La Prolusione del Cardinale Bagnasco

Il presidente della Cei durante la sua prolusione ha toccato diversi argomenti: dal terrorismo alla “colonizzazione ideologica”, dall’elezione del nuovo capo del Governo italiano alla crisi economica.

Come sempre puntuale e profonda la Prolusione del Card. Bagnasco al recente Consiglio permanente della CEI. E, parlando dell’Italia così si è espresso:

“Dobbiamo ora allargare brevemente lo sguardo oltre l’Italia, poichè quanto accade sul fronte del terrorismo e dell’intolleranza ci interpella tutti con grande serietà e con qualche preoccupazione. Non è una preoccupazione cupa e senza speranza, nè, tanto meno, di carattere personale, ma è la doverosa presa d’atto di quanto sta accadendo lontano o vicino a noi, e va a toccare in modo barbaro persone e Nazioni, con l’evidente intento di seminare insicurezza, terrore e soggezione psicologica e culturale. Parliamo del fondamentalismo islamico, nelle forme di sempre e nelle recenti raccapriccianti aberrazioni.

C’è, infatti, un elemento inedito di tale barbarie: è la violenza esibita, la crudeltà sfacciata, il parossismo angosciato. Sì angosciato, perchè tali raffinate manifestazioni di crudeltà, se da una parte vogliono ostentare spregio e sicurezza per spargere terrore, dall’altra esprimono paura e angoscia. È il panico che nasce dalla consapevolezza di essere perdenti di fronte all’incalzare della storia. Non dico che il cammino della storia porti sempre acqua limpida alla sete dell’umanità, ma esso non si può fermare.

Mi permetto di riprendere una considerazione espressa tempo fa: di fronte al fenomeno dell’autoproclamato Stato Islamico e al numero di coloro che lasciano l’Europa per sposare il fanatismo omicida, l’Occidente dovrebbe fare un serio esame di coscienza e chiedersi il perchè di questo arruolamento violento e suicida. Perchè? Una ragione è che un certo islamismo fondamentalista riempie il vuoto nichilista dell’Occidente. L’anima di un uomo, come di un popolo e di uno Stato, non si può riempiere di dubbi e di cose materiali: queste sono necessarie, ma non danno senso alla vita. Il senso si trova su un piano diverso, qualitativo.

Il mondo occidentale ha svuotato la coscienza collettiva di valori spirituali e morali soffocandola di cose, ma non di bene, di verità e di bellezza. È triste pensare che il bagaglio turpe e brutale del fondamentalismo possa incendiare non pochi animi, possa scuoterli dal torpore e dalla noia di una società sempre più liquida, fino a uccidere e a perdere la propria umanità”.

Il Cardinale Presidente ha poi toccato un altro argomento, a lui molto caro (“la colonizzazione ideologica”) così dicendo: “Nel suo viaggio apostolico il Santo Padre ha spiegato in modo incisivo la sua denuncia della colonizzazione ideologica. Questa si ha quando gli imperi colonizzatori impongono delle condizioni cercando di far perdere ai popoli la loro identità Ogni colonizzazione ideologica si serve dei bisogni di un popolo per imporre, uniformare e sfruttare”.

Parlando, inoltre del nostro Paese, così ha detto: “Il nostro sguardo ora si rivolge alla nostra amata Nazione. L’attende un passaggio decisivo, l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Mentre al Presidente Giorgio Napolitano esprimiamo sincera gratitudine e il più cordiale augurio di bene, preghiamo il Signore della storia perchè il Parlamento, nel rispetto dei dovuti passaggi, riesca, in tempi brevi, ad esprimere la persona che possa rappresentare con dignità riconosciuta e operosità provata il popolo e la Nazione.

