Inceneritori A2a, l’azienda: nel 2013 solo un centesimo di grammo di diossine

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La società milanese ostenta dati record con la pubblicazione del bilancio di sostenibilità. Ma i comitati ambientalisti di Acerra in uno studio giudicano pericoloso il termovalorizzatore campano.

L’elenco dei dati virtuosi inseriti dall’A2a nel suo bilancio di sostenibilità 2013 è di quelli lunghi e stupefacenti. Secondo questo documento gli inceneritori e gli altri impianti della società milanese hanno ricavato da fonti rinnovabili il 41,8% dell’energia elettrica prodotta, hanno aumentato del 4% la volumetria degli edifici serviti dal teleriscaldamento rispetto al 2012, cioè oltre 89 milioni di m3, pari a 370 mila appartamenti.

Non è finita: hanno evitato 3,1 milioni di tonnellate di CO2. Strabiliante poi la percentuale resa nota circa le emissioni di diossine: “-26,6% quelle totalmente emesse: un centesimo di grammo la quantità espulsa da tutti gli impianti del gruppo”. Bassi anche gli indici relativi agli infortuni e perfetta la trasparenza, grazie ai numerosissimi incontri con le associazioni di ambientalisti e di consumatori. Insomma: fila tutto liscio, ricavi alle stelle e inquinamento pari quasi a zero.

L’esatto contrario di ciò che sostengono gli ambientalisti di Acerra, in particolare i comitati Donne 29 agosto, Volontari per Francesco, Endas, Guardie ambientali e Osis. Volontari che hanno commissionato uno studio a un ricercatore, uno specialista di impianti industriali, l’ingegner Vincenzo Caprioli, consulente tecnico del ministero dei Lavori Pubblici. Caprioli oltre a mettere pesantemente in dubbio le perfomance virtuose dell’inceneritore di Acerra ne mette anche in evidenza quello che secondo lui è il principale difetto strutturale dell’impianto, vale a dire il fatto che i camini di espulsione dei fumi sarebbero troppo bassi rispetto alla soglia minima di sicurezza per le popolazioni locali.

Ma comitati e tecnici puntano pure sulla questione delle nano particelle. “A quelle temperature – dicono – il forno dell’inceneritore produce una quantità immensa di nano particelle, elementi invisibili e mortali per gli esseri viventi”.

Ecco il di seguito il testo integrale del documento di risposta degli ecologisti al messaggio dell’A2a:
In riferimento al comunicato stampa sul Bilancio di Sostenibilità 2013: A2A sempre più “Green” con rinnovabili e teleriscaldamento, i comitati ambientalisti, da sempre contrari all’impianto di Acerra, fanno rilevare che i dati riportati non possono essere riferiti ad Acerra ma ad altri impianti gestiti da A2A.

Infatti, a partire dal rendimento, l’impianto di Acerra viene utilizzato per produrre solo energia elettrica ed il suom rendimento è pari al 26%, contro l’85% di altri impianti del nord che sfruttano l’impianto mediante il teleriscaldamento. Quindi è un impianto a bassa efficienza energetica e non ad alta efficienza come vorrebbero far credere. Quando l’A2A parla di riduzione di CO2 evitate grazie al recupero di rifiuti (600.000 t/anno) dimentica che oltre ai rifiuti bruciano, in un anno, 4.500.000 metri cubi di metano, 1.638 tonnellate di gasolio, 22.000 tonnellate di calce viva oltre ammoniaca, soda caustica, acido cloridrico e tante altre sostanze.

A tutto ciò aggiungiamo le 72.500 t/ anno di scorie da combustione più le 81.855 t/anno di ceneri inertizzate , la cui somma rappresenta il 26 % circa, in peso, rispetto ai rifiuti in ingresso, in parte speciale, da portare a discariche. I comitati ambientalisti che recentemente hanno presentato atto di opposizione al rinnovo dell’AIA all’inceneritore di Acerra, hanno fatto pervenire al Dirigente della C.d.S. il parere dell’ing. Vincenzo Caprioli, Consigliere tecnico del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, autore di molte pubblicazioni con particolare interesse sulle radiazioni e sul rischio ambientale il quale ha espresso un parere sulle emissioni dei tre camini dell’inceneritore.

Il consulente ing. Vincenzo Caprioli prende come riferimento lo studio dell ’ENEL degli anni 50.80 . L’ENEL, sperimentando le altezze dei camini sulla centrale Tavazzano ( Lodi) misurava le ricadute sul suolo delle SO2, riscontrando che, con camino alto 60 metri vi era una ricaduta del 50% nelle prossimità dell’impianto, mentre con altezza di 250 una ricaduta del 5%. Essendo l’altezza dei camini dell’impianto di Acerra di ml 110, si stima una ricaduta pari a circa il 30% di 4.673.025.000 Nmc/anno, che sono i gas di scarico dei tre camini di Acerra, ciò significa che sul territorio limitrofo all’inceneritore ricadono almeno 1.400.900.000 Nmc/anno.

Il consulente evidenzia che l’altezza dei camini di Acerra di ml 110 non rispetta l’art.8 comma 10 del Dlgs 133 del 2005, che recepisce la Direttiva Europea 2000/76/CEE. L’art.8 si dimostra con modelli matematici per le dispersioni in atmosfera delle micro e nanoparticelle di vari elementi chimici. I camini devono avere altezza adeguata per la buona dispersione dei fumi in atmosfera senza ricadute. I comitati denunciano infine che l’impianto viene controllato dai gestori stessi senza la promessa diffusione dei dati delle emissioni in tempi reali.

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