Il presidente della Commissione di controllo dell’ecomafia e dei siti inquinati chiede al sindaco di Acerra l’interdizione di un’area alle attività agricole ed il blocco della commercializzazione di frutta e ortaggi: “Troppo inquinate alcune zone”.
Terra dei Fuochi, la Regione: “Dati allarmanti dell’Arpac: bloccare le attività agricole nel bosco di Calabricito, ad Acerra”. Antonio Amato, presidente della III Commissione regionale speciale “per il controllo delle ecomafie, delle bonifiche ambientali e dei siti di smaltimento dei rifiuti”, attraverso un avviso della commissione, ha sollecitato il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, a procedere “all’immediata interdizione delle attività di coltivazione agricola delle aree contaminate di località Calabricito, aree già individuate in una relazione dell’Arpac”.
L’avviso è stato trasmesso per conoscenza alla procura di Nola, ai carabinieri e all’assessorato regionale all’agricoltura. “E in caso di avvenuta coltivazione di questi spazi – aggiunge Amato – il sindaco deve impedire la raccolta e la conseguente commercializzazione dei prodotti ”. Il bosco di Calabricito è un appezzamento enorme, lussureggiante e intensamente coltivato a ortaggi. Campi fertilissimi per una superficie complessiva di quasi 6 chilometri quadrati. Qui l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, con un preciso rapporto risalente al 2008, ha rilevato la presenza di oltre 50 siti gravemente inquinati. Sempre qui vige dal 2005 il divieto di utilizzo dell’acqua di falda a scopo irriguo. Divieto ignorato da sempre.
Dati che sono poi stati confermati dagli stessi responsabili dell’Arpac l’estate scorsa, in sede di audizione presso la commissione ecomafia e la commissione anticamorra (presidente Gianfranco Valiante), riunite in sessione congiunta. Analisi che si commentano da sole: in alcuni punti, cioè sul lato orientale della discarica abusiva più ampia della zona, perimetrata con un muro di cemento, sono stati rilevati nel terreno livelli di diossina 3299 volte superiori ai limiti consigliati dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, e imposti dalla legge nazionale numero 152 del 2006, il Codice dell’ambiente.
“Per i metalli pesanti, come cadmio, piombo e mercurio, i valori riscontrati nel terreno sono in certi casi anche mille volte superiori ai limiti”, la testimonianza di un tecnico dell’Agenzia registrato in audizione regionale. Dunque, gli organi di controllo della Regione chiedono lo stop alle coltivazioni nell’area nordorientale del Napoletano, al confine con San Felice a Cancello e Maddaloni, il vicino paese del Casertano dove proprio l’altro ieri i carabinieri hanno sequestrato il mostro di cava Monti. Ma nel caso di Acerra è la prima volta che l’organo di controllo preposto solleciti un provvedimento del genere.
“Questo di Acerra è un caso particolare – spiega il presidente Amato – abbiamo visto le analisi dell’Arpac: il terreno non è idoneo alla coltivazione”. Analisi del 2008 confermate otto mesi fa. Secondo gli esperti livelli così alti di diossine e metalli pesanti non possono estinguersi da un anno all’altro. Sostanze del genere, senza bonifiche adeguate, sono destinate a rimanere per secoli mescolate ai terreni, intruppate nella falda. Intanto lancia un altro allarme Alessandro Cannavacciuolo, giovane e coraggioso ambientalista della zona, figlio dei pastori di Acerra le cui greggi furono sterminate dalla diossina. “Nel bosco di Calabricito – dice – proprio dove c’è il campo più intriso di diossina il Comune organizza visite guidate a cui finora hanno partecipato molti bambini”.
Intanto dal Comune di Acerra nessun segnale. Il sindaco Lettieri risulta irraggiungibile, lo confermano dal suo ufficio stampa. Finora i dati su Calabricito esibiti dalla municipalità locale riguardano le analisi su alcuni campioni di cavolfiore, effettuate dal laboratorio dell’Asl Napoli 2 nord. Analisi fatte per soli due metalli pesanti, il cadmio e il piombo, e che hanno dato risultati negativi: concentrazioni ben al di sotto della norma. “Non c’è mai certezza nei controlli ma noi invece la pretendiamo”, lamenta Paolo Petrella, esponente di Ari.Amo, l’associazione che raccoglie le 50 aziende agricole più rappresentative dell’agro acerrano.
“Noi – conclude il presidente Amato – non dobbiamo fare dell’allarmismo ma per dare tranquillità ai cittadini è necessario essere rigorosi, e sempre sulla base di precise documentazioni”.



