Anche il 2011, come il 2010, ha visto molti marittimi vittime di atti di pirateria. Un crimine che spesso non trova la giusta eco nei media. L”intervento del Papa. Di don Aniello Tortora
Circa seicento persone nel mondo sono nelle mani dei pirati. La settimana scorsa una delegazione di familiari di alcuni di loro è stata ricevuta a Castelgandolfo dal Papa, che durante l’Angelus ha anche lanciato un appello: "i marittimi che purtroppo si trovano sequestrati per atti di pirateria", ha detto, "vengano trattati con rispetto e umanità". E ha pregato "per i loro familiari, affinchè siano forti nella fede e non perdano la speranza di riunirsi presto ai loro cari".
L’incontro tra la delegazione internazionale e Benedetto XVI è avvenuto su invito di questi, giunto mercoledì 6 luglio scorso, dopo il recente appello degli organismi vaticani e della Cei a governanti, comunità internazionale e pirati, in favore dei sequestrati sul mare. Per oltre dieci minuti in un salone del palazzo apostolico, il Pontefice "si è informato sulla situazione di ogni vittima, ha manifestato partecipazione alla sofferenza, vivo interesse alla difesa della dignità dei rapiti: ci ha colpito la sua bella umanità, ha grande capacità di compatire", ha raccontato don Giacomo Martino, direttore dell’Apostolato del mare della Fondazione Migrantes della Cei.
Nel 2010 con 445 attacchi, 53 navi sequestrate e 1.181 marittimi catturati, la pirateria ha raggiunto il suo massimo storico. A tutt’oggi questo fenomeno non accenna a diminuire, considerando che finora sono stati denunciati 214 nuovi episodi, con 26 navi e 522 marittimi ancora ostaggio dei pirati (IMB Piracy Reporting Centre). Tra gli ostaggi ci sono anche 11 italiani, catturati in due raid, a febbraio tra India e Somalia e ad aprile al largo dell’Oman.
I familiari delle vittime hanno mostrato molta dignità e hanno apprezzato molto la vicinanza di Papa Ratzinger. E la delegazione ringrazia le Capitanerie, che hanno messo a disposizione i propri mezzi per organizzare in tempi brevi l’incontro con Benedetto XVI. La pirateria è ormai una organizzazione criminale con interessi internazionali rispetto alla quale le varie soluzioni tentate risultano inefficaci. Tra queste le cittadelle, aree rinforzate sulle navi dove gli equipaggi possono rifugiarsi in caso di arrembaggio. Ma basta che un uomo resti fuori, viene catturato e diventa subito ostaggio. I pirati, poi, non si fanno scrupoli nell’ affondare tutta la nave con le persone dentro la stessa cittadella.
Ancora una volta la chiesa interviene in difesa della dignità della vita, messa in pericolo dai pirati.
Bisogna dire che l’attenzione dei media sul fenomeno è limitata e spesso criticata. Per molti, armatori in testa, ogni notizia in merito che viene pubblicata serve solo ad aiutare i pirati a premere per ottenere un maggiore riscatto. Accuse, secondo molti, infondate, in quanto i pirati hanno il loro “listino prezzi”. In base alla “preda” catturata e al Paese di bandiera della compagnia marittima proprietaria quantificano il riscatto. Un riscatto che varia dai 3,5 mln di dollari per un peschereccio, passando ai 5 mln per un mercantile e giungendo anche ai 9 milioni per una petroliera.
È sempre necessario non abbassare mai la guardia e tenere alta la tensione sociale, come ha fatto il papa, perché lavoratori onesti del mare possano continuare a lavorare e tornare felicemente alle loro famiglie.
(Fonte foto: Rete Internet)






