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GLI INFEDELI

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Sette registi francesi in nove episodi ci parlano dell”infedeltà maschile nelle situazioni più disparate. Alle buone intenzioni seguono scarsi risultati, in una commedia che non diverte e si affida agli stereotipi.

Il cinema francese, si sa, è abilissimo nell’indagine delle relazioni sentimentali. Dai grandi nomi a scendere, i registi d’oltralpe sono bravi nel “rinchiudere” i protagonisti in spazi materiali e psicologici angusti e costringerli a parlare, parlare, in uno sforzo di analisi dei rapporti interpersonali che a volte sfonda i confini del realismo, per quanto è cerebrale e insistito. I risultati – quando il dialogo è brillante, gli attori bravi e il regista un ottimo direttore d’orchestra – sono ottimi.

Questo Gli infedeli, invece, è lontanissimo dai modelli e non ottiene la sufficienza.
L’intento del film è semplice. I nove episodi che compongono l’opera hanno l’obiettivo di mostrare l’infedeltà maschile da diverse prospettive, affidate a sette registi diversi. Le storie hanno quasi sempre al centro due attori bravi ma qui troppo gigioni : Jean Dujardin (attore francese dell’anno) e Gilles Lellouche.

Nel Prologo i due protagonisti ragionano sul bisogno che li spinge a tradire e sull’emergere di un debolissimo senso di colpa. Bernard racconta la storia di un uomo che si ritrova in una situazione imbarazzante all’ospedale con la sua amante. Le Séminare ci mostra i maldestri tentativi di un impiegato, durante un meeting aziendale, di sedurre tutte le donne che gli capitano a tiro, con risultati disastrosi. Lolita riprende il classico canovaccio dell’uomo maturo che perde la testa per una ragazza giovane ed attraente. In La question quattro amici si confrontano intorno ad un tavolo; la situazione degenera quando le due coppie cominciano ad affrontare il tema del tradimento.

Thibault è il resoconto dei grotteschi tentativi di un uomo di nascondere alla sua famiglia una scappatella notturna. Simon è la storia di un marito sorpreso dalla moglie nel pieno di un tradimento “hard” con una prostituta. Les infidèles anonymes riunisce alcuni protagonisti degli episodi precedenti in una seduta di gruppo terapeutica, durante la quale una specialista cerca di portare i soggetti sul cammino virtuoso della fedeltà. In Las Vegas ci viene raccontato il viaggio di due amici nella città americana all’insegna del divertimento, con esiti sorprendenti per entrambi.

Un film ad episodi è sempre un affare complicato. C’è il rischio che il livello ondeggi molto, che le storie siano poco funzionali ad un discorso generale, che lo spazio ridotto mortifichi le ambizioni di registi abituati a “distanze” più lunghe. Gli infedeli rimane vittima di tutte le difficoltà del caso, aggiungendo al menù una certa monotonia tematica che viene nascosta solo superficialmente dalla varietà delle situazioni e dei registri.
L’impressione dominante è che gli episodi riprendano clichè e ambientazioni visti mille volte altrove, con l’aggravante di proporre un ritratto dell’infedeltà che vuole divertire ma lo fa in modo banale, spesso volgare, e non rinuncia a lanciarsi in considerazioni più profonde senza peraltro liberarsi dei soliti stereotipi sul tema.

Non tutto naufraga allo stesso modo. Les infidèles anonymes di Courtes è probabilmente l’episodio più riuscito e con la scrittura più sottile. Il resto alterna piccole bizzarrie che non portano da nessuna parte (come Simon, sempre di Courtes) a sketch davvero scadenti, come l’improbabile episodio finale Las Vegas affidato alla regia di Dujardin e Lellouche, i due attori “menti” dell’intero progetto.

Si ride poco e si banalizza tanto. Soprattutto, viene voglia di rivedere i grandi classici francesi sul tema, categoria alla quale questi infedeli non potranno mai appartenere.

Voto 5/10
Regia di Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtes, Michel Hazanavicius, Eric Lartigau, Jean Dujardin, Gilles Lellouche, con Jean Dujardin, Gilles Lellouche
Durata: 110 minuti
Titolo originale: Les infidèles
Uscita nelle sale: 4 maggio 2012

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