La crisi economica perdura anche se, in sede europea, vi sono segnali giudicati positivi e promettenti. Condividiamo le speranze di tutti, ma noi vediamo che la lama del disagio continua a tormentare moltissime famiglie che non arrivano da tempo alla fine del mese; anziani che attendono le loro magre pensioni mangiando pane e solitudine; giovani che hanno paura per il loro futuro incerto, e che bussano – non di rado sfiduciati – alle porte del lavoro; adulti che il lavoro lo hanno perso e che hanno famiglia da mantenere e impegni da onorare. Su tutto si staglia l’urgenza che, più di tutte, s’impone: il lavoro e l’occupazione.

Con rispetto e forte convinzione, consapevoli del nostro dovere di Pastori, chiediamo ai responsabili della cosa pubblica di pensare a questo prima di ogni altra cosa, che – pur necessaria o opportuna – è sentita dalla gente come lontana dai suoi problemi quotidiani.Il Paese non deve cedere alla sfiducia. Il popolo degli onesti – che è un grande popolo – non deve lasciarsi demoralizzare. Mai! Neppure dai cattivi esempi di malaffare e di corruzione”.

Ancora una volta, tutti, credenti e non, abbiamo di che meditare.

(Fonte foto: Rete Internet)

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La prolusione del Cardinale Bagnasco

Diversi i punti affrontati dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei: da uno sguardo alla situazione internazionale all’imminente Sinodo sulla famiglia ad un’analisi del momento sociale vissuto dal Paese.

Il 22 settembre scorso si è tenuto a Roma il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana con la Prolusione del cardinale Bagnasco.

Il Presidente della CEI, dopo aver evidenziato la testimonianza nel martirio delle tre delle tre Suore saveriane in Burundi, ha parlato delle tensioni e dei conflitti contro i cristiani e il mondo occidentale, in un crescendo di violenza che mescola e confonde politica, cultura, civiltà e religione. "Un altro fenomeno – ha continuato Bagnasco – che non può non interrogare, è l’oscura seduzione che il fanatismo terroristico sembra esercitare nel vecchio mondo”. Dall’Iraq alla Siria, dalla Libia alla Terra Santa, dall’Ucraina alla Nigeria e ad altri Paesi dell’Africa, si sono aperte forme gravi di conflitto e sopraffazione.

Le varie figure di ribelli, mercenari, terroristi, qua e là si mescolano e si confondono in plotoni di morte, pilotati da entità-ombra, ciecamente obbedienti ad un’unica parola d’ordine: seminare strage e distruzione, terrore e orrore. In non poche aree è esplicito anche l’inaccettabile progetto di cancellare la presenza cristiana. “La guerra è una follia” e l’aggressore bisogna fermarlo con i mezzi che la comunità internazionale valuta più necessari ha detto il Santo Padre al Sacrario di Redipuglia per commemorare l’inizio del centenario della Prima Guerra Mondiale (13.9.2014). Ma il nostro mondo dovrebbe fare anche un serio esame di coscienza sul vuoto spirituale che ha provocato e che alimenta. La coscienza, infatti, è il punto di forza di ogni uomo e di ogni popolo, e svuotare la coscienza – come si sta facendo – è un crimine incalcolabile contro l’umanità”.

Il cardinale è passato, poi, come sempre, a toccare i problemi vivi del nostro Paese. Così ha detto: “Una parola la dobbiamo dire sul momento sociale che viviamo. È, come sempre, una parola rispettosa che fa eco a quella moltitudine di voci e di cuori che con noi hanno la bontà di confidarsi. Fa eco alle innumerevoli porte aperte delle comunità cristiane, caritas, centri di ascolto, mense e dormitori, punti di ricupero da dipendenze vecchie e nuove, spazi di integrazione e di formazione per grandi e piccoli, cittadini italiani e immigrati che, come ondate di disperazione, per vivere affrontano anche il rischio di morire.

