Ipercoop, ieri terza serrata consecutiva

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Dopo le giornate del 6 e 7 dicembre gli ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino hanno chiuso anche nel giorno dell’Immacolata. Possibile serrata pure oggi.

L’immagine degli avventori rimasti bloccati davanti alle saracinesche abbassate dell’Ipercoop di Afragola è emblematica. Ieri, dunque, terzo giorno consecutivo di serrata degli Ipercoop campani. Possibile la paralisi anche oggi, domenica. I rappresentanti sindacali aziendali di Cgil, Cisl, Uil e Usb e la maggioranza dei lavoratori sono praticamente riusciti a far saltare lo shopping dell’Immacolata nei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino. E’ il secondo blocco degli impianti regionali di Unicoop Tirreno nello spazio di soli dieci giorni. Il primo si era consumato il 25 e 26 novembre scorsi. Non era mai successo nel sistema cooperativistico nazionale della grande distribuzione.

Gli addetti alle vendite ( sono 662 quelli di Ipercoop Campania e 300 dell’indotto ) temono che la coop toscana stia per abbandonare la regione lasciando personale, mezzi e merci nelle mani di un imprenditore del Casertano, giudicato dalle maestranze “estremamente inaffidabile, sia sotto il profilo imprenditoriale che etico”. La paura di una nuova ondata di smantellamenti produttivi e occupazionali costituisce il detonatore di questa protesta davvero esplosiva. Sempre ieri i lavoratori di Ipercoop iscritti al sindacato di base Usb hanno manifestato in piazza del Plebiscito, davanti alla prefettura. “Giù le mani dalla Coop”, il manifesto stretto tra le mani dei manifestanti. Contemporaneamente un gruppo di addetti degli impianti della Ipercoop del Lazio, anch’essi militanti Usb, hanno piazzato un presidio a Roma, davanti al Pantheon.

“Questa iniziativa romana – spiega Francesco Iacovone, segretario nazionale Usb – è in segno di solidarietà ai nostri compagni napoletani e campani: ciò che sta succedendo lì un giorno potrebbe capitare anche qui, nel Lazio. Noi dell’Usb siamo stati i primi – aggiunge Iacovone – a denunciare ciò che stava accadendo a Napoli per cui spero che ora tutti siano consapevoli dei rischi che stanno correndo: è assurdo che una coop venda a privati facendo pagare ai lavoratori responsabilità che non sono da addebitare a loro”. Dal canto suo Unicoop ha però sempre sostenuto che “ non c’è altra strada al risanamento ” e che “ i responsabili della cooperativa stanno chiedendo precise garanzie produttive e occupazionali, puntate anche allo sviluppo nel breve e medio periodo”.

La crisi morde ma le soluzioni in campo stanno creando un’opposizione strenua. Corre voce che la trattativa finalizzata alla cessione ai privati possa essere chiusa entro la fine di questo mese. Peppe Metitiero, segretario regionale della Filcams-Cgil, tempo fa ha reso noto che Unicoop starebbe per creare una società mista, con un privato. La coop livornese si riserverebbe il marchio e le quote sociali mentre all’impresa casertana, specializzata nel trasporto su gomma delle merci, andrebbero gli organici, i mezzi e i prodotti.

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