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GLI “UOMINI OMBRA” DELL’ERGASTOLO OSTATIVO

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L”ergastolo ostativo è nato negli anni “90 quale risposta dura dello Stato alla rapida diffusione dei reati di mafia. Di Simona Carandente

Da diverso tempo, sulla mia casella di posta elettronica, ricevo l’accorato appello di un gruppo di ergastolani, desiderosi di far sentire la propria voce attraverso le pagine di un giornale, non potendo dare spazio in altro modo ai loro sogni e desideri più nascosti.
Uno di essi, Carmelo Musumeci, ergastolano ristretto nel carcere di Spoleto, ha pubblicato da poco un libro di racconti, dal titolo evocativo " Gli uomini ombra", con lo scopo di far sentire la sua voce e quella dei suoi compagni, che il destino ha voluto unire tramite un filo sottile.

La storia di Carmelo è affascinante, rapisce l’animo di chi la legge: nel periodo in cui era detenuto all’Asinara, in regime di carcere duro (cosiddetto 41 bis), ha ripreso gli studi, riuscendo persino a laurearsi in giurisprudenza con una tesi in sociologia del diritto, proprio sull’argomento dell’ergastolo.
L’attuale condizione di Carmelo e di molti suoi compagni è quella del cosiddetto ergastolo ostativo, regolato dalla legge 356/92, per la quale l’aver commesso alcuni delitti esclude i reclusi dal trattamento beneficiario extramurario, salvo che non collaborino con la giustizia. Tale regime carcerario si rivolge solo ai condannati per reati di associazione a delinquere, e non a soggetti responsabili di altri reati, anche se in astratto più gravi.

Permessi premio, semilibertà e quant’altro non esistono per gli "uomini ombra": solo se si sceglie di fare il nome di altri si può sperare di cambiare la propria situazione, e sperare in qualche beneficio penitenziario. Tuttavia, come è facile intuire, si tratta di una scelta complessa, dolorosa, che coinvolge le famiglie al di fuori e la vita di altre persone: non è infrequente il caso di chi, come Carmelo, decida di non collaborare, portando sulle proprie spalle tutto il peso di una detenzione che, in ogni caso, non avrà mai fine.

Chiaramente, a prescindere da ogni forma di pregiudizio di natura morale, è importante che l’opinione pubblica sappia che esistono due forme di ergastoli; il primo che lascia una speranza di vita, il secondo, quello ostativo, che invece chiude per sempre una porta in faccia alla vita fuori.
Nel 1973 don Oreste Benzi ha dato vita all’Associazione "Comunità Papa Giovanni XXIII", che attraverso un blog ed un gruppo su facebook si propone di far conoscere le dinamiche dell’ergastolo ostativo, nato nei lontani anni ‘90 quale risposta dura dello Stato alla rapida diffusione dei reati di mafia.

Oggi gli ergastolani in Italia sono circa 1400: la problematica dell’ergastolo ostativo viene fuori solo oggi perché, dopo 20 anni di detenzione, un ergastolano "normale"potrebbe chiedere di essere ammesso alla semilibertà. Per tutti gli altri, gli "uomini ombra", ciò può avvenire ad un’unica condizione: rovinando la vita ad un altro, facendolo entrare in carcere al posto proprio. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

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