Si legge che in questo anno 2014 – nonostante le coraggiose operazioni in atto – sono morti nel Mediterraneo 1800 migranti! Torniamo a chiederci, dov’è l’Europa? Come diceva il Santo Padre, dobbiamo dichiararla tristemente una “non-Europa”? Non vorremmo mai questo; vogliamo vedere l’Europa casa dei popoli e delle Nazioni. Casa, non “albergo” dove i più ricchi e potenti possono meglio alloggiare; casa rispettosa delle storie diverse, mano che accompagna, non che schiaccia arrogante e matrigna. L’Europa ha un’origine cristiana: il Vangelo ha fatto sintesi di ogni contributo ed ha ispirato una cultura umanistica ammirevole, patrimonio di cui ha bisogno l’intera umanità che, nonostante tutto, guarda ancora all’Europa con speranza.

Prove di tale accoglienza si sono moltiplicate in questa difficile crisi migratoria in tante diocesi, parrocchie, congregazioni religiose, associazioni di volontariato e cooperative lungo tutto il nostro Paese. Anche questa vicenda di ospitalità prova che la Chiesa è “esperta” di umanità, come affermava Paolo VI nella sua storica visita all’ONU. Tornando al nostro amato Paese, le notizie parlano ancora di recessione, della necessità di tempo, di riforme strutturali, di più ampie partecipazioni imprenditoriali, di investimenti, di visione industriale, di reti solide affinché i piccoli possano trattare con i grandi, di ricerca e continua innovazione per non essere imitati e penetrare mercati nuovi.

Come Pastori dobbiamo testimoniare che serpeggia una depressione spirituale che non solo fa soffrire chi ha perso il lavoro o i giovani che non l’hanno ancora trovato, ma che debilita le forze interiori e oscura il futuro. Fino a quando? Chiediamo a tutti i responsabili della cosa pubblica, a coloro che hanno risorse finanziarie o capacità imprenditoriali, di fare rete “super partes” poiché la gente è stremata e non può attendere oltre. Il disagio, lo si sa, più perdura e più lascia il segno negli animi, fissa abitudini non sempre positive, è brodo di coltura non del meglio.

L’occupazione difficile e il fisco predatorio, la burocrazia asfissiante e la paura diffusa di fare passi sbagliati, tutto concorre a non creare lavoro nei vari settori del pubblico e del privato, non stimola l’inventiva, non trattiene i giovani nel Paese. Questi, come emigranti forzati, forti della loro intelligenza e preparazione, tentano la fortuna altrove”.
Ancora una volta un appello ai nostri governanti: fate presto. La gente non ce la fa più. Soprattutto i nostri giovani. E la Chiesa continua a fare la sua parte.
(Fonte foto: Rete Internet)

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La Prolusione del cardinale Bagnasco

Aumento della povertà, lavoro, disoccupazione: i temi trattati dal cardinale Bagnasco nel corso dell’ultimo Consiglio Permanente della Cei.

Nell’ultimo Consiglio Permanente della Cei, il Presidente dei vescovi italiani, come sempre, ha affrontato i veri problemi, oltre che della Chiesa, anche del nostro Paese. E, pensando ai tanti che vengono nelle nostre parrocchie, nel suo intervento il Cardinale ha evidenziato il “rapido e preoccupante aumento” della povertà, a fronte del quale gli sforzi delle comunità parrocchiali e dei Centri di ascolto si sono moltiplicati:

“Le iniziative sono in quattro anni raddoppiate registrando un aumento impressionante di italiani che bussano alla porta, così come di gruppi sociali che fino ad oggi erano estranei al disagio sociale”. “Bisogna andare – ha detto, ancora – contro la corrente di un individualismo scellerato che, applicato ai vari campi dell’esistenza privata e pubblica, porta a camminare sulla pelle dei poveri, a non aver tempo di fermarsi accanto alle moltitudini ferite sulla via di Gerico”.

