Criticati da tutti e invisi al Lingotto per le loro iniziative provocatorie. Ricordano i Provos che scandalizzarono l’allora già disinibita Olanda. Sono i Cobas del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat di Pomigliano.
Seguendo il ritmo delle vampate improvvise la tensione sale di nuovo dopo il suicidio dell’operaia Fiat Maria Baratto. Protagonisti dell’ennesima protesta i Cobas e i disoccupati di Acerra dell’Mda. Ieri mattina hanno piazzato un patibolo davanti al reparto logistico di Nola, lo stabilimento nei cui organici figurava proprio Maria Baratto, in cassa integrazione da sei anni.
E penzolante dal cappio del patibolo c’era un manichino con il viso dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. “Chiedo perdono per i suicidi che ho provocato”, la scritta sul foglio appeso al collo del fantoccio. Un foglio che i Cobas hanno voluto stampare come un testamento, un “lascito prima di esalare l’ultimo respiro”. “Chiedo agli Agnelli, ai politici e ai sindacati di non essere attenti solo al profitto – il contenuto delle “ultime volontà” – ma di pensare al benessere dei lavoratori, cassintegrati e licenziati, e chiedo che i 316 deportati a Nola siano riassunti nello stabilimento di Pomigliano”.
La scena macabra si è consumata sotto il sole del piazzale del reparto logistico. Immediato lo sdegno degli ambienti vicini alla Fiat, che parlano di “cattivo gusto”. Anche la chiesa critica l’uso del fantoccio impiccato in chiave anti Marchionne. don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di San Felice in Pincis, a Pomigliano, il prete degli operai, che proprio qualche giorno fa aveva partecipato a un picchetto davanti alla Fiat organizzato dai Cobas per protestare contro i suicidi dei lavoratori, sostiene di non condividere l’ultima uscita del Comitato di lotta.
“Per me – spiega il sacerdote – bisogna cercare sempre il dialogo, anche attraverso il confronto duro, non con queste cose”. “Loro non hanno pietà di noi, ci sfruttano fino a farci suicidare”, replica però Mimmo Mignano, 50 anni, leader dei Cobas del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati ed ex operaio della Fiat di Pomigliano, silurato dall’azienda durante una manifestazione, un “blitz” nella filiale di Napoli del Lingotto. L’atto dimostrativo, il patibolo col fantoccio dell’ad italocanadese, è stato poi ripetuto in fotocopia nel primo pomeriggio, davanti alla sede Rai di Napoli. Le telecamere del telegiornale regionale hanno trasmesso in tutta la regione l’immagine del Marchionne “impiccato”.
Intanto è una storia complessa quella del Wcl di Nola. Il World classic logistic era stato creato nel 2008 trasferendo 316 operai dalla fabbrica di Pomigliano all’Interporto di Nola. Obiettivo: smistare in tempi rapidi le merci degli impianti del Lingotto dislocati al Sud. Ma il trasferimento fu bocciato dagli operai che erano stati scelti per andare a Nola, convinti che quella sarebbe stata l’anticamera del loro licenziamento. Prima che il nuovo impianto fosse inaugurato i Cobas opposero un’ultima strenua resistenza piazzando un picchetto davanti allo scalo merci della fabbrica di Pomigliano. Ma non ci fu niente da fare.
“Rimanemmo soli nel picchetto – raccontano Mignano e i suoi – volevamo impedire il trasferimento dei 316 operai bloccando Pomigliano: prendemmo solo mazzate”. I blocchi furono sciolti a colpi di manganello delle forze dell’ordine e i 316 furono trasferiti nel nuovo impianto. Ma il progetto Wcl non è mai decollato. Appena trasferiti gli operai del nuovo stabilimento si ritrovarono in cig. E’ un impasse che si trascina da sei anni, che provoca disperazione. Intanto la cassa integrazione finirà a luglio. “Disperazione e suicidi”, puntualizza Vittorio Granillo, segretario dello Slai Cobas, gli autorganizzati che insieme alla Fiom hanno chiesto e ottenuto, dopo una manifestazione sotto le mura della Regione, un incontro con l’assessore al Lavoro, Severino Nappi, il prossimo 10 giugno.
“E’ morta una nostra compagna: vogliamo conoscere il futuro concreto, reale, della Fiat: teniamo pronto un dossier su tutti i finanziamenti pubblici erogati”, avverte il canuto quanto combattivo sindacalista. Le divisioni restano. Granillo detesta le iniziative dei Cobas. “Fanno stupidaggini a uso mediatico”, liquida. E martedì alla Regione il confronto sul Wcl sarà a tavoli separati. I sindacati firmatari dell’accordo Fiat saranno ricevuti da Nappi alle 10. Fiom e Slai Cobas saliranno alle 11. “Non possiamo sederci accanto a chi non ha firmato il contratto”, Felice Mercogliano, segretario nazionale della Fismic. “Inoltre – chiude fiducioso Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm – per quanto riguarda il futuro dell’indotto Fiat di Napoli sto alle parole di Marchionne. Lui ci ha garantito che non licenzierà nessuno”.



