Una riflessione della psichiatra Rivellini del Centro ascolto lavoratori UOSM di Pomigliano, sulla vicenda di Antonio Frosolone, l’operaio del reparto logistico di Nola che per protestare contro la cig ha fatto lo sciopero della fame e della sete.
Questa settimana ospito nella mia rubrica una riflessione della Dott.ssa Marina Rivellini, psichiatra (Centro ascolto lavoratori UOSM – Pomigliano d’Arco). Fin dall’inizio di questa dolorosa vicenda sono stato molto vicino, insieme a tanti altri amici, ad Antonio. E, ringraziando Dio, adesso Antonio si è ripreso la “sua” vita.
Con la Dottoressa Rivellini e un’altra operatrice del centro siamo andati a trovare Antonio. Ed ecco le riflessioni della Dottoressa. Ah… dimenticavo: Antonio si è impegnato a fare il volontario nel Centro ascolto lavoratori, per aiutare tanti suoi colleghi a trovare sempre, in qualunque situazione ci si possa trovare, il senso bello del vivere, soprattutto a servizio degli altri.
Un pensiero….
Essere stati chiamati a partecipare a un avvenimento di cronaca sociale del nostro territorio porta noi, della Salute Mentale a dover prestare attenzione per poi proporre, dall’ascolto, un esercizio, un mezzo dove poter cercare di venir fuori da quell’empasse che ci attanagliava l’animo, la psiche. Un fatto di cronaca ci chiede di comprendere cosa succede a un individuo quando viene colpito nella propria dignità, ad esempio venendo meno il proprio lavoro. Mette egli in atto una serie di azioni coscienti e determinate.
Esse possono essere: rabbia, spersonalizzazione, allontanamento dal ruolo affettivo, mancanza del ruolo produttivo, perdita del ruolo sociale, smarrimento del ruolo di comportamento, tutto ciò perché non si è più né produttore di reddito, né percettore di reddito. Tal quali animali sociali da tempo ci siamo strutturati a vivere in comunità che chiamiamo città, questi individui, integrandosi con altri soggetti nello svolgimento di attività che vengono riconosciute come ruolo giuridicamente confermato. Quando la comunità, o il gruppo più prossimo (familiari, amici, vicini, istituzioni) ha riconosciuto e validato quel ruolo, si esiste e si ha dignità.
La dignità è un termine generico, astratto, non determinato e non concreto; un contenitore di sensi e valori riconosciuti come tali dai consociati. La perdita, la cesura, la mancanza di uno di questi stati della persona comporta la necessità di proporsi in nuovi ruoli. Quando spariscono i ruoli come relazione affettiva o lavoro si sparisce agli occhi del gruppo. Qui avviene la perdita dell’individuo. Molteplici individui reagiscono a ciò con molteplici comportamenti diversi: se il gruppo non mi vede io, sono costretto a urlare la mia presenza, come nel terribile gioco del bambino che diventa invisibile, chi si sente tale rispetto al gruppo sociale deve urlare la propria presenza la propria esistenza.
L’urlo di questa presenza può determinarsi in urlo finale che si spegne nel suicidio. Urlo grave, clamoroso, assordante che sconvolge l’animo del gruppo sociale, un atto che avviene in solitudine, talvolta scoperto giorni dopo. Diversamente, questa volta, l’urlo, la necessità di essere, rivisti, riconosciuti riascoltati può decidersi in un suicidio lento, programmato dove tutta la comunità è chiamata ad assistere e a non essere impotente o sorda.Qui nasce la decisione di un’azione, qui si è scelto lo sciopero della fame. Una determinazione forte porta alla negazione del nutrimento necessario al proprio fisico. L’individuo s’indebolisce nel corpo giorno dopo giorno ma lo specifico del suo ruolo sociale diventa più forte. Che cosa dice? Cosa urla?
Io chi sono, io come sono, io cosa voglio essere: io ci sono. Rivoglio il mio ruolo attivo nella società, non ignoratemi come quel corpo ritrovato per il suo fetore. operatori della Salute Mentale siamo intervenuti per ascoltare quest’urlo. L’ascolto ci dava la possibilità di far sì che queste urla avessero una collocazione positiva nell’individuo tale da dargli forza, contenuti, energia produttiva per riposizionarsi nel gruppo sociale probabilmente ritrovando altre occasioni.Ritrovare la sua dignità di uomo che riqualifica il proprio valore morale, la propria onorabilità tutelandola e salvaguardandola, facendo in modo di aumentare la propria autostima, la considerazione di se e delle proprie capacità, e infine la propria identità e il proprio io che gli è dovuto e che ognuno deve a se stesso. (Dott.ssa Marina Rivellini)