E, denunciando una certa visione iperindividualista, il Cardinale Presidente ha continuato dicendo che essa è “all’origine dei mali del mondo, tanto all’interno delle famiglie quanto nell’economia, nella finanza e nella politica. Ormai, sono passati più di sei anni dall’inizio della grave crisi economica, che chiede un prezzo altissimo al lavoro e all’occupazione. In modo speciale, si riversa come una tempesta impietosa sui giovani che restano, come una moltitudine, fuori della porta del lavoro che dà dignità e futuro. Senza dimenticare quanti – non più in giovane età – hanno perso il lavoro e spesso si trovano esclusi da ogni circuito lavorativo e con la famiglia sulle spalle. Come su un binario parallelo e virtuoso, è necessario incentivare i consumi senza ritornare nella logica perversa del consumismo che divora il consumatore.

Ma è altresì indispensabile sostenere in modo incisivo chi crea lavoro e occupazione in Italia, semplificando anche le inutili e dannose burocrazie. Se non si velocizzano i processi e non si incentiva, si scoraggia ogni intrapresa vecchia e nuova. Bisogna ripensare e rimodulare anche la concezione del lavoro: il vecchio schema di dura contrapposizione è superato e rischia di danneggiare i più deboli. È necessario promuovere sempre più una mentalità partecipativa e collaborativa dentro ai luoghi di lavoro, una visione per cui i diversi ruoli sono distinti ma non separati, perché tenuti insieme da un comune senso di appartenenza e di responsabilità verso il proprio lavoro, la famiglia, l’azienda, la società e il Paese.

Con la responsabilità accorata di Pastori, auspichiamo che il nuovo Governo – con la partecipazione convinta e responsabile del Parlamento – riesca a incidere su sprechi e macchinosità istituzionali e burocratiche, ma soprattutto a mettere in movimento la crescita e lo sviluppo, in modo che l’economia e il lavoro creino non solo profitto, ma occupazione reale in Italia”.

Tutti ci auguriamo che questo Governo mantenga le tante promesse fatte. Il Presidente del Consiglio dei ministri (insieme ai “suoi” ministri) ricordi che ormai la gente non crede più alle quotidiane “campagne elettorali”. Vuole vedere solo i fatti. E con urgenza.
(Fonte foto: Rete Internet)

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La Prolusione del cardinale Bagnasco

La prolusione del cardinale UL’intervento del cardinale è stato attuale e profondo ed ha messo al centro il tema dell’individualismo nella cultura.

Lunedì 23 Settembre il card. Bagnasco ha aperto i lavori del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. La sua Prolusione è stata, come sempre, attuale, profonda e, questa volta, abbastanza sintetica.

Dopo aver affrontato, nell’introduzione, alcuni problemi di tipo puramente ecclesiale, il cardinale ha parlato di un problema che si fa sempre più stringente oggi: “L’individualismo nella cultura”. E così ha detto: “In mezzo ad un fermento di istanze positive, gioie e preoccupazioni – che ben conosciamo vivendo in mezzo alla gente – sentiamo il dovere di ricordare una radice avvelenata che non sempre è presa nella debita considerazione: il virus dell’individualismo. Il suolo umano, infatti, si sta impoverendo e si svuota di relazioni, legami, responsabilità, divenendo così friabile e inconsistente. Al punto che l’uomo stesso, su questo terreno, finisce per diventare “di sabbia”, una figura fluida con una pesante sensazione di stanchezza.

È schiacciato dall’urgenza di farsi da sé in una competizione continua e lo Stato, sul piano giuridico, si trasforma in una sorta di nobile notaio dei desideri, delle istanze e forse delle pretese dei singoli. Il grande sogno dell’individualismo, che ha segnato l’uomo moderno, lo ha condotto nella post-modernità ad una imbarazzante scoperta: il sogno non ha tenuto! Ed egli si trova tristemente solo in un terreno fatto da una moltitudine di punti-io. Tutto ciò – come ben sappiamo – contraddice l’esperienza universale, per cui la prima esperienza della persona è l’esperienza del “tu” e quindi del “noi”. Questa viene prima dell’io o per lo meno l’accompagna. Quando i rapporti si allentano, e l’io si insedia fino ad avere il primato esclusivo, gli altri non sono più percepiti come prossimo ma come estranei, alieni e potenziali avversari: è il nucleo di ogni follia”.

