venerdì, Giugno 19, 2026
31.8 C
Napoli

LA FATICA DI ACCOGLIERE GLI IMMIGRATI

Adv

La questione immigrati sta dividendo l”Italia, appena pochi giorni dopo aver festeggiato l”Unità. Le domande del Segretario della CEI, Monsignor Crociata. La violenza verbale della Lega. Di Don Aniello Tortora

Continua ad essere di sorprendente attualità, senza interruzione di sorta, il problema dell’immigrazione, che sta dividendo la politica nostrana e la stessa Unione Europea. Di fronte alla recrudescenza di questo dramma ultimamente c’è stato un intervento (7 aprile 2011) di mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza episcopale Italiana. Credo valga la pena ripercorrere alcune linee-guida del suo discorso, illuminanti per la società civile, ma anche per i cattolici.

Dopo aver ricordato che “la Chiesa segue il fenomeno con viva apprensione, assicurando a vari livelli una forte ed effettiva vicinanza a tali persone” Mons. Crociata si “pone la domanda su che cosa come Chiesa dobbiamo pensare e fare di fronte alla immigrazione come essa si presenta in questo tempo”.

Oggi si tocca quasi con mano, ha detto Crociata, “la sensazione, non raramente anche dichiarata, di sorpresa e di disturbo, se non di paura, che l’arrivo e la presenza degli immigrati produce in tanti nostri connazionali, per parlare solo dell’Italia”. “A ciò si deve aggiungere che l’attuale contingenza storica ci mette di fronte ad una evoluzione che vede acuirsi il contrasto tra Paesi poveri e Paesi ricchi –basterebbe ricordare i dati delle 22 guerre in atto, del miliardo di persone alla fame,del miliardo e quattrocento milioni di persone che non accedono all’acqua potabile –, ma vede anche crescere la coscienza, l’attesa e la volontà di riscatto di quote crescenti delle popolazioni dei Paesi poveri che si dispongono ad affrontare tutti i possibili ostacoli, con la forza irriducibile della disperazione, per trovare una strada alla segreta incancellabile speranza di una vita migliore”.

A questo punto il Segretario della CEI pone un interrogativo: “Che cosa possiamo dire e fare come Chiesa?”. E dà anche una risposta, affermando: ”Guardando ai disperati che sbarcano sulle nostre coste, noi sentiamo, come cristiani, di essere chiamati a prenderci cura per quanto possibile di persone che hanno bisogno spesso di tutto per sopravvivere, ben comprendendo che le situazioni personali di chi arriva possono essere ben diverse tra loro: dai profughi ai richiedenti asilo a coloro che aspirano ad una vita migliore, fino a quelli che cercano l’avventura o anche ai malintenzionati. Il nostro compito è testimoniare il Vangelo della cura del bisognoso e del disperato, del malato e dell’affaticato. In realtà questo la Chiesa lo ha sempre fatto e continuerà a farlo attraverso la rete del mondo dell’associazionismo e del volontariato”.

Concludendo il suo intervento Mons. Crociata mette, poi, il dito nella piaga dicendo: “Anche su questo punto sappiamo che non possiamo dirci mai arrivati, perciò sentiamo l’appello ad una sempre maggiore generosità a fronte di una richiesta crescente. Accanto a questo impegno è richiesta un’opera educativa nei confronti di tanti nostri fratelli di fede che fanno fatica a condividere questo senso di accoglienza e di condivisione. Si tratta di capire che la generosità
possibile, cioè compatibile con le nostre risorse e disponibilità, fa parte dello stile del nostro essere Chiesa. Siamo chiamati a chiedere al nostro Paese tutto intero di far suo uno stile e un giudizio che sia sempre rispettoso della dignità di ogni persona che è in pericolo di vita o gravemente indigente”.

“Bisogna riconoscere che in questa direzione si è mostrato di voler andare, quanto meno nell’affrontare quella che costituisce una vera e propria emergenza umanitaria. E che si tratti di una tale emergenza stanno a dimostrarlo quelle tragedie del mare a cui ancora assistiamo impotenti. Ma ora il problema che si presenta è, quanto meno, duplice. Innanzitutto la resistenza di alcune parti dell’opinione pubblica e del Paese, di diverse regioni in pratica, soprattutto del centro e del nord, a condividere il carico di un così gran numero di sbarcati accogliendone una quota proporzionata. La prospettiva dell’ospitalità rischia di dividere l’Italia, pochi giorni dopo che abbiamo celebrato i 150 anni dell’unità d’Italia”.

“Tale resistenza chiede una riflessione attenta su quale tipo di società ci avviamo ad essere; essa manifesta infatti paura di fronte allo straniero che, essendo bisognoso, con le sue richieste mette in questione il nostro benessere economico (sia pure messo anch’esso in crisi); manifesta quindi anche chiusura al nuovo e al diverso; soprattutto denota incapacità a capire ciò che sta succedendo e a disporsi ad affrontarlo. Infatti il rischio maggiore a cui espone simile atteggiamento è quello di rimanere impreparati di fronte ad una situazione sociale che in un lasso breve di tempo potrebbe presentarsi irreversibilmente modificata”.

Siffatte parole, pronunciate da un alto esponente della Chiesa italiana, avranno fatto “sobbalzare sulla sedia” i nostri fratelli “diversi” leghisti e quanti, anche cattolici, la pensano in questo modo, avendo il leader della Lega, Bossi, in questi ultimi giorni, indicato addirittura l’uso delle pistole o dei mitra come “arma” per respingere indietro questi nostri fratelli.

A me pare proprio che processi di integrazione e “convivialità delle differenze” (secondo la bella intuizione di don Tonino Bello) siano la strada maestra per accettare la sfida sociale dell’immigrazione. È indispensabile, nella cultura odierna, globalizzare non solo il mercato ma soprattutto la reciprocità e la solidarietà. Apparteniamo tutti all’unica famiglia umana.
(Foto: drammatico sbarco a Pantelleria, in balia della forza del mare. Fonte Internet)

LA RUBRICA

Adv

In evidenza questa settimana

Punta pistola contro polizia e scappa, choc ad Acerra

  Momenti di grande tensione ad Acerra, dove un automobilista...

Folle fuga in suv per le strade di Cercola: lanciata una pistola durante l’inseguimento, arrestato un 24enne

Momenti di forte tensione a Cercola dove un inseguimento...

Acerra, individuato grazie alle telecamere: in manette dopo aver dato fuoco ai rifiuti

  Acerra - Sarebbe stato immortalato dalle telecamere mentre appiccava...

Calcio piange bomber di mare, addio Protti simbolo di Bari e Livorno e “10” del Napoli

  Il mondo del calcio si stringe attorno alla famiglia...

L’ inquieto, enigmatico silenzio degli “Scolari” nel dipinto di Felice Casorati

L’ opera “Gli scolari” (cm. 169 x 151) venne...

Argomenti

Adv

Related Articles

Categorie popolari

Adv
Adv