I regali a Marchionne: assegni finti e cartacce

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Ieri show del comitato mogli cassintegrati davanti alla Fiat di Pomigliano. Durante il Natale bimbi hanno rovesciato un sacco zeppo di “regali” per il manager del Lingotto: palle di carta e le fotocopie di un assegno misterioso.

Il Natale dei bimbi, il Natale della Fiat che regala i cadeaux aziendali ai figli dei dipendenti. Giocattoli e auguri, un evento che ogni anno si consuma in fabbrica durante la festa dell’Immacolata. Ieri però c’è stato un fuori programma. Scene da “ordinaria” crisi economica. Alle undici del mattino, davanti all’ingresso della zona in cui si svolge l’ormai abituale rito natalizio, si presentano le donne del comitato mogli operai cassintegrati Fiat. Sono accompagnate dai militanti dello Slai-Cobas, il sindacato degli autorganizzati di Vittorio Granillo e Mara Malavenda, e dalla banda dei Zezi, lo storico gruppo folk di Pomigliano.

Clarinetti e tamburi, un “pazzariello” a dirigere le musiche e il coro delle mogli dei cassintegrati che intona il canto natalizio “ tu scendi dalle stelle ”, riveduto e corretto dai Zezi in lingua napoletana con un “ tu esci dalle stalle o re della Panda e porti solo guai agli operai: quanto ci è costato chi ti ha creduto ”. Maria Molinaro ed Elena Ronga sono le due mogli-pasionarie più accese. Accanto a loro Mara Malavenda, megafono in pugno. Il passo della banda dell’”ammuina” anti Marchionne viene arrestato sulla soglia della fabbrica dai vigilantes e da un dirigente Fiat. Poliziotti e carabinieri sorvegliano.

“La pagherete, sappiate che noi donne dei cassintegrati non ci fermeremo”, l’avvertimento lanciato dal microfono da Maria Molinaro, che impugna un sacco di canapa zeppo di “regali” da consegnare alla Fiat. “Sono 5586, tanti quanti i lavoratori della fabbrica”, anticipano i militanti dello Slai. Ma quando il sacco viene rovesciato si scopre la prevedibile ironia: niente regali, solo cartacce. Molte le fotocopie di un assegno da quattro miliardi di vecchie lire intestati a un conto svizzero. “E’ l’assegno – dice Mara Malavenda – che Bettino Craxi diede ai nostri avvocati, venti anni fa, per dimostrare che la Fiat teneva fondi neri sottratti dai suoi bilanci. Poi – conclude la responsabile sindacale – vincemmo la causa e l’azienda restituì quel danaro ai lavoratori: la Fiat deve essere nazionalizzata”.

Parole pesanti, che si perdono nel tempo ma che descrivono una tensione molto forte. Intanto gli operai con le loro famiglie passano attraverso l’imbuto creato dalla protesta a suon di canti natalizi in versione Cipputi. Vigilantes, poliziotti e carabinieri continuano a sorvegliare l’ingresso del Natale bimbi. Ma tutto si stempera nel breve volgere di un’oretta. A mezzogiorno è praticamente tutto finito. I bimbi dei lavoratori escono dalla fabbrica con i giocattoli veri, saldamente tra le manine. A giudicare però dagli sguardi delle donne del comitato mogli pare proprio che questo sia solo un anticipo del Natale che si prepara da queste parti.

Lo scontro è sempre dietro l’angolo. La ferita lasciata dall’accordo separato qui è apertissima: Fim, Uilm, Fismic e Ugl da un lato, Fiom, Cobas e Slai Cobas dall’altra, sia pure tra le tante divisioni nello stesso fronte della sinistra politica e sindacale. Una situazione che pesa troppo sulla città delle fabbriche, sullo storico laboratorio operaio del sud. Per questo motivo lunedì sera don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di San Felice in Pincis, ha organizzato, su proposta della comunità parrocchiale, un confronto pubblico, nella rettoria del Carmine. Vi parteciperanno sindacalisti della Fiom-Cgil e della Fim-Cisl. L’intento è di quelli nobili: sollecitare l’unità sindacale pur nella differenziazione delle rispettive posizioni. “Lanceremo un appello alla riconciliazione a Landini, segretario generale della Fiom, e a Bonanni, segretario generale della Cisl”, preannuncia don Peppino.

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