E’ passato, poi, a riflettere sullo “Scenario internazionale”, affermando che “la cifra dell’individualismo avvelena anche gruppi e popoli. Ciò è visibile sullo scenario internazionale con aperte e continue forme di discriminazione e di intolleranza. In troppe parti del mondo la violenza, specialmente contro i cristiani, non solo continua ma addirittura sembra intensificarsi”. Un altro tema, sempre ricorrente nelle Prolusioni di Bagnasco, è stato “Il Paese”. E così ha sostenuto, raccogliendo la voce della gente:

“Non ci si può illudere che tutto sia nuovamente a portata di mano come prima: grande impegno viene profuso dai responsabili della cosa pubblica, ma i proclamati segnali di ripresa non sembrano dare, finora, frutti concreti sul piano dell’occupazione che è il primo, urgentissimo obiettivo. Ogni passo è benvenuto, ma l’ora esige una sempre più intensa e stabile concentrazione di energie, di collaborazioni, di sforzi congiunti senza distrazioni, notte e giorno. Ogni atto irresponsabile – da qualunque parte provenga – passerà al giudizio della storia. Concentrazione che porti risultati sensibili per chi vive l’ansia del lavoro. Insieme si può! E si deve!

Gli osservatori dicono che l’attuale indice di disoccupazione giovanile raggiunge il 37,3%, e tutti sappiamo che, senza opportunità, i giovani sono costretti a farsi emigranti, impoverendo giocoforza il Paese di giovinezza e di competenze. Per non dire di quanti vivono nella paura di perdere il posto di lavoro a breve. Come proprio ieri a Cagliari ha detto il Santo Padre, è “una sofferenza – la mancanza di lavoro – che ti porta – scusatemi se sono un po’ forte, ma dico la verità – a sentirti senza dignità! Dove non c’è lavoro, manca la dignità” (Incontro con il mondo del lavoro a Cagliari, 22.09.2013)”.

A me sembra proprio che il tema del lavoro sia, ancora una volta, centrale nella vita delle persone. I nostri politici devono assolutamente accogliere questo grido di dolore. Tutti i loro sforzi (almeno di alcuni) non possono, in nessun caso, andare nella direzione di salvare una persona, per affondare gli altri o l’intero Paese. Meglio sacrificare una sola persona (che tra l’altro dalla sua discesa in campo in politica ha tratto solo giovamento per le sue aziende e la sua famiglia!) piuttosto che mandare all’aria progetti di sviluppo, di lavoro, di condivisione vera dei problemi reali della gente. Ormai il Paese non può più aspettare. E’ tempo di agire per il bene comune e non solo di qualcuno o di alcuni.
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La Prolusione del Cardinale Bagnasco

In occasione del la 65^ Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana il Cardinale Bagnasco ha affrontato anche i problemi attuali, sul piano sociale e politico, del nostro Paese.

Si sta concludendo a Roma la 65^ Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (20 – 24 maggio 2013). Tra le tantissime tematiche interne alla Chiesa, come sempre, il Card. Bagnasco, ha affrontato anche i problemi attuali, sul piano sociale e politico, del nostro Paese. E, tra l’altro, ha affermato che “il bene comune, che la buona politica deve avere come valore superiore, pretende la capacità di anteporre all’interesse personale o di parte il bene generale, cioè il bene del Paese”.

