Aelita Andre, bambina australiana di appena cinque anni, ha già alcune mostre internazionali alle spalle. È considerata l’erede di Jackson Pollock grazie alle sue tele astratte e coloratissime.
“A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”: parola di Pablo Picasso. Il maestro andaluso, superato ogni dogma della tradizione accademica, aveva sovvertito le regole della prospettiva e delle altre “finzioni” artificiali e, attraverso la scomposizione della realtà in piani e volumi elementari, diede vita ad una delle avanguardie più rivoluzionarie di sempre: il cubismo.
Il critico d’arte Robert Nelson ha osservato, in merito ai lavori di una “giovane” artista, che essi “sono liberi dalle oppressive tradizioni occidentali”. Il concetto è un po’ lo stesso. Come Picasso, anche l’artista in questione ha saputo esprimersi liberamente attraverso un modo di fare pittura scevro da ogni condizionamento esterno, dall’educazione imposta o dalle regole precostituite. Ma ciò che più conta e incuriosisce è che la giovanissima pittrice di cui Nelson scriveva ha già alle spalle un’esperienza artistica che equivale alla metà dei suoi anni, o quasi. Aelita Andre ha, infatti, poco più di cinque anni e da quando ne aveva due è già una pittrice affermata. Nel giugno scorso è stata inaugurata la sua terza mostra, “The prodigy of color”, presso la Agora Gallery di Chelsea.
La prima esposizione alla galleria Bsg di Melbourne e, nello stesso anno, la partecipazione ad un evento ad Hong Kong. La piccola pittrice dai riccioli biondi è considerata dagli addetti ai lavori l’erede di Jackson Pollock, il maggior esponente dell’action painting. Come il pittore statunitense, anche Aelita ricorre alla tecnica del “dripping”; le sue coloratissime tele astratte, sono un tripudio di colori, macchie e schizzi addensati sulla tela, stesi con le piccole mani che sembrano seguire un progetto mentale impetuoso: fantasiose idee di un immaginario infantile che prendono forma dal nulla. Bambina prodigio o prodigio del marketing, Aelita ha attirato la curiosità di molti fin dalle “prime” esperienze.
La madre, anche lei pittrice, ne notò la propensione nell’uso dei colori e la creatività e presentò alcune opere ad un critico d’arte che, sorpreso dalle sue capacità, decise di esporle nella mostra che stava organizzando per la madre. Da quel momento in poi, un successo dopo l’altro per il fenomeno australiano. Un canale Youtube tutto suo, un sito personale con tanto di spiegazione sul background e sullo stile di Aelita, le considerazioni degli esperti del settore e di riviste specializzate che le hanno regalato la fama mondiale. Intanto i suoi lavori sono pagati a peso d’oro: a meno di sei anni e con un “esperienza” di quattro alle spalle, Aelita Andre ha prodotto opere il cui valore supera il milione di dollari.
È comunque evidente che un bambina di pochi anni che viene proiettata in un mercato che è soprattutto un business rappresenta un astuto richiamo pubblicitario e una fonte di arricchimento notevole. Questa l’accusa di quanti sono convinti dello sfruttamento della giovanissima artista – dalla creatività indubbia – che, secondo alcuni studiosi, rimane comunque inconsapevole dello stare creando un’opera d’arte; lo psicologo inglese Cyril Burt, a suo tempo, ha individuato i vari stadi di sviluppo delle capacità artistiche nei bambini: al primo stadio c’è il ghirigoro (2-5 anni); al secondo la linea (4 anni); al terzo il simbolismo descrittivo (5-6 anni); al quarto il realismo descrittivo (7-8 anni); al quinto il realismo visivo (9-10 anni); al sesto la repressione (11-14 anni); al settimo la ripresa artistica (età dell’adolescenza).
Se ne deduce che la consapevolezza dell’arte è qualcosa di sconosciuto ai bambini. Privi delle sovrastrutture sociali e psicologiche che si affacciano con la crescita, vivono la pittura e il disegno in quanto “evento creativo di comunicazione viva”. Trascendendo ogni convenzione, valutazione estetica o giudizio di valore, la bambina prodigio dimostra con la sua predisposizione naturale che l’arte è un processo di trasformazione e manifestazione attraverso mezzi alternativi dell’esperienza dell’essere umano. Insomma, Aelita gioca con i colori e con la forma, producendo una “trasformazione-rappresentazione esteticamente felice”.
(Fonte foto: Rete Internet)





