Non poteva andare peggio il primo faccia a faccia tra il Lingotto e i metalmeccanici della Cgil, dopo tre anni di battaglia a colpi di liti giudiziarie. Landini: “La Fiat offende la nostra Costituzione”. L’azienda: “Il segretario Fiom strumentalizza”.
"L’incontro è andato male". Alle quattro e mezza di ieri pomeriggio Maurizio Landini esce dalla sede romana della Fiat più incavolato che mai. Dopo tre anni di gelo il primo incontro con il Lingotto ha partorito l’esito più negativo e più scontato: un nulla di fatto con un nutrito contorno di accuse reciproche. Se i metalmeccanici della Cgil non firmano il contratto specifico dell’auto non ci sarà più dialogo con l’azienda della famiglia Agnelli guidata da Marchionne.
Questo ha sostanzialmente fatto capire il responsabile delle relazioni sindacali di Fiat, Pietro De Biasi, durante la tre ore di teso faccia a faccia con Landini e i suoi. E all’uscita dal portone il segretario dei metalmeccanici Cgil scarica tutta il suo disappunto. “Fiat non intende applicare la sentenza della Corte costituzionale sul diritto alla rappresentanza in fabbrica: e’ un’offesa alla nostra Costituzione”, stigmatizza il sindacalista, che chiama subito in causa il governo: “Deve convocare con urgenza un tavolo sulla Fiat”. Il segretario della Fiom parla di “paradosso”. “Dovremmo accettare – spiega – lo stesso accordo che ci ha estromessi dalle fabbriche del gruppo automobilistico mentre la Corte costituzionale ha detto cose ben diverse. Secondo la Fiat – aggiunge il leader Fiom – chi è stato discriminato dovrebbe sottoscrivere quello stesso accordo con cui e’ stato discriminato, anche se c’e’ una sentenza della Corte costituzionale che quell’accordo lo ha giudicato discriminatorio".
"A questo punto è un problema politico a tutto tondo – il giudizio del segretario generale – dovrebbe essere il governo a far rispettare i principi costituzionali". E gli interrogativi su produzione e occupazione. "Di Cassino non si sa il futuro – il resoconto dell’incontro fatto da Landini – e sugli investimenti non abbiamo certezze, c’e’ il rischio che gli stabilimenti chiudano perché non abbiamo mai visto stabilimenti che restano aperti senza produrre auto". Di nuovo l’appello: “È urgente che il Governo convochi un tavolo – ha spiegato Landini -. non solo perche’ sono a rischio i diritti e le libertà del Paese, ma perché continua ad essere incerto lo sviluppo della Fiat e dell’occupazione in Italia”.
Poi, il messaggio a Cisl e Uil, che in mattinata avevano chiesto alla Fiom di firmare il contratto Fiat prima di tornare al tavolo tutti insieme. “La consulta – la replica sferzante del segretario Fiom – dice cose precise. Forse loro sono rimasti a prima della sentenza. Allora gliela faremo avere e gliela faremo leggere". A un paio d’ore dallo sfogo del segretario Fiom la Fiat trasmette una nota. "L’azienda – vi si scrive – ha chiaramente detto che rispetterà la sentenza della Corte costituzionale la cui applicazione non può che essere di competenza dei giudici di merito, non certamente di Landini". Si profila una nuova battaglia giudiziaria. Chissà però a questo punto cosa si stiano inventando i professori universitari che rappresentano in sede legale il Lingotto.
Nella faretra della Fiom ci sono infatti varie sentenze. In primis quella più recente della Corte costituzionale. Giudizi che appaiono determinanti ai fini del ritorno trionfale dei delegati della sinistra politica e sindacale nelle fabbriche gestite da Marchionne e, in particolare, nel gioiello di casa Fiat da cui tutta questa bagarre è scaturita, nel 2010: il Giambattista Vico di Pomigliano, culla della Panda. Però Marchionne da tutta la sensazione che non voglia cedere un solo centimetro a chi gli all’epoca gli disse di no. Nella nota la Fiat è infatti durissima con Landini: "Come spesso gli succede, il segretario della Fiom , Maurizio Landini, strumentalizza a suo piacimento quanto e’ stato detto nel corso dell’incontro tra l’azienda e la sua organizzazione sindacale. Le dichiarazioni del segretario della Fiom di oggi, prosegue la nota del Lingotto, sono la testimonianza che e’ impossibile tenere rapporti normali con la sua organizzazione che peraltro non tiene alcun conto della posizione degli altri sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori della Fiat".
C’è però da chiedersi il perché di tutto questo. Sin dall’inizio si sapeva che Marchionne ieri non avrebbe ceduto sul fronte del vincolo di firma del contratto Fiat e che Landini non lo avrebbe mai e poi mai sottoscritto questo contratto, dal segretario Fiom giudicato ormai obsoleto. Per un motivo molto semplice: il contratto dell’auto si regge sul’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, articolo che è stato appena spazzato via dalla sentenza della Consulta. Ma la politica nel frattempo rimane ancora alla finestra, avviluppata attorno all’interlocutorio nodo della vicenda giudiziaria di Berlusconi.


