Nella sottoscrizione, spedita via fax a Elkann, a Caldoro e a Cisl e Uil si elogia l’accordo Panda ma si boccia il piano di riorganizzazione di Pomigliano. L’invito: “Fate lavorare anche gli operai della Fiom, lontano però”.
C’è una lettera, una petizione firmata da circa 200 operai della Fiat di Pomigliano, 180 cassintegrati a zero ore e una ventina al lavoro all’interno dello stabilimento.
La missiva, spedita via fax, reca i nomi di destinatari eccellenti: John Elkann, presidente della Fiat, Stefano Caldoro, presidente della giunta regionale della Campania, Lina Lucci, segretaria regionale della Cisl e Anna Rea, segretaria regionale della Uil. Vari interlocutori per una sola, sostanziale richiesta: mettere in soffitta l’appena varato piano di riorganizzazione della fabbrica di Pomigliano per consentire il rientro al lavoro di tutti i cassintegrati. Spedendo però in un cantuccio, a distanza di “sicurezza” dai luoghi di produzione, i 19 operai della Fiom prima reintegrati nello stabilimento, per ordine della magistratura, e poi rimessi in cassa integrazione proprio grazie al nuovo piano organizzativo.
Nella petizione viene consigliato anche il punto preciso in cui inviare i metalmeccanici della Cgil: l’area di collaudo delle vetture utilizzate dal centro ricerche ex Elasis, un reparto molto distante dalla catena di montaggio della Panda e che però renderebbe immune la Fiat da qualsiasi, ulteriore, accusa di discriminazione. Ma le ambiziose rivendicazioni inserite nella petizione puntano a coinvolgere pure le segretarie confederali dei sindacati del si alla Fiat. Obiettivo: dare il via alle elezioni democratiche dei delegati di fabbrica, finora soltanto nominati dai vertici dei sindacati di categoria. C’è però un problema. Nel fax, il cui contenuto è stato trasmesso alle agenzie, non sono riportati i nomi dei firmatari della petizione.
“Questo perché – si scrive all’inizio del testo – è necessario tutelare gli operai che si sono esposti di persona”. Vale a dire che nessuno dei destinatari della lettera potrà conoscere i nomi dei sottoscrittori, la cui identità sarebbe stata messa nelle mani di un solo giornalista, evidentemente di fiducia. L’impossibilità di verificare i nomi dei firmatari sta però facendo ringalluzzire chi crede a una bufala. Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm, manifesta per esempio un silenzio eloquente e liquida il tutto con un “no comment”. Stessa posizione da Torino: anche il Lingotto non commenta. Lina Lucci, però, non giudica in modo negativo la lettera. “Ci faremo carico di capire – spiega la segretaria regionale della Cisl – e di incontrare i lavoratori per comprendere quali sono le difficoltà da superare. Noi non ci siamo mai sottratti al confronto”
Caustico è però Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom: “E’ una lettera farneticante che ripropone un’azione di discriminazione nei confronti degli iscritti della Fiom ed è probabilmente opera di chi si è reso gia protagonista più volte di proposte d’ispirazione aziendale, forse questa volta in chiave di interessi personali”. A ogni modo l’ispiratore o, chissà, gli ispiratori di questa iniziativa politico-sindacale puntano sulla necessità di abolire la suddivisione della fabbrica in tre aree, che concentra la cassa a rotazione nella sola area “C”, dove, si sostiene “sarà impossibile dare reali prospettive occupazionali ai 1390 cassintegrati a zero ore di Pomigliano”.
“Per cui – l’invito contenuto nella missiva – Elkann e Caldoro potranno fare molto facendo rientrare tutti i 4500 lavoratori e puntando la cassa a rotazione sul turno di notte, cassa i cui maggiori oneri potranno essere coperti dalle istituzioni regionali”.


