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Fiat, la guerra delle petizioni

Una petizione dei sindacati del sì a Marchionne contro il ritorno in fabbrica della Fiom. Una contro petizione della Fiom per il rientro di tutti i lavoratori. Lo scontro continua.

Oggi a Pomigliano la catena di montaggio della nuova Panda si fermerà, per la terza volta in tre mesi. Lo stop è di due settimane, fino al 6 novembre: riposo forzato, in cassa integrazione ordinaria, per 2143 dipendenti. Sullo sfondo di questa situazione si stagliano la paura dei licenziamenti, le divisioni sindacali, la crisi strutturale. Intanto nello stabilimento automobilistico la petizione anti Fiom prosegue.

Finora la raccolta di firme, finalizzata a bloccare il rientro in fabbrica, appena stabilito dalla magistratura, dei 145 operai iscritti ai metalmeccanici della Cgil, è stata firmata da 1600 operai e 200 tra impiegati e quadri della newco Fip di Pomigliano, la società, slegata dal contratto nazionale di categoria, creata due anni fa dall’amministratore delegato Sergio Marchionne. Ma l’iniziativa si è allargata. Ora sta coinvolgendo anche le circa 700 tute blu attualmente al lavoro nell’impianto ma ancora alle dipendenze della vecchia impresa, la Fiat Giambattista Vico, la cui dismissione è prevista per il prossimo luglio. Non è finita: la raccolta di firme è stata avviata anche tra i cassintegrati di Fiat GB Vico, 1500 addetti, molti dei quali sono a casa da due anni di fila.

Il testo della petizione che circola tra i lavoratori in fabbrica punta sulla necessità di impedire “il ritorno al lavoro dei cassintegrati iscritti alla Fiom per evitare il licenziamento degli operai Fip in questo momento in attività”. Non si conosce ancora quale sia il testo destinato alla sottoscrizione dei cassintegrati. “E’ quasi lo stesso di quello firmato dai lavoratori in fabbrica – risponde Giuseppe Terracciano, segretario regionale della Fim-Cisl – si riferisce a coloro che vogliono andare a lavorare e che però sono bloccati dalle sentenze della magistratura”. Resta il mistero sull’utilizzo della petizione.

“E’ un modo – aggiunge Terracciano – per riflettere sulle conseguenze della sentenza della corte d’Appello di Roma, una sentenza di parte, che non aiuta perché gli accordi sono l’unica strada per tutelare i lavoratori. Comunque – avverte Terracciano – se la Fiom si ferma e dice che ha vinto ma non farà entrare in fabbrica i suoi iscritti, lo apprezzeremo”. Lotte e contrasti che però non possono fermare il conto alla rovescia per i 2200 lavoratori in regime di cassa integrazione per cessazione di attività. Cig che scadrà il 13 luglio.

“Avremo un quadro chiaro di questa situazione a gennaio o febbraio – aggiunge Terracciano – il problema è che c’è un impoverimento complessivo della società e quando si ferma il ceto medio si ferma tutto, ma per quanto riguarda Pomigliano non possiamo pensare a un’economia di disoccupati: il governo si deve interrogare su questo”. Nel frattempo la Fiom non resta a guardare e lancia la sua ennesima controffensiva. Mercoledì mattina, a Pomigliano, nel centro sociale Borsellino-Atria, i metalmeccanici della Cgil daranno il via allo loro “contro petizione”. Ne spiega il significato Franco Percuoco, attivista sindacale:

“Noi abbiamo intenzione di raccogliere le firme dei lavoratori, in attività o cassintegrati, per chiedere all’azienda di richiamare tutti in Fip e per poi di gestire la crisi con i contratti di solidarietà e con strumenti che consentano un’equa rotazione. Questo perché, a differenza della petizione che ha prodotto la Fiat insieme agli altri sindacati, vogliamo evitare la contrapposizione tra i lavoratori, una guerra tra poveri destabilizzante”. Domani intanto Marchionne parlerà agli azionisti. In Italia si attende che l’amministratore delegato dia dei segnali concreti sul fronte dei nuovi investimenti. Ma c’è anche chi ipotizza imminenti notizie molto negative. Dopodomani poi il manager Fiat incontrerà i sindacati firmatari Fim, Uilm, Fismic e Ugl e i segretari di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti.

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