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Bagarini fuori il Colosseo, Uffizi e Musei Vaticani: questa l’immagine dell’Italia nel mondo

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Per saltare l’estenuante fila fuori i più grandi siti culturali italiani si farebbe di tutto. 35 euro per entrare subito, anche quando i biglietti (e la prenotazione) costano meno della metà.

 Roma. Ore 9 del mattino. Fuori i Musei Vaticani inizia a formarsi l’enorme coda per entrare. Mezzo chilometro di fila per ammirare i capolavori del Rinascimento italiano: la Cappella Sistina e le Stanze di Raffaello. La calura estiva inizia a farsi sentire soprattutto dai turisti nordamericani e nordeuropei, di certo non abituati ai circa 40°C che la capitale registra ormai da anni nei periodi più caldi. Centinaia di venditori ambulanti ossessionano la folla in fila con gadget di ogni tipo, cappelli e ombrellini sono, ovviamente, tra quelli più richiesti e venduti.

Dopo circa un ora di attesa, tuttavia, si è solo a metà del percorso. Ancora molti metri dividono i già stanchi e accaldati visitatori dall’agognato ingresso ai Musei. La voce “skip the line”, “salta la fila”, sentita più volte lungo il tragitto, è ora uno spiraglio di salvezza, anzi, una necessità. Chiamare quel giovanotto, di cui tutti diffidano, non è più, dopo l’estenuante attesa, da sprovveduti. Il costo? 35 euro, biglietto incluso. Roba da matti, penserete, ma dopo due ore di fila a nessuno sembrerebbero troppi.

Eppure, per chi ha più dimestichezza con il computer e ha avuto il buon senso di visitare il sito ufficiale dei Musei prima del fatidico ingresso, le cose sono state decisamente più semplici. Pochi click gli sono bastati per prenotare e acquistare il biglietto direttamente on-line. Costo totale 20 euro, 16 per il biglietto (prezzo standard) e 4 per la prenotazione. Si. 4 euro per saltare ore e ore di fila. Molto meglio dei 19 che i bagarini all’ingresso trattengono per il “servizio” offerto.

Stessa cosa succede fuori il Colosseo, dove biglietto (Palatino e Foro Romano compresi) e prenotazione on-line non superano i 13,50 euro (12 + 1,50) contro i 35 richiesti dai bagarini. Scandaloso, addirittura, il caso Uffizi: ancora 35 euro il prezzo proposto dai bagarini per saltare la fila, ma questa volta contro i soli 6,50 euro del biglietto e i 4 di prenotazione. Incredibile. Quasi 25 euro regalati, è il caso di dire, alle varie associazioni che gestiscono l’ingresso, a detta loro “esclusivo”, ai più importanti monumenti italiani.

Purtroppo non si può parlare di questi “furti” come truffe vere e proprie poiché si tratta pur sempre di associazioni che forniscono semplicemente un servizio a pagamento, ma la disinformazione dei turisti non può essere punita in questo modo. A farne le spese, infatti, non sono solo gli sprovveduti visitatori, ma l’Italia intera. L’immagine del nostro Paese, già alterata dai cattivi e annosi comportamenti di certe infrastrutture turistiche nostrane, non può continuare ad essere quella di un popolo di truffatori, di “furbi”, che raggirano a loro piacere i turisti più ingenui.

Che sia vero o no, agli occhi degli stranieri non possiamo apparire tanti Totò intenti a vendere Fontane di Trevi. Quello che servirebbe, oltre all’aumento dei controlli (c’è da chiedersi infatti chi ha reso possibile, a Venezia, l’emissione di uno scontrino di poco più di 100 euro per quattro caffè e tre amari), è senza dubbio un po’ di educazione, anzi, una ri-educazione non solo dei commercianti e dei lavoratori del settore turistico, ma di tutti i cittadini. Se l’ospite è sacro, il turista deve esserlo ancora di più, specie se di cultura, o meglio, di turismo si vuol davvero mangiare. Questa la lezione che tutti noi dobbiamo imparare. A noi, semplici cittadini, l’arduo compito di tutelare i turisti: il futuro della nostra nazione dipende, soprattutto, da loro.
(Fonte foto: Rete Internet)

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