Sfiorando, poi, il tema importante del “potere”, così si è espresso: “Se esso sguscia dal valore del servizio, allora diventa fine a se stesso e si deforma nei suoi volti peggiori. È dunque necessario coltivare il senso e il gusto del vero, specialmente nelle giovani generazioni, che di solito sono più libere rispetto a ideologie, schemi ingessati e interessi individuali”. A questo punto il cardinale Bagnasco, riferendosi all’attuale clima politico, così ha ribadito: “Quando la naturale logica del confronto e della dialettica sale nei toni e nelle parole, quando non arriva mai a conclusioni condivise ma si impunta avvolgendosi su se stessa, quando si cristallizza diventando costume, allora si rischia la patologia che paralizza il vivere sociale. Ci si chiede a volte se contano di più la verità e il bene, oppure il pretendere di avere ragione, o meglio l’affermazione del proprio io e della propria immagine. Se così fosse, ci sarebbe da interrogarsi sulla propria consistenza interiore”.

Ha invitato, poi, tutti ad un serio esame di coscienza davanti alle “vicende che hanno segnato il nostro Paese sul piano politico e istituzionale”. Passando in rassegna, inoltre, la mole e la complessità dei problemi che assillano oggi famiglie, giovani e anziani, ha affermato con forza: “Dopo il responso delle urne, i cittadini hanno il diritto che quanti sono stati investiti di responsabilità e onore per servire il Paese, pensino al Paese senza distrazioni, tattiche o strategiche che siano. Pensare alla gente: questa è l’unica cosa seria. Pensarci con grandissimo senso di responsabilità, senza populismi inconcludenti e dannosi, mettendo sul tavolo ognuno le migliori risorse di intelletto, di competenza e di cuore”. “L’ora è talmente urgente che qualunque intoppo o impuntatura, da qualunque parte provenga, resteranno scritti nella storia”.

Concludendo questa parte “sociale” del suo discorso, ha messo in risalto le preoccupazioni dei Pastori, dicendo: “Noi Vescovi, a contatto con la gente, abbiamo il dovere di dare voce alle preoccupazioni crescenti e al disagio sociale diffuso, alla moltitudine di giovani che non trovano lavoro, a quanti – anche avanti negli anni ma senza possibilità di pensione – l’hanno perso, a quanti sono in ambascia per l’incertezza del domani, a coloro che oggi sono scesi al livello della povertà e a volte dell’angoscia. Sicuramente, diverse sono le cose importanti da fare per il bene comune, e nessuna di queste è contro le altre, anzi, tutte si richiamano e si sostengono più o meno direttamente. Ma c’è da chiedersi: qual è la lama più dolorosa nella carne della gente?

Quella che chiede interventi immediati ed efficaci perché ogni giorno è in gioco il giorno dopo? Il lavoro – diceva recentemente il Santo Padre – è un elemento fondamentale per la dignità di una persona. Il lavoro, per usare un’immagine, ci ‘unge’ di dignità, ci riempie di dignità; ci rende simili a Dio che ha lavorato e lavora, agisce sempre; dà la capacità di mantenere se stessi, la propria famiglia, di contribuire alla crescita della Nazione”.

Il lavoro. Ancora una volta la centralità del discorso di Bagnasco ha fatto riferimento alla dignità del lavoro. “La disoccupazione è l’incubo del nostro tempo” – così si è espresso il nostro Presidente del Consiglio – intervenuto a Bruxelles, dicendosi molto soddisfatto del fatto che il prossimo consiglio europeo avrà come tema principale la lotta alla disoccupazione giovanile. A luglio, infatti, i ministri del Lavoro della Ue si riuniranno a Berlino per un consiglio straordinario focalizzato sulle migliori misure per creare occupazione giovanile. Il nostro auspicio è che si passi finalmente dai pronunciamenti, dalle promesse, dai convegni, dalle statistiche, ai fatti. Non se ne può più.
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La Prolusione del cardinale Bagnasco

Nel Consiglio permanente di gennaio il porporato ha affermato che per l’Italia è il momento del rilancio ed invita i politici a “sfidare i propri vizi storici”, a non esibire il “professionismo solo nelle fasi elettorali”.

