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Fiat, cassintegrati in piazza ma sindacato diviso

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Ieri gli operai in cassa integrazione hanno inscenato a Pomigliano una nuova protesta, interrotta da una lite tra lo Slai Cobas, da una parte, e Fiom e Confederazione Cobas dall’altra. Niglio Fiom): “Lo Slai tradisce i patti e divide”.

Ieri la protesta dei cassintegrati Fiat esclusi dalla newco, dove si produce la nuova Panda, ha fatto registrare una clamorosa spaccatura sindacale, tra la Fiom e la Confederazione Cobas, da una parte, e lo Slai Cobas, dall’altra.

A un certo punto, infatti, la manifestazione di piazza, colorata dallo sventolio delle bandiere rosse e bianche dello Slai, si è sciolta a causa dello scoppio di un improvviso scontro verbale tra le due fazioni. I militanti del sindacato degli autorganizzati Slai hanno urlato frasi non esattamente lusinghiere all’indirizzo dei metalmeccanici Cgil e dei Comitati di base, capeggiati dall’operaio Fiat licenziato Mimmo Mignano. La protesta ha subito quindi una brusca interruzione per poi terminare definitivamente poco dopo. “Non avete il coraggio di portare le vostre bandiere: noi non vogliamo mettere nessun cappello sulla lotta”, ha gridato dal megafono, contro i militanti Fiom e Cobas, Luigi Aprea, ex delegato di fabbrica dello Slai.

Nel frattempo gli attivisti del sindacato di Landini e della Confederazione dei comitati di base, hanno deciso di abbandonare la manifestazione. “Avevamo stabilito tutti – ha poi spiegato Aniello Niglio, ex delegato di fabbrica della Fiom – che alla manifestazione nessuno si sarebbe presentato con le bandiere dei vari sindacati perché questa è una lotta occupazionale che deve prescindere dalle sigle, che deve unire tutti. Invece lo Slai ha rotto il patto: non è questo il modo di lottare per l’unità dei lavoratori”. Sono state piuttosto convulse le varie fasi della manifestazione. Alle dieci i manifestanti, circa un centinaio, sono concentrati in piazza Primavera.

Aprea prende la parola e megafono in pugno avverte, sguardo truce : “I giornalisti non devono dire che siamo pochi alle manifestazioni, sia chiaro: non deve passare il messaggio che siamo pochi e divisi perché non è vero”. Poi parla Patrizia Di Noia, una militante comunista: “Bisogna coinvolgere la città, dobbiamo parlare ai commercianti, a tutte le categorie sociali: penso a un’assemblea cittadina”. Ma le prime scintille sono dietro l’angolo. Marco Cusano, della Confederazione Cobas, risponde ad Aprea: “Sono le bandiere a dividere i lavoratori”. A ogni modo, pochi minuti prima delle undici parte il corteo. Che si dirige minacciosamente verso il nemico comune: la sede locale della Uil, distante duecento metri. Una volta qui i manifestanti, tutti, urlano: “Servi, siete voi la rovina dell’Italia”.

Gli uffici della Uil, al primo piano di un edificio basso, hanno le tapparelle abbassate. Sotto, davanti al portone, carabinieri e polizia presidiano la sede sindacale. È la seconda volta in pochi giorni che la sede del sindacato di Angeletti viene presa di mira. Lo Slai intanto continua a urlare a squarciagola dal megafono. Ma Mignano e Vincenzo Sarnataro, anche lui della Confederazione Cobas, insistono: “Dobbiamo essere uniti”. Alle undici e dieci, proprio quando il corteo sta per ripartire in direzione della vicina strada nazionale, si apre la spaccatura. “Il sindacato si sta defilando: non hanno il coraggio di esibire le loro bandiere”, grida ancora Aprea. La manifestazione dei cassintegrati termina così, tra screzi e malumori interni.

Poco prima Vittorio Granillo, leader dello Slai, scrive in un comunicato che “ la Fiat ha avviato il terzo turno per recuperare Panda con problemi alle plance e difetti di verniciatura”. Secca la smentita del Lingotto: “Nessun terzo turno come del tutto infondata è la questione dei recuperi e dei difetti”. Una smentita del resto confermata dagli altri sindacati. Intanto Fim, Uilm e Fismic stanno organizzando l’assemblea dei loro iscritti sulla questione Fiat. Top secret però luogo e data dell’evento. Si temono disordini. Da qui la segretezza delle “operazioni”.
(Fonte foto: Rete Internet)

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