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LA TRISTEZZA DI OTTAVIANO IN QUESTI TEMPI DI MAGRA

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In attesa della Festa di San Michele, che si prevede sobria e perciò in linea con i tempi che stiamo vivendo, riflettiamo su cerimoniale e diplomazia. E del libro sulla mafia di Dacia Maraini. Di Carmine Cimmino

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Aspettiamo che venga pubblicato il verbale dell’ultimo consiglio comunale: vi troveremo senz’altro una chicca, una perla, un ghiribizzo, che diano lo spunto per un articolo. Si approssima l’8 maggio, il giorno del Santo Patrono San Michele. L’anno scorso fu una festa agitata. Non si sparò, non si accese la “diana“, non crepitarono le “spalliere“ dei botti, si rischiò il tumulto. Quest’anno sarà festa sobria, lo impongono i tempi di magra, la tristezza dell’Italia, la tristezza di Ottaviano.

Per decenni una data del calendario dei festeggiamenti per il Patrono, quasi sempre il 10 maggio, è stata riservata allo “Scherzo continua“, organizzato dal Circolo “A. Diaz“. Ora lo scherzo si è interrotto: il Circolo è sballottato dai venti di una crisi che lo costringerà a rinnovarsi radicalmente, o a perire. Ma riusciremo a salvarci: San Lorenzo vive. L’anno venturo il Diaz organizzerà di nuovo la corsa degli asini: i soci tutti dovranno capire, una volta per sempre, che gli asini non possono più correre per via Roma, che è strada di collegamento intercomunale, ed è a traffico intenso. Le casse vuote dei Comuni e la paralisi della politica impongono, ormai, che le associazioni si assumano il compito di muovere le acque dello stagno, e di tutelare, e di far conoscere le tradizioni di un territorio, il suo patrimonio culturale, le bellezze dell’ambiente.

Chiedo ancora una volta al sindaco, dott. Iervolino, di firmare con l’Ente Parco il regolamento per la gestione della scuderia e dei giardini del Palazzo Medici, e di concordare con i parroci un protocollo d’intesa per l’apertura delle Chiese ai visitatori. Sulle opere d’arte, sul Palazzo Medici e sulla Montagna giovani di buona volontà e di lucido ingegno possono costruire, nel segno del turismo culturale, un interessante programma di manifestazioni. Chiedo solo un regolamento e un protocollo: mi pare di non chiedere troppo.

A Ottaviano sopravvivono, a fatica, tre, quattro pizzerie, un paio di ristoranti, qualche bar. Il movimento di clienti è fiacco, al primo tramonto pare che ci sia il coprifuoco: insomma, ristoratori e baristi se la sciosciano. Che è una splendida immagine della lingua nostra: le zitelle che non trovavano marito si facevano vento, con il ventaglio e con il mantesino, per raffreddare, soprattutto in alcuni punti del corpo, le vampe del desiderio surriscaldato. Insomma, se la scioscia chi non trova clienti. La festa di San Michele, che porta gente in piazza Municipio e nelle strade storiche, dovrebbe dare una scossa agli affari. Dico dovrebbe, perché da qualche anno la Parrocchia di San Francesco è autorizzata a organizzare, nei giorni della festa, una sagra a via Casalnuovo, e cioè proprio nel cuore della festa.

Questa sagra è, in sé, una manifestazione da applausi: per la bellezza del luogo, per l’eleganza dell’organizzazione, per l’impegno del parroco, delle parrocchiane e dei parrocchiani. Ma i baristi e i ristoratori applaudono anche loro? L’assessore al ramo si è chiesto se e quanto incida la concorrenza della sagra sugli incassi di bar e di ristoranti, i cui proprietari pagano tasse e balzelli? L’assessore al ramo ha parlato con i diretti interessati? ha un’idea chiara dei termini della questione?

E ora parliamo di diplomazia e di cerimoniale. Alcune settimana fa la Curia Vescovile di Nola ha organizzato un convegno sul lavoro. Il convegno si è tenuto a Ottaviano, nella scuderia di Palazzo Medici, il cui uso viene autorizzato – lo dico per esperienza personale – dal sindaco. Sul manifesto ufficiale il sindaco non era citato: né come relatore, né come “padrone di casa“, che viene a dare il suo saluto, ecc.ecc. Tuttavia il sindaco è andato al convegno, è stato invitato a salutare i convenuti, e li ha salutati. Ha fatto ciò che sentiva di dover fare: si parlava di lavoro, c’era il vescovo, c’erano imprenditori importanti: la loro presenza era un onore per la nostra città. Qualche giorno fa il Liceo “A. Diaz“ di Ottaviano (lo chiamo così per abitudine) ha ospitato Dacia Maraini, che ha discusso con gli studenti del suo libro “Sulla mafia“.

L’incontro tra la scrittrice e i ragazzi – centinaia – si è svolto a San Giuseppe Vesuviano, in un cinema. Il sindaco di Ottaviano non è stato invitato. Mi dicono che non l’ha presa bene. Non entro nel merito della questione: non mi interessa, non mi compete. I rappresentanti delle istituzioni sanno come e quando confrontarsi e spiegarsi. Mi domando, però: se il dott. Iervolino, sindaco di Ottaviano, si fosse presentato nel cinema di San Giuseppe Vesuviano così come si presentò al convegno della Curia Vescovile, avrebbe qualcuno osato impedirgli di prendere la parola? La sostanza è sempre anche forma, ma non sempre la forma è anche sostanza. Antonio Tuccillo è ancora il cerimoniere dell’ Amministrazione Comunale? Qual è la sua opinione?

Nel 1995 la diciannovenne Maria Concetta Riina, primogenita del capo dei capi di Cosa Nostra, arrestato due anni prima, fu eletta rappresentante degli studenti nel consiglio d’istituto del liceo “Don Giovanni Colletto“ di Corleone. Il preside ci tenne a precisare che la scuola era “decisamente contraria alla mafia“: su quell’avverbio, forse superfluo, vorrei scrivere un articolo. La signora Ilda Boccassini, magistrato della Repubblica, chiese che la ragazza prendesse pubblicamente le distanze dal “sistema“ che il padre rappresentava. Dacia Maraini scrisse sul Corriere della Sera (25/11/1995): “Qui nessuno sta chiedendo a Maria Concetta Riina di farsi confidente della polizia…Le si chiede soltanto di dimostrare, in quanto rappresentante di istituto e quindi in qualche modo portavoce dei suoi compagni, che sa distinguere coraggiosamente fra giudizio morale e affetti familiari, fra arcaica solidarietà e moderna indipendenza di opinione.“.

La signora magistrato Ilda Boccassini aveva il diritto di fare quella richiesta alla diciannovenne Maria Concetta Riina?
(Quadro di Jacques Volaire (o Pietro Fabris): Il Palazzo Medici di Ottajano, 1777).

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