I paesaggi delle Langhe, del Roero e del Monferrato diventano Patrimonio Unesco e l’Italia, con ben 50 World Heritage, si conferma la prima nazione tra le più belle del mondo.
Italia da record. Ora sono 50 i siti tutelati dall’Unesco
I paesaggi delle Langhe, del Roero e del Monferrato diventano Patrimonio Unesco e l’Italia, con ben 50 World Heritage, si conferma la prima nazione tra le più belle del mondo.
Con l’ingresso dei paesaggi vitivinicoli piemontesi delle Langhe, del Roero e del Monferrato nella lista dei Patrimoni tutelati dall’Unesco, l’Italia conferma, con ben 50 siti protetti, il suo primato e resta, per l’Unesco, la nazione più bella del mondo. Seguono il nostro Paese, per numero di patrimoni dell’umanità , la Cina, che ora vanta 47 patrimoni e la Spagna, con 44, mentre sono 39 i siti protetti dalla prestigiosa organizzazione in Francia, che copre il quarto posto a pari merito con la Germania, anch’essa a quota 39.
Una magra consolazione, vista la considerazione che le autorità italiane e gran parte della popolazione hanno per il patrimonio più ricco del mondo, ma è un dato che fa senza dubbio riflettere. Pur senza sciorinare i soliti luoghi comuni sulla Grande Bellezza italiana, non si può restare infatti muti e ancora una volta impassibili di fronte a tale primato che l’Italia detiene ormai da anni e che ribadisce oggi nuovamente. Perché vantare di possedere una eccezionale quantità di bellezze culturali non basta a tenere in piedi, è il caso di dire, il patrimonio storico-artistico italiano e soprattutto non basta a trasformarlo, come si dovrebbe, in ricchezza reale.
Fa riflettere, inoltre, anche l’iscrizione dei vigneti delle Langhe-Roero e del Monferrato nella lista dei patrimoni “culturali” e non “paesaggistici”, scelta che è stata giustificata dal legame profondo che queste terre hanno con la millenaria cultura vinicola del territorio; un’ulteriore dimostrazione che l’Italia è percepita all’estero soprattutto come un luogo ricco di storia e come la vera culla della civiltà occidentale. La notizia che la lingua italiana sia inaspettatamente la quarta lingua più studiata al mondo, dopo l’Inglese, il Francese e lo Spagnolo, certifica questa atavica attrazione che molti popoli, europei e non, hanno nei confronti del nostro Paese, che, dopo secoli, continua ad affermarsi come il più affascinante del mondo.
Prima per bellezze culturali e unica per quelle paesaggistiche, l’Italia si rivela nuovamente un Paese incomparabile e una risorsa inesauribile di turismo, un settore che a livello globale si è rivelato, negli ultimi 50 anni, tra i più redditizi. Ciò che sconcerta è dunque l’assurdo e quasi totale disinteresse da parte di imprenditori e politici nei confronti del mondo della Cultura, in cui, paradossalmente, l’Italia primeggia sotto tutti gli aspetti, dal design alla moda, dall’arte al teatro, dal cinema alle arti minori. Così, nonostante nuovi record e infiniti riconoscimenti, il settore culturale italiano seguita a stagnare in cattive gestioni e carenze di fondi. Ma perché si esita ancora a credere e investire nella Cultura?
Già quasi trent’anni fa, l’onorevole Gianni De Michelis definiva la cultura “il petrolio d’Italia” e invitava il Paese a trarne vantaggio. Quanti anni dovranno ancora passare, quante parole dovranno essere ancora spese e quanti altri dati positivi dovranno essere ancora constatati prima di capire che la cultura e il turismo sono davvero la fortuna e il futuro del nostro Paese? Chissà !
(Fonte foto: Rete Internet)




