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Facciamo chiarezza su un emendamento (congelato) al decreto legge sulle intercettazioni, che avrebbe escluso l”obbligo di arresto per gli autori di atti sessuali di “lieve entità” su minori. Di Simona Carandente

Da qualche tempo a questa parte, viene diffuso in rete un contributo scritto attraverso il quale, in buona sostanza, si grida allo scandalo governativo, con tanto di accorato appello a porre alla gogna i presunti responsabili, rei di aver introdotto al decreto legge sulle intercettazioni un emendamento "salva pedofili", meglio noto come Emendamento 1707.
Attraverso questa modifica legislativa, peraltro allo stato congelata, alcuni senatori di Pdl e Lega avrebbero voluto creare una sorta di scappatoia, finalizzata all’impunità, per coloro (pedofili, molestatori e quant’altro) che si fossero resi autori di violenze sessuali minori o, per usare le parole della legge, di "lieve entità".

Per dovere di cronaca e rispetto della legge, entità di per sé suscettibile delle più svariate interpretazioni ed applicazioni, occorre fare un po’ di chiarezza sulla delicatissima questione, a prescindere da ogni connotazione di tipo politico o giudizio di sorta sui potenziali firmatari.
Da una lettura attenta ed accurata della norma, si evince che quest’ultimo avrebbe escluso, laddove approvato, l’obbligo di arresto per chi veniva sorpreso a compiere violenze sessuali di "lieve entità" verso i minori, espressione da interpretare in maniera rigorosa.
La norma non parla di violenza sessuale di minore entità, bensì di atti sessuali di minore gravità, intendendo per tali gli atti compiuti tra soggetti quasi coetanei, entrambi consenzienti, riprendendo un concetto già esistente nel codice Penale, al quale sarebbe stata obbligata la facoltatività dell’arresto.

Per essere più concreti, laddove ad esempio due adolescenti compissero atti sessuali tra loro in maniera consenziente, non sarebbe obbligatorio per legge procedere all’arresto del presunto reo, lasciandone però intatta la facoltà agli aventi diritto.
In particolare, dal punto di vista processuale, ed in relazione al reato di cui all’art.609 bis c.p, la minore gravità si riferisce essenzialmente alla condotta del reato, ricollegandosi alla caduta della distinzione tra congiunzione carnale consumata e non, sommandosi al fattore età dei soggetti coinvolti, con l’evidente necessità di non criminalizzare i rapporti tra adolescenti, anche alla luce dei mutati costumi sessuali.

Non bisogna poi dimenticare che, secondo la giurisprudenza, costituiscono atti sessuali anche la mano morta, le carezze, i fischi di apprezzamento ed addirittura gli sguardi indiscreti, atti indubbiamente di minore gravità rispetto ad uno stupro, per i quali non avrebbe senso imporre l’obbligo dell’arresto in flagranza.

Se la formulazione della norma ha destato incertezze nei cd. non addetti ai lavori, giungendo ad un vero e proprio travisamento da parte dell’opinione pubblica, che ha dipinto l’emendamento come una disposizione salva-pedofili, meno condivisibile appare la campagna di criminalizzazione a mezzo internet nata in rete. Non sempre, al di là delle apparenze, si può gridare al ladro. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

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