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“A Santa Lucia” di Raffaele Viviani al Teatro Bellini

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Fino al 24 febbraio in scena a Napoli un gioiello della drammaturgia di Viviani: uno spettacolo costruito letteralmente sull’acqua, sul molo dove sorge “Starita”.

Una Napoli postbellica, piegata e impoverita, ma anche la Napoli del Cafè-Chantant, del primo Varietà, dell’Avanspettacolo. Dopo il teatro, verso l’una di notte, viveur, parvenu arricchiti e poeti squattrinati cenano da "Starita" e si incontrano con il mondo dei "Luciani", gli abitanti di Santa Lucia, il famoso quartiere a ridosso di via Caracciolo.

Non una descrizione di istantanee d’altri tempi: semplicemente la messa in scena di "A santa Lucia" di Raffaele Viviani al teatro Bellini, fino al 24 febbraio. Filo conduttore della storia è l’incontro tra Fanny, mondana bellissima e capricciosa e Jennaro, il barcaiolo, lo scugnizzo; mentre l’ostricaro, la venditrice di spighe, l’acquaiola, sono solo alcune delle figure che rimandano alla Napoli che fu, e che in parte è ancora. Un capolavoro di strada, l’incontro-scontro tra due classi sociali: il ceto "alto" composto da nobili di provincia e signore sole alla ricerca di avventure e il ceto "basso" dei Luciani, poveri ma dignitosi. Ma l’avventura di un ragazzo del popolo con una donna di alto borgo, pare essere solo "un capriccio come gli altri".

Così almeno si giustifica la donna con la sua domestica quando quest’ultima la rimprovera di mischiarsi a certa gente, paradossale rimprovero di chi viene da quello stesso basso sociale, come lo schiavo schiavista che ormai ha perso ogni istinto alla riscossa. Ma è davvero solo un capriccio? La sensualità della loro passeggiata in barca, il loro appuntamento notturno sul balcone di lei, il trasporto con il quale la donna accoglie il ragazzo fanno pensare anche a una passione autentica. Una passione che potrebbe sbocciare ma che, sul nascere, naufraga contro il muro della distanza sociale dell’alto contro il basso, del ricco contro il povero, delle aspettative di una donna che vuole sentire parlare d’amore contro le imprecazioni crude e tenere di chi non sa articolare una parola italiana, men che meno poetica.

"Simm e n’ata razza!", è ciò che ripete lo scugnizzo mentre s’inebria, immobilizzato, dei nuovi profumi prorompenti dal corpo di lei. Un testo sorprendente e sconosciuto che consentirà al pubblico e alla critica di scoprire un vero gioiello della drammaturgia di Viviani; a interpretarlo un cast importante con Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli, Daniele Russo, Gigi De Luca, Angela De Matteo.
(Fonte foto: Rete Internet)

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