I risultati elettorali e le questioni di genere

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Nel generale panorama di incertezza anche i problemi del lavoro delle donne e della violenza sessuata sembrano trascurati dalla politica.

Diciassette capolista donna su trentuno non sono un elemento di poco conto. Soprattutto perché non sono il risultato di un farraginoso sistema che stabilisce quote di rappresentanza per il genere femminile, ma sembrano l’emergere, starei per dire naturale, di professionalità diverse e/o semplice impegno, laddove questi non sono stati particolarmente favoriti, ma semplicemente non sono stati ostacolati. Stiamo parlando delle liste elettorali del Movimento 5 stelle alle scorse elezioni legislative, conclusesi, come sappiamo tutti, con una grande crescita di questo movimento e un cul de sac per le forze dei partiti tradizionali.

Quello di cui si vuole qui ragionare è come questo neonato movimento, un’associazione libera di cittadini, cui chiunque può iscriversi online, di straordinario impatto sulla vita politica del paese, si posiziona nei confronti delle questioni di genere.
Della percentuale di oltre il 50% di donne al primo posto nelle liste si è già detto. E nelle varie circoscrizioni le donne sono spesso presenti con un numero vicino alla metà dei candidati. Tuttavia registriamo che nella nostra provincia nella circoscrizione Campania 1 c’erano solo 15 candidate in una lista di 59 e in Campania 2 addirittura solo 3 su 33. Alla Camera, infatti, il Movimento 5 stelle manderà solo un’eletta, Silvia Giordano, su 8 deputati guadagnati. Al Senato andrà meglio con due donne su cinque senatori.

Questi sono i numeri, ma naturalmente questa è solo una parte del problema. Quando la campagna elettorale già volgeva al termine Beppe Grillo si è rallegrato nel constatare che ci fossero molte donne nelle liste del suo movimento. Ma era appunto una constatazione, non un obiettivo raggiunto al quale si fosse data prima grande importanza. Inoltre non è una questione di quantità di candidate o di elette.

Nel programma di quello che è risultato essere il primo “partito” in Italia delle questioni di genere non c’è traccia. In primo luogo niente sul lavoro delle donne, che è un vera emergenza nazionale e che presenta specificità sotto diversi punti di vista, dalla particolare diffusione tra le donne del lavoro nero e flessibile, all’assenza di occupazione (la disoccupazione femminile è ai massimi storici con solo il 47% delle donne occupate), al mancato riconoscimento nelle sedi contrattuali del lavoro di cura, che i tagli al welfare hanno reso più oneroso e che ricadono per lo più sulle spalle delle donne. Inoltre quel parziale riconoscimento dato dalla pensione di vecchiaia raggiungibile qualche anno prima degli uomini è stato abolito nell’ultima riforma e di questa o altra forma di riconoscimento per il lavoro extra delle donne nessuno parla più.

Il secondo punto, che non è certo secondo per importanza, è l’emergenza violenza. Il programma del Movimento 5 stelle non fa cenno alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Eppure questo sarebbe stato un primo passo. Né si parla di stanziamenti e investimenti per sostenere i centri antiviolenza, che sono indispensabili per contrastare il fenomeno. E che dire dell’istituzione di un efficiente sistema di rilevamento nazionale, richiesta fatta da più parti alla politica? Non si parla, nel programma del movimento, dell’ immagine distorta e sessista della donna che viene diffusa da gran parte dei messaggi mediatici.

L’unico elemento direttamente collegato alle questioni di genere che si trova nel programma del movimento è la necessità di investire nei consultori familiari. Decisamente troppo poco.
Tra i numerosi videomessaggi del movimento che si trovano in rete, diversi sono delle candidate e neo deputate. Fabiana Dadone, ad esmpio, deputata per Piemonte 2, praticante avvocato, parla dei suoi interessi e dei suoi progetti. Lavora con le associazioni ed è molto attiva nella lotta alla schiavitù sessuale e alla tratta degli esseri umani.
Il quadro è quindi quello di un movimento politico, che si candida a riformare il nostro paese in senso democratico e che non accoglie le questioni di genere nel suo programma in maniera organica. Lascia, invece, all’iniziativa personale, sia le candidature sia le scelte politiche in questo campo. Anche qui, decisamente troppo poco.

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