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martedì, Novembre 30, 2021

Iniziativa nazionale per uno sciopero delle donne

L’astensione da qualsiasi attività da parte delle donne sarebbe un evento di fortissima risonanza, capace di accendere i riflettori sulle questioni di genere in modo inequivocabile.

Certo si tratta di una modalità di protesta senza precedenti: uno sciopero delle donne. Non, cioè, di una categoria individuata dal tipo di attività, dal contratto e dalle condizioni di lavoro, ma dal genere. Sciopero delle donne significa sciopero delle dottoresse, delle insegnanti, delle giornaliste, delle deputate, delle infermiere, delle colf, delle benzinaie, delle segretarie, delle commesse, delle parrucchiere, delle avvocatesse, delle dirigenti, delle casalinghe, delle mamme, delle maestre, delle cuoche, delle cantanti e delle spazzine. Tutte le donne che si astengono dal fare quello che di solito fanno come lavoro, retribuito e non.

L’iniziativa è prevista per il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Idea espressa quasi per scherzo da Lella Costa nel giugno scorso e trasformata poi in un appello in rete da due giornaliste freelance, Barbara Romagnoli e Adriana Terzo, e da Tiziana Dal Pra, presidente dell’associazione Trama di TerreOggi. Ora l’appello circola in rete e continua a collezionare adesioni.
Già a luglio, tra le prime adesioni, è arrivata anche quella di Susanna Camusso e della segreteria CGIL. Nella nostra regione tra le più recenti c’è quella del gruppo “Ferma il femminicidio” di Torre Annunziata.

Il decreto legge varato dal governo invece di rassicurare associazioni e movimenti ha reso più chiara ed evidente la necessità di affermare a voce alta che la violenza sulle donne non è un problema di ordine pubblico, che non può essere affrontato con misure semplicemente repressive e che, come bene dice l’appello, il femminicidio, il gesto violento più estremo, non ha caratteristiche emergenziali, ma sistemiche.
Non c’è dubbio che uno sciopero delle donne con una forte adesione paralizzerebbe il paese, anche se la proposta per l’astensione dal lavoro vera e propria è di 15 minuti. Ma sarebbe comunque un risultato eclatante ed è proprio a questo che mira l’appello. Inoltre nella parola “sciopero” c’è un valore aggiunto.

Il 25 novembre è stato dichiarata giornata internazionale contro la violenza sulla donna dall’ONU in onore delle tre sorelle Mirabal uccise in questo giorno nel 1961 nella Repubblica Dominicana perché si opponevano al regime dittatoriale del loro paese. La valenza politica dell’oppressione e della repressione agita sul corpo delle donne in casi come questi è evidente. E la parola “sciopero” riprende in pieno il significato politico che ha rivendicare il diritto delle donne all’autodeterminazione e a vivere una vita libera al riparo dalla violenza di chi questa libertà e questa autodeterminazione non ha intenzione di accettare.

Non ci saranno solo manifestazioni, ma “scioperi”, cioè azioni di lotta, azioni che facciano in mille pezzi il ruolo di vittime che continuamente viene cucito addosso alle donne anche (e spesso ancor più) quando si parla delle questioni di genere e apparentemente la violenza si vuole contrastare ( si pensi ai numerosissimi programmi televisivi che agganciano l’audience con le storie di violenze e assassinii, scene del crimine e simili, reiterando all’infinito l’immagine della donna come un’innocente debole e vittima).

Qualcuno ricorderà con un sorriso la storia di Lisistrata (cui il sorriso del resto si addice essendo una commedia), dello sciopero del sesso e del finale rassicurante in cui le relazioni tra uomini e donne ritornano nei confini della tradizione. Ebbene è esattamente da quei confini che le donne vogliono uscire. Senza per questo essere uccise.
(Fonte foto: rete internet)

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