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L’Europa e l’emergenza ambientale

Le politiche ambientali occupano un posto prioritario tra gli obiettivi e i documenti programmatici dell’Unione europea. Questa “sensibilità” si scontra con le altre politiche e i problemi dell’allargamento.

Sebbene meno strombazzata rispetto alla politica monetaria o economica, la politica ambientale europea è uno di quei settori nei quali l’integrazione comunitaria ha proceduto in modo più spedito e con risultati notevoli. Il numero di leggi e di sanzioni in materia ambientale è in costante crescita e supera i dati di tutti gli altri ambiti di intervento.
L’importanza di queste tematiche si evince anche dal ruolo che la tutela dell’ambiente ha nelle altre politiche dell’Unione; dalla ricerca alla coesione, passando per le infrastrutture, i parametri ambientali pesano in tutti i finanziamenti concessi da Bruxelles.

La particolare attenzione verso l’ambiente è anche il frutto delle criticità che l’Unione deve affrontare. L’allargamento ha reso ancora più variegati e complessi i sistemi territoriali, ciascuno dei quali sperimenta proprie difficoltà in rapporto al peso delle attività umane sugli equilibri ambientali. I Paesi europei inoltre – nonostante gli sforzi per ridurre le emissioni – sono tra i più inquinanti e le prospettive di crescita futura di alcuni settori, pensiamo ai trasporti, aumentano i pericoli e la necessità di prevenzione.
Ci sono poi problemi alla scala regionale. I Paesi dell’Europa centrale e orientale sono realtà fortemente a rischio a causa di uno sviluppo basato soprattutto sull’industria pesante; ma anche i grandi fiumi e i mari chiusi (il Mediterraneo, il Baltico) subiscono le conseguenze delle attività agricole e industriali.

Le priorità d’intervento riguardano anche l’ambiente urbano e la qualità della vita nelle città. Secondo i dati ufficiali delle agenzie tecniche dell’Unione, quasi la metà della popolazione urbana europea vive in città che superano i limiti d’inquinamento atmosferico ritenuti “normali”. In molte aree la crisi industriale ha lasciato condizioni ambientali precarie e cattedrali nel deserto che devono essere smantellate; la riconversione industriale è avvenuta con successo in diverse aree dell’Europa occidentale, ma nella fascia meridionale e nei Paesi orientali la transizione è più complicata.

Uno degli aspetti politici da risolvere è il rapporto tra la questione ambientale e le altre politiche europee. La politica regionale, ad esempio, contempla tra i suoi diktat la sostenibilità ambientale dello sviluppo, in particolare delle regioni con ritardi economici; lo Schema di sviluppo dello spazio europeo – un documento “storico” delle politiche comunitarie – pone lo sviluppo sostenibile tra i fini fondamentali dell’Unione. Tuttavia nei piani d’azione nazionali e locali, il sostegno all’ambiente occupa uno spazio ridotto rispetto, ad esempio, agli interventi infrastrutturali.
I processi di allargamento influenzano un quadro già complesso. Le adesioni passate di Danimarca, Svezia, Austria, Finlandia avevano allargato il cerchio di Paesi attenti ai problemi ambientali e questo si era tradotto in una crescita dell’attenzione politica sul tema.

Gli ingressi del 2004 e del 2007 hanno invece complicato lo scenario, a partire dalle spese necessarie per adeguare l’ordinamento di questi Paesi alla normativa europea in materia ambientale. Le nuove adesioni offrono risorse e contribuiscono ad accrescere il peso specifico dell’Unione alla scala internazionale. Ma pongono nuovi problemi di non facile soluzione; l’aumento dei consumi in Paesi in crescita come la Polonia, la Repubblica ceca o l’Ungheria rischia di portare a nuove pressioni sull’ecosistema europeo nel suo complesso. Inoltre, in molti casi, la riconversione industriale verso modelli economici più sostenibili è ancora in fase di stallo.

I progressi registrati negli ultimi anni di programmazione europea sono importanti, ma non sufficienti, stando alle considerazioni della stessa Commissione. In particolare sono ancora lontani gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile e della tutela della qualità della vita nelle città. Il tema ambientale è uno dei pilastri dell’agenda europea perché la tutela dell’ambiente non risponde solo ad esigenze di benessere socialmente rilevanti ma ha anche effetti sulla competitività economica del sistema nel suo complesso. Per questo – e perché molte delle questioni hanno rilevanza transfrontaliera – l’attenzione sul tema resta alta, ma non tanto da risolvere i nodi principali, considerando anche che il totale degli investimenti in materia è ben al di sotto delle quote stanziate per la polita agricola, per la coesione o per le reti di trasporto trans-europee.
(Fonte Foto:Rete Internet)

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