Gli atti dimostrativi, contro i suicidi operai, del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat sono stati puniti con un duro provvedimento del Lingotto. Oggi picchetto degli operai davanti alla fabbrica automobilistica.
Avevano esibito un fantoccio impiccato col viso di Sergio Marchionne e inscenato il funerale dell’amministratore delegato della Fiat. Precedentemente si erano stesi davanti al reparto logistico di Nola fingendosi cadaveri, con le tute da lavoro intrise di vernice rossa.
Ora però la Fiat usa il pugno duro: ieri ha licenziato gran parte degli operai che si sono resi protagonisti di questi atti dimostrativi. Azioni messe a segno tra la fine di maggio e la prima decade di giugno davanti agli stabilimenti automobilistici napoletani dopo il suicidio, avvenuto il 22 maggio, di Maria Baratto, la 47enne cassintegrata del Wcl di Nola, il reparto logistico quasi del tutto inattivo da sempre, dal 2008. Le lettere di cessazione definitiva del rapporto di lavoro sono state fatte recapitare a casa di cinque attivisti del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat. Tra loro c’è anche Mimmo Mignano, leader locale dei Comitati di base, 50 anni, che però era già stato licenziato alcuni anni fa.
“Mi hanno mandato la lettera di licenziamento anche se licenziato lo sono da tempo – spiega – evidentemente lo hanno fatto per farmi capire che se vinco la causa tanto mi buttano subito fuori di nuovo”. Il tribunale di Nola discuterà il ricorso di Mignano per il reintegro negli organici della Fiat di Pomigliano il prossimo 17 luglio. Gli operai licenziati a tutti gli effetti sono invece Marco Cusano, 49 anni, sposato, Antonio Montella, 52 anni, separato, cinque figli, Massimo Napolitano, 48 anni, invalido, sposato, due figli, e Roberto Fabricatore, 49 anni, sposato, una figlia. Si tratta di lavoratori del Wcl, trasferiti nel 2008 dallo stabilimento di Pomigliano, insieme ad altri 312 colleghi, nel nuovo reparto logistico, mai entrato in funzione. Sono in cassa integrazione a zero ore da sei anni di fila.
“Siamo colpevoli di aver denunciato che cosa, i suicidi nella Fiat? – obietta Antonio Montella – di aver smascherato la reale natura del Wcl di Nola, che è solo un reparto confino? A ogni modo certamente non ci aspettavamo che la Fiat optasse per il licenziamento”. Il Lingotto aveva contestato agli attivisti dei Comitati di base di essere stati protagonisti di “atti macabri, gravissimi e inauditi”. L’azienda ha fatto riferimento a due episodi. Giovedi 5 giugno i Cobas hanno piazzato un patibolo nel piazzale dell’impianto di Nola, patibolo dal cui cappio penzolava un fantoccio col viso dell’ad Fiat. Al manichino era stato appeso un cartello, sorta di “testamento” del manager con la scritta “perdonatemi per i morti che ho provocato”.
Sempre quel giovedì la stessa azione è stata ripetuta davanti alla sede Rai di Napoli. Poi, martedì 10 giugno, i militanti del Comitato di lotta hanno mimato, stavolta davanti ai cancelli della Fiat di Pomigliano, il “funerale” di Marchionne, con tanto di bara-baule, solito fantoccio e lumini accesi. Tutte manifestazioni organizzate sull’onda del suicidio di Maria Baratto, l’operaia cassintegrata del Wcl nonché attivista dello Slai Cobas, che si è tolta la vita nel suo alloggio di Acerra infliggendosi una serie di coltellate alla pancia, il 22 maggio. Il 27 maggio successivo Mignano e i suoi compagni di lotta hanno quindi inscenato il primo della serie di atti dimostrativi.
Dopo aver cosparso di vernice rossa le tute da lavoro si sono stesi davanti allo stabilimento nolano fingendosi cadaveri. Ma le azioni dei Cobas sono state giudicate di cattivo gusto sia dalla Fiat che da tutti i sindacati. Anche dalla Chiesa locale. “Atti – scrive la Fiat – che oltre a integrare un intollerabile incitamento alla violenza costituiscono palese violazione del rapporto di lavoro ed hanno provocato gravissimo nocumento morale all’azienda e al suo vertice societario”. La tensione sale. Per oggi pomeriggio i Cobas hanno chiamato a raccolta tutti: sindacati e centri sociali. Previsto un picchetto davanti all’ingresso principale della Fiat di Pomigliano, all’una e mezza del pomeriggio, ora del cambio turno degli operai.





