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LA MACROECONOMIA DELLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI

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Una analisi degli elementi macroeconomici delle organizzazioni criminali, dove capiremo se la presenza delle organizzazioni criminali effettivamente indebolisce l”efficienza di un sistema produttivo.

Il sistema economico può essere distinto in due raggruppamenti di soggetti: le imprese e le famiglie.
Tra questi due “agenti” si realizza uno scambio che prende il nome di processo economico.
Le imprese utilizzano i servizi lavorativi di alcune famiglie per produrre l’insieme di beni e servizi il cui flusso cumulato in un determinato arco temporale costituisce il reddito della collettività esaminata. Le famiglie soddisfano le esigenze individuali dei propri componenti acquistando dalle imprese i beni e i servizi necessari al sostentamento.

Naturalmente, non tutto l’insieme della produzione e del consumo che si realizza in una società risponde ai criteri della leicità.
La domanda di consumo illecito costituisce una probabile sottrazione alla domanda di beni e servizi legali, determinando una riduzione del reddito prodotto dalle imprese e della ricchezza alla collettività.
Si concepisce dunque che la presenza di estese frange sociali dedite alla produzione di beni e servizi illeciti e capaci di attirare domanda equivalente ha l’effetto di distorcere la struttura di consumo di una società, distogliendo la domanda dal settore legale per indirizzarla verso il settore illegale.

Ciò non significa che di per sé il reddito del sistema preso in considerazione debba necessariamente risultare inferiore in presenza di un’organizzazione criminale di quanto non sarebbe in caso di sua assenza.
L’ipotesi di partenza del ragionamento è dunque che l’intero ammontare di reddito nazionale che affluisce al settore criminale rappresenta domanda sottratta al settore legale e dunque non riemersa in un circolo produttivo.
Inoltre i percettori di reddito illegale utilizzano a loro volta la remunerazione dell’attività illecita esercitando domanda di beni e servizi illegali, compensando il circuito legale per la domanda sottratta.

Da questo punto di vista, la presenza del settore criminale potrebbe causare semplicemente una ridistribuzione tra soggetti della stessa capacità di spesa, ma nella misura in cui l’ammontare di domanda di beni e servizi legali non viene modificata nel suo complesso, il reddito sociale non risulterebbe dunque di per se ridotto.
Il problema resta nel caso in cui i percettori di reddito illegale dovessero spendere in consumo di beni e servizi legali l’intero reddito di cui essi si appropriano.
Ogni euro non riemerso nel circuito della domanda legale è di fatto un euro di prodotto che le imprese non potranno offrire, un euro sottratto di fatti al reddito nazionale.

Appare chiaro che la presenza di organizzazioni criminali può essere neutrale rispetto al reddito sociale solo nel caso in cui la “propensione al consumo legale” dei percettori di redditi illeciti dovesse risultare pari ad uno, quando l’intero reddito viene consumato.
Tuttavia, vi è da dubitare che la “propensione al consumo legale” dei percettori di redditi illeciti possa effettivamente essere pari all’unità, che il settore criminale trasformi in domanda di beni e servizi leciti l’intera quota di reddito sottratta al circuito legale tramite l’imposizione o la fornitura delle prestazioni illecite.

Dunque possiamo affermare che la presenza delle organizzazioni criminali effettivamente indebolisce l’efficienza di un sistema produttivo.

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