macchie di sugo cucinato da chi lavora davvero. L’invito dell’autore del libro è chiaro ed è diretto soprattutto ai giovani: “State attenti all’apparenza, e prima di andare a votare cercate di conoscere in profondità il candidato a cui avete deciso di dare la fiducia”. Fiducia talvolta concessa a signori che parlano bene, apparentemente immacolati, dottorini dal volto pulito ma dal fazzoletto pronto a pulire le macchie di sugo. Un romanzo in cui s’intrecciano le verità nascoste, come il legame latente tra politico e camorrista o come le nostre abitudini malsane di accettare e chiedere favori. Un romanzo che apre gli occhi e che ci fa notare quanto noi stessi ci lasciamo viziare dalla criminalità, ci fa capire quanto è semplice il passaggio da cittadino a suddito.

Un romanzo figlio del legame tra due genitori importanti: Letteratura e informazione. Una lucida e appassionata descrizione dell’ordinario modo di agire che supera l’illegale e diventa abitudine. “Un romanzo che descrive come i diritti vengano sequestrati e trasformati in favori privatizzati” come ha descritto il dott. Nino Daniele. Chiedere quindi “o’favor” invece di pretendere un diritto, abituati ormai come siamo, a sottintendere “normale” la violenza privata che intimidisce coloro che hanno bisogno di aiuto. Il testo chiarisce inoltre, che quando la delinquenza organizzata acquisisce consensi, creando posti di lavoro, manipolando beni ambientali, allora diventa egemonia, diventa politica corrotta, diventa controllo totale economico e sociale delle attività di un territorio, in poche parole, diventa mafia.

Un testo che dimostra un’ovvietà, e come tutte le cose ovvie, è più difficile da definire: la camorra non riuscirebbe mai ad avere il consenso della gente se lo Stato lavorasse bene. Interessantissimo è stato l’intervento alla presentazione del libro, di Don Aniello Manganiello, prete antiracket, che ha spiegato:

“Se i funzionari dello Stato sono come quel Prefetto che ultimamente ha sgridato il parroco, allora siamo alla frutta. Questo libro ci ricorda quanto lo Stato sia assente, e quanto è rischioso vedere la camorra come unico benefattore possibile in assenza di altri sostegni. La gente non denuncia perché le istituzioni hanno perso credibilità. Istituzioni che hanno paura loro per prime, oppure collaborano attivamente con il crimine organizzato. Per cambiare le nostre città ci vuole il pugno di ferro, insieme con la tenacia e la presenza dello Stato, ci voglio anche lacrime e sangue se necessario. La stessa Chiesa, troppo spesso pensa alle feste patronali, al folklore, senza talvolta educare le coscienze”.

Formativo è stato l’intervento dell’autore Giuseppe Porzio che durante il confronto sul romanzo ha spiegato un episodio che chiarisce i concetti su cui soffermarci: “Spesso, quando richiediamo una carta d’identità, un semplice documento, o una modulistica per partecipare ad una gara d’appalto, scopriamo che i sistemi burocratici ci mettono giorni. In questi casi, il primo pensiero che facciamo è: a chi conosciamo? A chi possiamo chiedere o’favor? Talvolta quel gancio giusto c’è, e allora accade che il documento, la pratica o il modulo arrivi dopo poche ore. Se lo stato intervenisse non esisterebbe questo tipo di sistema, non esisterebbe questo tacito consenso”.

Kallipolis è un romanzo interessante, che tiene viva l’attenzione del lettore. É uno di quei libri che fa scorrere una lettura veloce, in attesa di scoprire come prosegue la questione nel capitolo successivo. Kallipolis, è soprattutto uno di quei libri che non dovrebbe limitarsi a essere apprezzato dalla critica, che già conosce, o crede di conoscere, come funzionano realmente le cose nei nostri paesi, piuttosto è un libro che dovrebbero leggere i ragazzi, avendo la qualità di essere un testo accattivante anche per i giovani.

Un racconto a tratti divertente, che attraverso l’ironia e la smitizzazione del mito del camorrista invincibile, aiuta a far capire ai giovani quanto in realtà il camorrista è ridicolo, talvolta grottesco signorotto di paese, talvolta politico impegnato. Talvolta, creato da noi stessi.

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