Ieri sono state annullate all’ultimo momento tutte le mobilitazioni previste. E dopo l’incontro tra Fiom e Fim sfuma l’ipotesi di un’assemblea unitaria a Pomigliano sul fallimento del piano Fabbrica Italia.
Ieri tutto sembrava pronto per la seconda giornata di mobilitazione dei cassintegrati Fiat. I Cobas di Mimmo Mignano, operaio licenziato dall’azienda tre anni fa, avevano preparato insieme ad alcuni altri militanti dei comitati di base l’“assalto” alla grande fabbrica con l’obiettivo di bloccarla piazzando picchetti dappertutto. Invece c’è stato il più classico dei flop. Mignano si è ritrovato all’alba, davanti al varco operai dello stabilimento, con appena quindici compagni di lotta e quindi nella totale impossibilità di concretizzare le intenzioni bellicose del giorno prima. “ Comunque – ha raccontato poco dopo l’agitatore anti Fiat – abbiamo improvvisato un’assemblea nel piazzale dell’ingresso. Non ci fermeremo qui ”.
Qualche ora più tardi si sono mossi i cassintegrati guidati dagli ex delegati di fabbrica della Fiom di Pomigliano, divenuti ex dopo la cacciata dallo stabilimento dei metalmeccanici Cgil voluta due anni fa da Marchionne e attuata con l’accordo nuova Panda e col contratto dell’auto. I militanti del sindacato di Landini ieri si sono portati sotto gli uffici della Fim-Cisl di Napoli, in via Sant’Anna alle paludi. Obiettivo: chiedere al segretario regionale della Fim, Giuseppe Terracciano, un’assemblea pubblica unitaria, insieme alla Fiom, per spiegare la difficile situazione in cui è piombato il comparto automobilistico italiano e, in particolare, quello campano. In un primo momento si era temuto il peggio, che cioè l’iniziativa potesse degenerare in una sorta di attacco alla sede del sindacato del si alla Fiat.
Anche in questo caso, però, un’inaspettata calma ha fugato le fosche previsioni, com’era già avvenuto qualche ora prima con i Cobas davanti alla fabbrica. Per dare un segnale distensivo Terracciano ha accettato di incontrare i cassintegrati e gli ex consiglieri di fabbrica della Fiom nel saloncino dei metalmeccanici della Cgil, la cui sede si trova qualche piano più sopra di quella della Fim. Ma il faccia a faccia non è stato proficuo. La posizioni sono risultate troppo distanti per cui l’assemblea unitaria, dopo tre anni di divisioni, è rimasta una chimera.
“ Difficile – il commento del massimo dirigente campano della Fim – che si possa fare un’assemblea con la Fiom. Noi comunque – ha aggiunto Terracciano – faremo l’assemblea nostra, di Fim, Uilm e Fismic, magari aperta alla Fiom ”. “ Sarà un’assemblea all’insegna della trasparenza e della democrazia ”, ha poi detto Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic. L’incontro sindacale di Napoli è durato fino al primo pomeriggio. Tutto è filato liscio. La strategia del sindacato di Landini è per il momento quella della tregua armata. “ Stiamo cercando di elaborare qualcosa che porti il risultato – conferma Stefano Birotti, esponente locale di punta della Fiom – di rientrare tutti in fabbrica. L’assemblea unitaria ? E’ importante perchè un conto è che la proposta della settima corta e della rotazione la portiamo solo noi e un altro è se la portiamo tutti insieme ”.
Intanto oggi i Cobas ci riproveranno: vogliono recarsi sotto le mura di palazzo Chigi in occasione del faccia a faccia Marchionne-Monti. Lunedì le mogli dei cassintegrati manifesteranno davanti alla fabbrica di Pomigliano.
(Fonte Foto:Rete Internet)






