Ieri il picchetto dei Comitati di base, organizzato davanti alla fabbrica della Panda, è stato immediatamente rimosso dall’intervento degli agenti antisommossa. Fotogallery
Ormai basta una scintilla per far esplodere la rabbia di chi ha paura di perdere il posto di lavoro, di chi teme il mancato prolungamento della cassa integrazione. La stessa rabbia che ieri ha fatto contrapporre poliziotti da una parte e Cobas dall’altra, una ventina tra operai cassintegrati, licenziati, disoccupati, precari e studenti giunti nel primo pomeriggio sul varco principale della Fiat di Pomigliano con l’intenzione di bloccare l’accesso dei lavoratori alla fabbrica automobilistica.
Stavolta però non è andata come diciotto giorni fa, quando, il 30 aprile, lo stesso gruppo di manifestanti era riuscito a mettere a segno un picchetto che stava per creare seri problemi alle produzioni Panda. Stavolta infatti la polizia ha caricato i Cobas, riuscendo a sventare il blocco che era iniziato soltanto da pochi secondi. A ogni modo non è stato registrato nessun ferito, né tra gli scioperanti né tra gli agenti. La carica è stata di quelle “morbide”. Niente manganelli, nessun colpo proibito. Ai poliziotti in assetto antisommossa è bastato premere fisicamente sul cordone dei ribelli per liberare il ponte che dagli svincoli dell’asse mediano porta dritto ai vari ingressi della Fiat. Il tutto è durato meno di mezz’ora appena, tra le 13 e 15 fino a poco dopo le 13 e 30.
Quindi i Cobas hanno abbandonato la zona della Fiat per puntare su un locale del comune, una sede distaccata della municipalità di Pomigliano piazzata accanto a uno degli ingressi del parco pubblico. Il locale, abbandonato da tempo, ubicato al pianterreno, è stato occupato. Sul muro interno dell’immobile pubblico gli attivisti dei Comitati di base hanno scritto con della vernice rossa “I cassintegrati Fiat okkupano”. “Trasformeremo questo posto in un centro sociale ”, ha annunciato Mimmo Mignano, operaio Fiat licenziato e leader Cobas. Intanto i problemi occupazionali e politici, legati alla condizione dei 2900 cassintegrati di Fiat e indotto napoletano (Wcl di Nola e Marelli di Poggioreale) e allo scontro con la sinistra sindacale, stanno facendo moltiplicare le tensioni.
I tafferugli di ieri hanno preceduto di poche ore la manifestazione nazionale della Fiom programmata per oggi. Ma la rabbia dei Cobas ha anche un sapore molto polemico verso tutti i principali sindacati italiani. In un comunicato di qualche giorno fa avevano avvertito Cgil, Cisl, Uil e Fiat così: "I tremila cassintegrati non possono sopravvivere mentre Cgil, Cisl e Uil guadagnano 177 milioni di euro al mese, solo grazie alle tessere sindacali, e i vertici della Fiat sono multimilionari”. Il tempo stringe. Tra il 7 e il 14 luglio prossimo scadrà la cassa integrazione per i 750 addetti della Marelli di Poggioreale e per i 316 del reparto logistico Fiat di Nola. Per quanto riguarda invece i cassintegrati della Fiat di Pomigliano (sono 1800, tutti gli operai del reparto “C”) la scadenza della cig è stata prorogata a marzo 2014.
Si tenta comunque di dare risposte occupazionali alla fame di lavoro. Lunedì la Fiat incontrerà a Pomigliano i sindacati firmatari dell’accordo Panda. L’obiettivo rivendicato da Fim, Uilm e Fismic è l’avvio del terzo turno notturno con il contestuale ingresso dei cassintegrati nei reparti A e B, dove sono allocate la catena di montaggio e le altre produzioni manifatturiere e dove però, in base a un recente accordo, risalente al 7 febbraio, possono lavorare solo gli addetti con almeno 6 mesi di esperienza in questi settori. Peraltro, secondo quanto affermato dal Lingotto, il terzo turno a Pomigliano sarebbe possibile solo con il superamento della soglia delle 1000 vetture prodotte al giorno. Ma attualmente la cadenza della catena, pur avendo fatto registrare un positivo aumento negli ultimi mesi, si ferma a quota 810 vetture.






