La Corte costituzionale boccia la legge Fini-Giovanardi che equipara droghe leggere e pesanti.
Pochi giorni fa, il 12 febbraio scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato “illegittima” la legge Fini-Giovanardi. Con tale decisione torna a rivivere la legge Jervolino-Vassalli, che prevede politiche di riduzione del danno e un trattamento penale diverso nel caso di droghe leggere o pesanti. L’impatto che tale decisione avrà sulle carceri sarà notevole: sono circa 10mila i detenuti su cui avrà un effetto decisivo la bocciatura, molti dei quali potranno chiedere un incidente di esecuzione per la rideterminazione della pena. Non è intento di questo articolo al momento, discutere sull’ adeguatezza o meno della legge e sulle conseguenze più che immediate che tale decisione avrà sui soggetti interessati ma discutere sul concetto di dipendenza che, qualsiasi droga, al di là della distinzione tra leggera e pesante, porta con sè.
Dire che un soggetto è dipendente da una sostanza vuol dire che ha necessità di assumerla per raggiungere una condizione di benessere e che utilizza qualunque mezzo pur di ottenerla; inoltre tale dipendenza può portare nel tempo a disagi clinicamente significativi. Sembra che nella personalità di chi usa abitualmente droghe ci sia una disposizione particolare alla sperimentazione e alla ricerca di sensazioni nuove e forti. Tali personalità vengono definite, in gergo, come> sensation seeker, ovvero: “cercatori di sensazioni”. Un tipo di personalità alla continua ricerca di sensazioni nuove e intense unita alla disponibilità a correre rischi per ottenerle. Questi individui non cercano il rischio di per sè, esso è però una conseguenza del fatto che, secondo loro le sensazioni più forti possono essere sperimentate, spesso, solo in situazioni estreme. Tale aspetto è fortemente presente negli adolescenti, ragion per cui l’uso di sostanze stupefacenti è particolarmente frequente in tale fascia d’età.
Sono molteplici i motivi per cui ci si avvicina all’uso di una droga e in genere ciò avviene con molta superficialità, poichè le viene attribuita la funzione di alleviare stati di malessere, forme diverse di disagio e dunque di fornire delle risposte immediate ai seguenti bisogni e desideri personali: -alterare gli stati di coscienza; -sperimentare nuove sensazioni per ricercare una dimensione diversa da quella della quotidianità; -facilitare l’integrazione col gruppo dei pari; -rendere più soddisfacente l’immagine di sè favorendo sentimenti di maggior efficacia e controllo personale; -rafforzare l’autostima; -essere aiutati ad affrontare differenti esperienze personali di disagio. I giovani, in particolare, sembrano familiarizzare sempre più precocemente con tali sostanze. La tendenza, piuttosto diffusa, ad anticipare sempre più il primo approccio con le droghe rende oggi molto frequente, anche negli adolescenti, l’insorgere di un disturbo da uso di sostanze, caratterizzato da abuso e dipendenza, anche nei confronti di quelle droghe comunemente considerate di “passaggio” o comunque poco additive (come ad esempio l’hashish).
Il pericolo dell’uso precoce della droga è proprio la dipendenza che essa determina a lungo andare nei soggetti chel’assumono. Il problema su cui riflettere, come anticipato sopra, non è dunque la distinzione tra droghe leggere e pesanti, o su quale delle due costituisce il male minore per le persone. Il punto su cui soffermarsi al momento è il concetto stesso di dipendenza. Essere dipendente da una sostanza stupefacente implica che chi ne fa uso si affidi esclusivamente ad essa per ottenere un beneficio, un sollievo, un benessere artificiale. Il problema principale di chi si droga è esattamente questo: non saper tollerare le frustrazioni, non affrontare personalmente situazioni difficili ed emotivamente stressanti, ma ad utilizzare qualcosa di esterno a sè e di facilmente reperibile per ottenere in tempi immediati un benessere artificiale.
In definitiva, non bisogna lasciarsi abbindolare troppo dal concetto differenziale tra droghe leggere e droghe pesanti ma soffermarsi a riflettere sul significato che si cela dietro l’uso di tali sostanze: la dipendenza. L’affidarsi cioè ad una sostanza stupefacente per alleviare situazioni di disagio, per rifugiarsi in un mondo “quasi” perfetto ma artificiale piuttosto che crescere, piuttosto che imparare a tollerare le frustrazioni e affrontare in modo maturo situazioni di disagio e di conflitto. Detto in altri termini, la droga è come se “alleviasse” artificialmente il malessere psichico, per cui risulta apparentemente utile, appetibile e funzionale a tenere sotto controllo e a placare stati di difficoltà e di disagio emotivo.
Bisogna sempre sottolineare invece che la droga fa male, che è una sostanza psicoattiva che altera pericolosamente il funzionamento del cervello e che può avere serie e gravi conseguenze per il benessere fisico e mentale dell’individuo. E poi cosa c’è di più brutto e sconfortante che sapere di dover fare necessariamente affidamento a qualcosa di artificiale oltrechè dannoso per mantenere alta la propria autostima e per essere “felici”? Euforia, socializzazione, allegria e spensieratezza possono essere raggiunti attraverso esperienze diverse e meno dannose delle droghe. Come dire, è possibile trasgredire, ma riconoscendo il limite!
(>Fonte foto: Rete internet)