Per l’Italia, «scongiurato il baratro, è il momento decisivo e irrimandabile del rilancio». E il rilancio deve basarsi su «un progetto di bene comune» che si basi sulla «inviolabilità della vita», sulla promozione della famiglia autentica e su comportamenti virtuosi da parte di tutti. Il cardinale Angelo Bagnasco li ha indicati chiaramente nella prolusione con cui lunedì pomeriggio ha aperto il Consiglio permanente di gennaio.

Le sue parole, perciò, possono essere assunte anche come punti fondamentali di un percorso che mira ad evitare il rischio di cadere «fatalmente in balia di pressioni o interessi contrastanti, dove sarà ascoltato ed esaudito chi fa la voce del più forte». «Nella crisi il popolo italiano ha dato prova di tenuta e di speranza», ha notato il porporato. Ora bisogna voltare pagina. Prima di tutto c’è il «dovere irrevocabile» di «partecipare» al voto. Ai cittadini Bagnasco ha ricordato, ancora una volta, che «la diserzione delle urne è un segnale di cortissimo respiro» e che «cedere alla delusione» o alla «ritorsione non sarebbe saggio e, soprattutto, sarebbe dannoso per la democrazia».

Ma naturalmente il presidente della Cei si è rivolto anche ai politici, invitandoli a «sfidare i propri vizi storici», a non esibire il «professionismo solo nelle fasi elettorali» e a incrementare la lotta all’evasione fiscale, per far abbassare le tasse. «La Chiesa – ha detto – non può e non deve entrare direttamente nella battaglia politica», ma ai candidati ha chiesto «parole chiare circa le proprie personali intenzioni» e ai partiti e agli schieramenti «l’impegno su programmi espliciti, non infarciti di ambiguità lessicali e tattiche». Il Paese, ha aggiunto Bagnasco, «è stanco di populismi e reticenze», vuole che non vadano perduti «i sacrifici compiuti» e che anzi essi costituiscano «l’intelaiatura di una ripresa concreta, equa, diffusa». In altri termini, ha sottolineato il cardinale, «la gente vuole che la politica cessi di essere una via indecorosa per l’arricchimento personale».

Vita, libertà di coscienza e di educazione, famiglia, giustizia uguale per tutti, pace: questi sono «principi basilari» perché hanno «un fondamento, oltre che nella ragione, nella nostra stessa Costituzione». Per Bagnasco, «i valori sociali stanno in piedi se a monte c’è il rispetto della dignità inviolabile della persona». Il cardinale, inoltre, ha declinato alla luce dell’antropologia cristiana anche i temi dell’attualità economica. Il lavoro, ad esempio. «La disoccupazione giovanile è una sorta di epidemia che non trova argini, mentre ci si chiede se le iniziative legislative che si sono finora succedute abbiano determinato sollievo o aggravamento». E infatti, «non può essere il capitale umano quello che per primo viene messo in discussione quando un’industria è in sofferenza».

Per questo il presidente della Cei ha invitato a parlare anche di bioeconomia. «Senza il primato antropologico non solo la finanza e l’economia sarebbero oppressive perché ridurrebbero la persone in termini di costi e ricavi, ma anche lo stato sociale nascerebbe su basi anguste e riduttive». E a proposito del welfare, Bagnasco ha, poi, esortato a varare una sanità senza «imbrogli, maneggi e astuzie», ma anche lontana da «logiche irrazionalmente pretenziose e talora esclusivamente campanilistiche». Mentre per quanto concerne il problemi del sud, ha ribadito che contro la mafia («i cui tentacoli si allargano all’intero Paese») bisogna «vigilare, resistere, incoraggiare, denunciare, bonificare e recuperare».

Infine ha detto che, per quanto riguarda la missione della Chiesa, esiste per essa un unico verbo: «Non è vero che a noi interessa far politica, noi vogliamo dire Gesù». Per tutti i candidati alle prossime elezioni, soprattutto cattolici, ce ne sono di cose su cui riflettere seriamente.
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La Prolusione del Cardinale Bagnasco

Alla riunione del Consiglio permanente della Cei, il Cardinale, tra i tanti temi trattati ha affrontato la questione delle gravissime problematiche sociali che attanagliano il nostro Paese.

