Con una delibera la Regione Campania ha spedito un ultimatum alla società che gestisce le forniture idriche. C’è il rischio di un ulteriore aumento della bolletta in 76 comuni.
La delibera risale al 3 giugno scorso ed è stata votata dal presidente della giunta regionale, Stefano Caldoro, e da tutto il suo esecutivo. Unico assente al momento del voto l’assessore Marcello Tagliatela. Si tratta di un provvedimento di quelli che pesano: la Regione comunica alla Gori un credito di 283 milioni.
Fornitura di acqua venduta all’ingrosso, alla società di gestione, a 10 centesimi al metro cubo. Soldi che non sono mai arrivati nelle casse dell’ente campano. Dell’ingente debito che ora la Gori si ritrova sul groppone circa 53 milioni sono relativi al servizio fognario e di depurazione delle acque reflue. La Regione intanto ha intimato alla società di ottemperare entro il 3 agosto, pena l’estromissione dal servizio. La riscossione del credito vantato è stato regolato con una rateizzazione ventennale. Nei primi dieci anni le rate saranno senza interessi. Nella seconda decade sarà invece calcolato un interesse agevolato a tasso fisso. Con questa operazione si conta di incassare 300 milioni entro il 2034, circa 15 milioni all’anno di nuovi introiti. Ma la Gori dove troverà tutti questi soldi?
Nei documenti che hanno fatto da apripista al provvedimento il capodipartimento di settore della Regione ha già specificato che questa situazione sarebbe il frutto dei mancati adeguamenti tariffari. Ci sono a questo punto notevoli probabilità che la corsa della valanga di debiti sarà deviata sulle bollette destinate alle 450mila famiglie che popolano i 76 comuni dell’area vesuviana e del bacino sarnese, le cui forniture idriche sono gestite, appunto, dalla Gori. E già si calcola un aumento annuale medio di oltre 25 euro netti a utenza.







