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Il centenario della nascita di Dossetti

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Un ritratto del presbitero, giurista, politico e teologo che prese parte sia alla Costituente che al Concilio Vaticano II.

E’ stato celebrato lo scorso 13 febbraio il centenario della nascita di Giuseppe Dossetti. Grande testimone e protagonista del suo tempo, prese parte sia alla Costituente, nella quale fu uno dei membri più attivi, che al Concilio Vaticano II, come collaboratore del grande Cardinale di Bologna, Lercaro.

Giuseppe Dossetti, il "professorino". Il protagonista assoluto, nel segno del patriottismo della Costituzione, di una fase che segnò il ritorno dei cattolici, a metà del secolo scorso, come protagonisti della scena pubblica, dopo gli anni del non expedit e le tristi vicende del Ventennio, con la chiusura dei circoli di Azione cattolica e l’esilio di don Sturzo. Da annoverare tra coloro che più intensamente hanno rappresentato l’ansia di rinnovamento sociale e ideale della società italiana, negli anni cruciali del dopoguerra. Lo studioso di diritto, il politico, l’uomo infine consegnato a tempo pieno a Dio. Giorgio Napolitano nel suo messaggio alla manifestazione del centenario ha parlato di Dossetti come dell’uomo che «ripercorre la storia della nostra Repubblica, un complesso e non sempre lineare ma anche esaltante percorso che lo vide sempre partecipe con lucidità di pensiero e fermezza di principi».

Una "non linearità" che allude alle diverse scelte di vita di Dossetti, che l’anziano padre felicemente sintetizzò quando il figlio gli annunciò la sua decisione di abbandonare il seggio parlamentare per la vita monastica: «Ho capito, sei stanco di tentare di fare la rivoluzione nello Stato e vuoi tentare di farla nella Chiesa». D’altronde anche la sua parentesi politica è stata vissuta sempre sul filo dell’utopia, con l’idea, che lo Stato debba contribuire alla felicità dell’uomo. Un’idea altissima ma con conseguenze concrete che l’accompagnò in tutto il percorso costituente. E alla Costituente il suo fu un apporto decisivo per l’inserimento in Costituzione dei Patti Lateranensi. Domò le diffidenze di Togliatti, ma con un obiettivo ancora una volta rivolto alla sua metà campo, cioè ai cattolici, per superare i residui rischi di agnosticismo costituzionale.

Poi quel capolavoro – cui attivamente contribuì – dell’articolo 3: l’uguaglianza alla luce della giustizia sociale, che «rimuove gli ostacoli», superando la vecchia visione dello Stato liberale. Diventato monaco nel 1956, e ordinato sacerdote l’anno successivo, Dossetti per lunghissimi anni si ritirò dalla vita pubblica, ritornando ad intervenire nel dibattito sociale italiano solo nel 1994, con la celebre conferenza in memoria del suo amico Giseppe Lazzati, “Sentinella a che punto è la notte?”.

E tornò sotto i riflettori della stampa proprio per esprimere pubblicamente la sua preoccupazione per i propositi di stravolgimento della Costituzione repubblicana, che da vari ambienti politici venivano espressi con sempre maggiore chiarezza e radicalità. Sorsero in tutta Italia associazioni e circoli in difesa della Costituzione che si rifecero al messaggio lanciato dal vecchio sacerdote. Venne anche a Napoli il 20 maggio del 1995 a difendere la Costituzione. Ed io ebbi la fortuna e l’onore di partecipare a quello storico incontro. La caduta del primo governo Berlusconi e il fallimento di quel disegno affievolirono l’attenzione intorno al movimento in difesa della Costituzione. Dossetti morì due anni dopo, il 15 dicembre 1996. 

Voglio qui riportare solo due pensieri di Dossetti, di un’attualità impressionante. Uno rivolto alla Chiesa ed un altro alla politica. Quello alla Chiesa: “Forse già in questi giorni si preparano nuovi presidi, nuove illusioni storiche, nuove aggregazioni che cerchino di ricompattare i cristiani. Ma i cristiani si ricompattano solo sulla parola di Dio e sull’Evangelo!… La Chiesa stessa, se non si fa più spirituale, non riuscirà ad adempiere la sua missione e a collegare veramente i figli del Vangelo!“.

E quello alla politica: “L’unica possibilità e la condizione pregiudiziale di una ricostruzione stanno proprio in questo: che una buona volta le persone coscienti e oneste si persuadano che non è conforme al vantaggio proprio, restare assenti dalla vita politica e lasciare quindi libero campo alle rovinose esperienze dei disonesti e degli avventurieri”. Credo proprio che, come cittadini e, in particolare noi credenti, dobbiamo assolutamente verificare la nostra coscienza nei prossimi 24 e 25 febbraio. E’ in gioco il nostro futuro e quello della democrazia.
(Fonte foto: Rete Internet)

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