Puntuale, pungente e chiara, la Prolusione del Card. Bagnasco, alla riunione del Consiglio permanente della Cei, di lunedì scorso.

Tra i tanti temi trattati non poteva mancare il riferimento alle gravissime problematiche sociali del nostro Paese. Il Card. Bagnasco si dice preoccupato per quanto sta accadendo e afferma che “data la gravità dell’ora, la Chiesa – spinta dalla sollecitudine per la Nazione – fa appello alla responsabilità della società nelle sue diverse articolazioni – istituzioni, realtà politica e della finanza, del lavoro e delle sue rappresentanze – perché prevalga il bene generale su qualunque altro interesse. È necessario stringere i ranghi per amore al Paese. La vita della gente è in grave affanno e sente che il momento è decisivo: dalla sua soluzione dipende la stessa tenuta sociale.

È l’ora di una solidarietà lungimirante, della concentrazione assoluta – senza distrazioni – sui problemi prioritari dell’economia e del lavoro, della rifondazione dei partiti, delle procedure partecipative ed elettive, di una lotta penetrante e inesorabile alla corruzione: problemi tutti che hanno al centro la persona e ne sono il necessario sviluppo. Quando – per interessi economici – sull’uomo prevale il profitto, oppure – per ricerca di consenso – prevalgono visioni utilitaristiche o distorte, le conseguenze sono nefaste e la società si sfalda”. Poi affonda il bisturi nel male che sta emergendo in questi giorni:

“Dispiace molto che anche dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali, inducendo a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile. Che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione, ma un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare. Ed è motivo di disagio e di rabbia per gli onesti. Possibile che l’arruolamento nelle file della politica sia ormai così degradato? Si parla di austerità e di tagli, eppure continuamente si scopre che ovunque si annidano cespiti di spesa assurdi e incontrollati”.

Richiama, infine, Bagnasco le finalità della vera politica, così ribadendo: “Nel frattempo, la politica deve riempire operosamente la scena arrivando a riforme tanto importanti quanto attese. Proprio perché la politica è necessaria e, in sé, è arte nobile, non si può sottovalutare il sentimento ostile che va covando nella cittadinanza. La politica – come dedizione fino al sacrificio per il bene comune – richiede non solo buona volontà, ma capacità di visione, competenza, e quella coerenza personale che rende presentabili agli occhi della Nazione e del mondo”.

Intanto la vita della gente continua ad essere segnata in modo preoccupante. La povertà cresce e tocca tutti, anche il ceto medio. Ma i giovani continuano ad essere la categoria più a rischio. “Il precariato – conclude il Presidente della Cei – indica chiaramente una fragilità sociale, ma sta diventando una malattia dell’anima: la disoccupazione o inoccupazione sono gli approdi da una parte più aborriti, e dall’altra quelli a cui ci si adatta pigramente, con il rischio di non sperare, di non cercare, di non tentare più. La mancanza di un reddito affidabile rende impossibile pianificare il futuro con un margine di tranquillità, e realizzare pur gradualmente nel tempo il sogno di una vita autonoma e regolare”.

In primavera andremo a votare. Ho la speranza che ci prepareremo tutti e seriamente a questo momento decisivo per la nostra democrazia e per il futuro dell’Italia. C’è bisogno di un rinnovamento etico reale. Devono andare via (anzi “cacciate”) dai partiti le persone presuntuose, chiacchierate, disoneste. Via soprattutto i personalismi, i clientelismi, strumentalità e isterie, veri cancri della politica attuale. E’ ormai tempo di orgoglio e di onestà, di condivisione, di responsabilità e di solidarietà. Puntando sulle risorse e forze sane (e ce ne sono tante!) ce la faremo.
(Fonte foto: Rete Internet)

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