Quando il passaggio da coppia a famiglia è bloccato: aumenta anche in Italia la percentuale di coppie desiderose di avere un figlio senza riuscirvi.
“Perchè doveva capitare proprio a noi? E adesso come dobbiamo fare per avere un figlio tutto nostro? ” Quando una coppia riceve una diagnosi di infertilità, le reazioni immediate possono essere diversificate: incredulità, rifiuto, collera. La generatività, infatti, non va intesa semplicemente come la possibilità di dar vita ad un altro individuo ma in un’accezione più ampia come la capacità insita in ogni coppia di realizzare e dar forma a progetti comuni e condivisi: la nascita di un figlio ne costituisce per l’appunto il caso più chiaro.
La scoperta dell’impossibilità a procreare rappresenta quindi un momento drammatico nella vita di una coppia, che causa una profonda sofferenza, e può rappresentare talvolta uno dei momenti più difficili nella vita di un individuo. Essa viene vissuta come un vero e proprio lutto: il lutto della non-generatività. Questo determina spesso nei due coniugi anche vissuti di inadeguatezza: “Io non sono in grado di fare un figlio; C’è qualcosa in me che non funziona”.
È come se i soggetti sperimentassero una sensazione di perdita di controllo nei confronti del proprio corpo, che viene vissuto come malato, mancante in qualcosa, creando delle ferite nell’immagine di sè. Ciò determina una caduta dell’autostima, tristezza e sofferenza. Nella donna, nello specifico, possono comparire anche sentimenti di invidia verso chi ha avuto da poco dei figli, e questo fa sì che la donna finisca con l’isolarsi dai rapporti sociali. Le relazioni con gli amici o con i familiari rappresentano, infatti, un momento di confronto, che in questa fase si vuole evitare, perchè ci si sente diversi, mancanti in qualcosa, “difettosi”. Spesso si fanno automaticamente dei confronti con le altre coppie, che vengono considerate come “fortunate”, e le stesse cose che prima si facevano o gli ambienti che prima si frequentavano con piacere, diventano invece fonte di dolore e occasione per rimuginare sui propri problemi.
Generalmente, però, dopo queste prime reazioni di incredulità e rifiuto, segue una fase in cui la coppia decide di affrontare concretamente il problema, cercando una soluzione e affidandosi a professionisti del settore. È il momento della svolta. Quello in cui i due coniugi intraprendono dei percorsi medici specifici sottoponendosi a terapie adeguate. Si tratta di un percorso tutt’altro che semplice. Bisogna sottoporsi a numerosi esami diagnostici, clinici e a varie terapie, spesso anche molto invasive. Tale situazione può portare nella coppia a due esiti diversi: può rafforzare il legame tra i coniugi e aumentare la complicità di coppia o al contrario può generare crisi e stallo. Ecco perchè attualmente il tipo di trattamento più adeguato per tali problematiche è quello di tipo olistico, la cui peculiarità è che i trattamenti prettamente medici sono affiancati da percorsi di psicoterapia, di consulenza psicologica o gruppi di supporto. Spazi nei quali la coppia trova pieno accoglimento e sostegno adeguato.
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