Voci autorevoli del passato, come Don Tonino Bello e Luigi Sturzo, indicano la via alla politica e ai cattolici impegnati.
Di Don Aniello Tortora
È in atto, in questi giorni, un vero imbarbarimento “nella” e “della” politica. Nella compilazione delle liste dei concorrenti alle prossime elezioni regionali, provinciali e comunali stiamo assistendo ad una vera “compravendita” dei candidati, inferiore, per tornaconto, solo al calciomercato. Le segreterie dei partiti stanno “facendo la corte” a vecchi e a nuovi aspiranti, pur di assicurarsi voti. Per tantissimi, giocare in una squadra o in un”altra, fa lo stesso.
Basta solo salire sul carro vincente. Secondo lo schema clientelare-familista, caro al nostro meridione, tante famiglie candidano propri esponenti in tutti gli schieramenti così da assicurarsi, comunque vada, la spartizione della torta. Tutti invocano il cambiamento, ma si continua a “mettere vino nuovo in otri vecchi”, destinato, in tal modo, secondo il Vangelo, a “spaccarsi”.
Si sta, purtroppo, verificando quanto scriveva A. de Tocqueville, nella sua famosa opera “La democrazia in America”: “Quando la massa dei cittadini vuole occuparsi soltanto di affari privati, i più piccoli partiti non devono disperare di poter diventare padroni degli affari pubblici. Non è raro vedere allora sulla vasta scena del mondo, come avviene nei grandi teatri, una moltitudine rappresentata solo da alcuni uomini. Costoro soltanto parlano in nome di una folla assente o distratta; soltanto costoro agiscono in mezzo all”immobilità generale, dispongono a loro capriccio di ogni cosa, cambiano le leggi e tiranneggiano a loro piacere i costumi, e sorprende vedere quanto sia piccolo il numero di mani deboli e indegne nelle quali può cadere un grande popolo”.
Anche la Chiesa, che non può e non deve avere un proprio partito, davanti a questa degenerazione etico-sociale non può far finta di non vedere. È suo compito agire soprattutto nel pre-politico, attraverso la formazione delle coscienze.
Riporto qui, per ben capire il ruolo dei credenti in politica, un”intervista fatta a don Tonino Bello, che di pastorale sociale se ne intendeva, rilasciata il 27 febbraio 1987:
“Come vede la presenza dei cristiani nel sociale e nel politico?”
“Anzitutto, non solo sono convinto di quanto afferma la Gaudium et spes, che parla della politica come di “un”arte nobile e difficile”, ma condivido in pieno l”espressione di Paolo VI, il quale afferma che “la politica è una maniera esigente di vivere l”impegno cristiano al servizio degli altri”.
Penso, pertanto, che il credente, oggi più che mai, debba accettare il rischio della carità politica, sottoposta per sua natura alla lacerazione delle scelte difficili, alla fatica delle decisioni non da tutti comprese, al disturbo delle contraddizioni e delle conflittualità sistematiche, al margine sempre più largo dell”errore costantemente in agguato”.
“Il cristiano, in pratica, imbocca la Gerusalemme-Gerico; non disdegna di sporcarsi le mani; non passa oltre per paura di contaminarsi; non si prende i fatti suoi; non si rifugia nei suoi affari privati; non tira diritto per raggiungere il focolare domestico, o l”amore rassicurante della sposa, o la mistica solennità della sinagoga. Fa come fece il buon Samaritano, per il quale san Luca usa due verbi splendidi: “Ne ebbe compassione” e “gli si fece vicino”.
È un mestiere difficile, non c”è dubbio. Non solo perchè richiede la coscienza dell”autonomia della politica da ogni ipoteca confessionale e il riconoscimento della sua laicità. Ma anche perchè deve evitare la tentazione, sempre in agguato, dell”integralismo: diversamente si ridurrebbe il messaggio cristiano a una ideologia sociale”.
“In concreto, come si caratterizza l”azione politica del credente?”
“Il cristiano che fa politica deve avere non solo la compassione delle mani e del cuore, ma anche la compassione del cervello. Analizza in profondità le situazioni di malessere. Apporta rimedi sostanziali sottratti alla fosforescenza del precariato. Non fa delle sofferenze della gente l”occasione per gestire i bisogni a scopo di potere. Paga di persona il prezzo di una solidarietà che diventa passione per l”uomo. Addita in termini planetari e senza paure, i focolai da cui partono le ingiustizie, le violenze, le guerre, le oppressioni, le violazioni dei diritti umani.
Sicchè, man mano che il cristiano entra in politica, dovrebbe uscirne di pari passo la mentalità clientelare, il vassallaggio dei sistemi correntizi, la spartizione oscena del denaro pubblico, il fariseismo teso a scopi reconditi di dominio.
Utopie? Forse. Ma così a portata i mano, che possono finalmente diventare “carne e sangue sull”altare della vita””.
Don Luigi Sturzo, a questo proposito, diceva: “La missione del cattolico in ogni attività umana e politica è tutta impregnata di ideali superiori perchè in tutto ci si riflette il divino. Se questo senso del divino manca, tutto si deturpa: la politica diviene mezzo di arricchimento, l”economia arriva al furto e alla truffa”.
Mi aspetto proprio, da queste elezioni, che i “concorrenti candidati” (tantissimi, ahimè!) che si definiscono cattolici, di “qualsiasi squadra”, prendano sul serio questi insegnamenti, che non “sfruttino” la chiesa solo come serbatoio di voti e che mettano la loro missione politica davvero a servizio del bene comune.
(Fonte foto: Rete Internet)






