Le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano, mentre le piccole ci restano impigliate (H.de Balzac). La legge in Italia è come l’onore delle puttane (C. Malaparte).
La legge è uguale per tutti gli straccioni (C. Dossi).
La legge è uguale per tutti (battuta di spirito di origine popolare).
Gli Ateniesi, dopo aver inventato la democrazia, avvertirono: non vi illudete, la legge è uguale per tutti solo a chiacchiere. Nel 345 a.C., anno più anno meno, il grande Iperide difese la sua amante Frine – amante sua e di parecchi altri – dall’accusa di empietà: roba da condanna a morte. Non trovando argomenti per scagionare la bellissima e buona donna, e notando che i giudici dell’Areopago erano vecchi come ordinava la legge, ma avevano ancora l’occhio libertino, strappò di dosso a Frine abito e veli, la espose tutta nuda agli sguardi appannati, ma ancora memori delle passate licenze, e dopo un’opportuna pausa domandò: “Anche se costei fosse colpevole, chi oserebbe mandare a morte una tale perfezione di natura?”. Frine non venne condannata.
Commentando la “devastazione giudiziaria“ prodotta dall’on. Berlusconi nel nostro sistema sociale, Giuseppe D’ Avanzo citò una scena della tragicommedia “Misura per misura“ di Shakespeare. Il Lord Vicario Angelo trattiene ingiustamente in carcere il gentiluomo Claudio. Lo libererà solo se la sorella di Claudio, Isabella, che è novizia in un convento (novizia vera, e non per travestimento), gli fornirà una prestazione sessuale. Isabella dice di no, e minaccia di rivelare il ricatto. Ma il Vicario si fa una risata: ”Il mio nome e il posto che occupo nello Stato avranno un peso maggiore della tua accusa. Dì pure in giro tutto quello che credi. La mia menzogna avrà più peso della tua verità”( lo ricorda Mario Pirani, La Repubblica, 12 agosto).
Nel romanzo “L’uomo senza qualità“, un’opera fondamentale della cultura del Novecento, Robert Musil dà all’ Austria il nome di Kakania e ne fa il modello immortale di una società in cui non c’è più alcuna relazione tra l’essere e l’apparire: “Era uno Stato liberale secondo la Costituzione, ma aveva un governo clericale. Tutti i cittadini erano uguali davanti alla legge, ma non tutti erano cittadini. C’era un Parlamento, il quale faceva un uso così eccessivo della propria libertà che lo si teneva per lo più chiuso.”.
Le cose stanno così anche ora, e a questo stato di cose si aggiungono, in molti di noi, una stanchezza sovrana, un’indifferenza compatta, la coscienza di essere “uomini senza qualità“ in una Kakania allucinante, le cui cronache un giorno appariranno racconti immaginari, invenzioni di un imitatore di Swift e di Borges. Limpidi e coerenti risulteranno solo i ragionamenti di Ghedini Santanchè Gasparri Verdini e soci: perché essi dicono, sull’affare della decadenza dell’on.Berlusconi come su ogni altra questione, esattamente le cose che da loro tutti si aspettano. Per loro, Berlusconi non può essere condannato da nessuno, e per nessun reato. Perché uno che da venti anni viene votato da milioni di Italiani non può commettere reati: se anche ne commettesse, sarebbe già stato assolto, a priori, dal consenso elettorale, così come Frine era già stata assolta dalla sua bellezza.
L’on. Berlusconi è un uomo grande: e non scalfisce la sua grandezza nemmeno il sarcasmo di Zagrebelsky che grecizza e dice: è un megantropo: una parola che suona come una parodia. Ma si sa, questo Zagrebelsky è uno di sinistra, e lo è per tutti i giorni della settimana. Figuratevi che continua a credere che la legge sia uguale per tutti, e arriva al punto di dire che “un condannato è meno uguale“ di chi condannato non lo è (La Repubblica, 27 agosto). Ma in che paese vive costui ?
Ai berlusconiani piace, invece, un altro tipo di comunista: il garantista in pausa di riflessione, il giurista delle eccezioni, l’esploratore che apre vie nuove e traccia percorsi mai prima praticati, l’intellettuale che ha ricevuto dal Destino il compito di stabilire in quali giorni della settimana lo Stato di diritto ha il diritto di essere uno Stato di diritto, e in quali, invece, può concedersi il lusso di qualche legge eccezionale.
Quando alla Camera dei Deputati, nella seduta del 28 febbraio 2002, i berlusconiani accusarono i democratici di sinistra di trattare Berlusconi come il nemico assoluto, l’on.Violante si incavolò di brutto. Berlusconi, un nemico? Ma chiedetelo a lui: lui vi confermerà che nel 1994 garantimmo che le sue televisioni non sarebbero state toccate. Lo sa anche l’on. Letta (Letta zio). Noi non abbiamo fatto la legge sul conflitto di interessi, noi non abbiamo sollevato la questione della ineleggibilità di uno che è titolare di concessioni pubbliche. Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte. Così disse l’on.Violante, giustamente irritato. (Il testo dell’intervento è riprodotto, tra virgolette, da wikipedia ad vocem. Ha citato l’intervento, collocandolo però nel 2003, anche Barbara Spinelli, su La Repubblica, e la citazione è stata ripresa da Blitz quotidiano, il 3/4/2013).
In nome della coerenza il prof.Violante, fine giurista, ora riflette su come si possa procurare all’on.Berlusconi questa benedetta agibilità politica. La base del PD non capisce e si permette di fischiarlo, i berlusconiani lo difendono, lui cerca di spiegare: dobbiamo essere garantisti, non dobbiamo fare di Berlusconi un martire. Quando, in una discussione, cercavo di confondere le acque mescolando chiacchiere, mia madre mi diceva: ‘a sai longa, ‘a canzone. Il prof.Violante sa che se decade l’on. Berlusconi, cade e va in pezzi tutta la nomenklatura del PD: questa e quello sono stretti in un saldo abbraccio. Per fortuna, il popolo non è molto sveglio: vede, ma non capisce.
A proposito di lunghe canzoni. Leggo che nel decreto legge sull’Imu è stata nascosta una perla. I funzionari e gli amministratori, condannati in primo grado per aver arrecato allo Stato e a enti pubblici, con dolo o per colpa grave, danni patrimoniali e finanziari, potranno chiudere la partita versando il 25% del debito contestato. La norma (art.14) è stata approvata “per addivenire in tempi rapidi all’effettiva riparazione dei danni erariali.” Applausi. Solo il 25%: e si parla di dolo e di colpa grave. A chi è stato fatto questo regalo? E da chi? L’on.Letta non ha visto? O ha visto e ha approvato?
Nel 1981 M. Vàzquez Montalbàn pubblica “Assassinio al Comitato Centrale“. Nella Spagna del “disincanto“, che a fatica cerca di uscire dalla stagione del “franchismo”, Fernando Garrido, segretario del Partito Comunista e eroe dell’opposizione alla dittatura, viene ucciso durante una seduta del Comitato Centrale. Insomma, in mezzo ai “compagni“. I “compagni“ dirigenti, non fidandosi della polizia ancora inquinata dai nostalgici di Franco, affidano l’incarico di una indagine parallela a Pepe Carvalho, che è stato membro del partito comunista clandestino. Ai “compagni“ egli fa una domanda: “Che volete? Che scopra l’assassino o che vi aiuti a nascondere l’assassinio?“.





