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LA CORRUZIONE: UNA PIAGA SOCIALE CHE NON SI É SANATA CON TANGENTOPOLI

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L”Italia ottiene 3,9 su 10 collocandosi al 69° posto su 183 e al quartultimo posto in Europa per percezione delle fenomeno della corruzione. Viviamo ormai in un sistema ad alta densità di corruzione, o di “corruzione ambientale”.

Il fenomeno della corruttività non ha accennato minimamente a diminuire. Infatti la Transparency International la quale ha pubblicato l´Indice di Percezione della Corruzione 2011, afferma che:
« l’Italia ottiene anche quest’anno una valutazione molto negativa, identica a quella dell’anno passato, di 3,9 su 10 collocandosi al 69° posto su 183 e al quartultimo posto in Europa, davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria. »

Quindi a questo punto bisognerebbe chiedersi quali sono le cause socio-politico-istituzionali che generano il fenomeno. Domanda alla quale ben risponde il professore Silvano Belligni dell’Università degli Studi di Torino, il quale in un suo studio sulla corruzione sostiene:

«l’istituzionalizzazione di reticoli e di “macchine” di partito -tipica di Tangentopoli- avrà l’effetto di assicurare la ripetizione indefinita del gioco, costituendo un capitale di fiducia-omertà capace di produrre effetti selfenforcing, ossia equilibri che si autosostengono. Alternativamente (o complementariamente) si potrà ricorrere alla minaccia di sanzioni esogene, attraverso l’intervento della malavita organizzata a protezione dei contratti illegali, come avviene tipicamente nelle zone mafiose».

«Una volta instauratosi, al di là di certe soglie, il gioco non solo si automantiene ma si espande diffusivamente, produce propri incentivi alle deviazioni collusive e diviene un processo cumulativo che tende a generalizzarsi fino al punto in cui tutti i corrompibili diventano corrotti, mentre tutti gli altri si ritirano dal “mercato”. La selezione avversa determina così, a lungo andare, quello che si chiama un sistema ad alta densità di corruzione, o di “corruzione ambientale”».

Sistema nel quale pare stare a tutt’oggi il sistema sociale Italiano. Inoltre Piercamillo Davigo, giudice della suprema corte di Cassazione, afferma:
«Se dopo due decenni non si può dire che i livelli di corruzione in Italia siano diminuiti, le responsabilità sono in gran parte della politica che non è stata capace di affrontare il problema nel merito ma si è limitata a contrastare i processi».

Dunque si può asserire che il fenomeno della corruttività insito nel sistema sociale, non intaccato minimamente neanche dall’attenzione che “l’era di Tangentopoli” ha posto sulla problematicità del fenomeno in questione, è sì di natura politica, ma soprattutto concernente l’efficienza delle istituzioni normative del sistema sociale in cui è radicato che risulta inefficace nel mutamento rivoluzionario, che servirebbe per un passaggio obbligato di rinnovamento radicale della classe politica odierna in una nuova, giovane generazione di “Buona” politica.

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