ELEZIONI A NAPOLI: CANDIDATI BANALI E POCO CORAGGIOSI

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    Le interviste dei candidati a sindaco sono zeppe di luoghi comuni. C”è il dubbio che siano stati messi lì per non ostacolare i comitati d”affari che si stanno mangiando la città. Di Amato Lamberti

    Napoli, a guardarla dal versante della legalità praticata e non da quella proclamata, è, parlando con decenza, come si diceva una volta, una fogna, anzi una cloaca. Mi dispiace contraddire gli aspiranti Sindaco che non fanno altro che parlar di una città capitale della cultura, della bellezza, dell’arte e della musica, con enormi prospettive di sviluppo, di occupazione, di turismo.

    Certo nessuno può negare che Napoli abbia un patrimonio monumentale ed artistico che basterebbe valorizzare per avviare un processo complessivo di sviluppo fatto anche di interventi edilizi di riqualificazione del Centro Storico, dell’area di Bagnoli, di Napoli Est. Certamente la città ha bisogno di una miriade di interventi di riqualificazione, a cominciare dalle strade, dai marciapiedi, dal verde pubblico, dall’inquinamento dell’aria, dagli asili nido, dai luoghi di aggregazione per i giovani, ma anche per gli anziani, ma non si può dimenticare, o meglio ignorare nei programmi, il problema di un pezzo, purtroppo consistente, di classe dirigente che dovrebbe rispondere alla magistratura ma soprattutto all’opinione pubblica degli abusi, delle malversazioni, perpretati impunemente per anni.

    Che alcuni candidati, a destra come a sinistra, non conoscano per nulla la situazione napoletana lo si evince dalle loro interviste e dichiarazioni piene solo dei luoghi comuni del politichese elettorale più stantio. A pensar male viene il dubbio che siano stati scelti proprio per questo: perché non conoscendo Napoli, non potranno ostacolare i comitati d’affari che questa città se la stanno mangiando un pezzo alla volta. Né potranno chiedere aiuto ai Consiglieri comunali uscenti dello schieramento che li sostiene, perché in tutti questi anni hanno evidentemente pensato ad altro e certamente non ai problemi della città e dei napoletani.

    E tanto meno hanno pensato a contrastare il malaffare che, infatti, è diventato dilagante, o l’invasione interstiziale dell’economia della città da parte di delinquenti organizzati e dei loro sodali, professionisti compresi.

    Che i "politici", a Napoli, ma il discorso vale almeno per tutta la provincia, pensassero ad altro, vale a dire ai propri personali affari e alla conquista di una qualche prebenda, lo dimostra il fatto che né il Sindaco, né l’assessore alla legalità, né l’assessore alla sicurezza urbana, né alcuno dei consiglieri di opposizione e di maggioranza, né alcuno dei segretari di partito e dei parlamentari, di destra come di sinistra, hanno avuto nulla da eccepire sulle decisioni che, invece di distruggere la camorra, liberando dal suo secolare controllo un importante comparto produttivo, l’ hanno trasferita, la camorra, dal morente e fatiscente Mercato Ortofrutticolo di Poggioreale alla struttura di avanguardia del Centro Agroalimentare, tanto per fare un esempio, di assoluta incapacità, se non di palese connivenza.

    Ma tutta la classe "politica" sembra vivere su un altro pianeta visto che non si rende neppure conto del fatto che la corruzione dilaga negli uffici comunali e che i consiglieri non sanno fare altro che i mediatori d’affari, di licenze, di autorizzazioni – anche solo per allargare le basi clientelari che devono assicurargli la conservazione di quella “posizione” o il raggiungimento si “posizioni” più remunerative e prestigiose – con quel sottobosco di imprenditori di malaffare, spesso legati ai clan camorristici egemoni sul territorio.

    A forza di vivere blindati nei loro uffici di Palazzo S.Giacomo, né il sindaco né gli assessori, in questi ultimi quindici anni, sembrano essersi resi conto che la camorra si stava rosicchiando la città con i suoi negozi, i suoi bar, i suoi ristoranti, le sue discoteche, le sue bancarelle, ma anche con le sue finanziarie e le sue agenzie immobiliari. Lo spettacolo delle bancarelle di Natale, dell’Epifania, di Carnevale,di Pasqua, per tutta la città può riempire forse di gioia i bambini, ma dovrebbe far riflettere gli assessori al commercio, alla legalità e alla trasparenza se solo conoscessero le modalità con le quali questi mercatini si realizzano. Tutto in regola, tutte le autorizzazioni a posto, solo che i nuovi “imprenditori” sono tutti pregiudicati e molti hanno anche il 416bis, cioè l’associazione camorrista.

    Per non parlare delle forniture di servizi, a cominciare da quelli agli ospedali, e dei lavori privati di manutenzione edilizia e di quelli pubblici per manutenzione stradale e raccolta d’emergenza dei rifiuti. Nessuno controlla niente in una città dove non basta avere le carte a posto per essere sicuri della trasparenza. Viene il dubbio che il mancato controllo istituzionale e istituzionalizzato sia funzionale alla logica dei comitati d’affari che vedono intrecciati e abbracciati politici, amministratori, imprenditori, procacciatori d’affari e camorristi. Siamo tornati all’inizio del secolo scorso, quando, come notava il senatore Saredo, a farla da padrone, nella vita politica e amministrativa della città, erano le “interposte persone”, i faccendieri che sedevano anche in Consiglio e nelle Giunte comunali.

    Come allora, anche oggi, molte delle iniziative che dovrebbero far decollare la città, almeno nelle intenzioni, e penso a Bagnoli e Napoli Est, sono bloccate per ragioni non sempre chiare. Non è che, anche oggi come allora, non sia sufficiente un nuovo Sindaco, una nuova Giunta, un nuovo Consiglio, ma sarebbe anche necessaria una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle Amministrazioni comunale, provinciale e regionale per far luce sull’intreccio perverso che le indagini della magistratura permettono solo di intuire, ma non di precisare, per poi colpire e smantellare, nei suoi contorni amministrativi e politici?

    Io spero che la voglia di cambiare che si respira, a tutti i livelli, in città, si traduca in un mandato pieno ad un Sindaco capace, con i suoi collaboratori, di rompere quel grumo vischioso di interessi politici e criminali che oggi condanna Napoli ad una miserevole condizione di città senza speranza e senza futuro.
    (Fonte foto: Rete Internet)

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