Disoccupazione senza precedenti: sempre più giovani cercano lavoro all’estero o fuori regione

0
168

Più di 800.000 disoccupati iscritti solo al Centro per l’Impiego della Provincia di Napoli, e un salasso di giovani laureati che migrano in cerca di lavoro.

Nuove migrazioni. Ancora un altro volto della crisi che ha dissanguato la Provincia, sprofondata in una desertificazione industriale ora più che mai desolante. La modernità qui somiglia sempre più al passato, ad un tempo fatto di valigie da fare e disfare per inseguire nuove opportunità di lavoro, entro o fuori i confini nazionali.

Tornano i napoletani già emigrati al Nord, ora che molte fabbriche delle realtà più produttive d’Italia chiudono o sono in sofferenza, e che qui possono contare sull’appoggio della famiglia e spesso sulla possibilità di qualche lavoro a nero. A partire invece sono in tanti, tantissimi in una terra in cui più di 800.000 sono solo i disoccupati e gli inoccupati iscritti al Centro per l’Impiego della Provincia di Napoli. Ventisettemilasettecento di questi – secondo il dato fornito dall’Osservatorio provinciale sulle Politiche del Lavoro, aggiornato al 28 febbraio – sono laureati, e circa 20.000 non superano i 30 anni. Numeri da capogiro. Basti pensare che molti centri del vesuviano contano un numero simile di abitanti, come se una parte -certamente ridotta – dei laureati senza lavoro della provincia di Napoli potesse, da sola, costituire una piccola città, una colonia di disperati che bussa alle porte del lavoro senza trovare risposta soddisfacente.

E così si emigra ancora, verso il Belgio, l’Olanda, la Danimarca, l’Inghilterra, anche verso la Spagna. Come Annarita, 29 anni, una laurea in tecnologia delle produzioni animali e una miriade di lavori part time alle spalle, che da mesi si è trasferita a Barcellona, dove dirige una pizzeria napoletana di cui però conosce i proprietari. Necessità di lavorare dunque, ma anche la voglia di tornare in Italia per mettere radici. «Ovviamente il lavoro che ho adesso non è quello che voglio fare nella vita – chiarisce Annarita, che aggiunge – intanto però, dopo sei mesi ho trovato un corso di formazione postlaurea, che ho pagato pochissimo, e posso dire che se tutto va bene, mi piacerebbe portare queste novità in Italia, e soprattutto a Napoli».

Così anche Margherita, che dopo la laurea in scienze delle comunicazioni nel 2008 si è subito inserita in una multinazionale del settore pubblicitario a Milano, dove ha lavorato per due anni, fino a quando la crisi non si è fatta sentire più forte e, tornata a Pomigliano, ha giocato le sue carte in mille lavori diversi, sempre lontani dal naturale proseguimento della sua esperienza di studi. «Al Sud la comunicazione non esiste, o meglio non esiste un concetto di comunicazione al passo coi tempi: qui per marketing si intende il call center» spiega oggi, di ritorno da un periodo trascorso in Spagna alla ricerca di prospettive migliori, segnato ogni giorno dalla nostalgia e dalla rabbia per una scelta compiuta di necessità più che spontaneamente.

Una valutazione abbastanza negativa dell’ambito professionale italiano è espressa anche da Angelo, ventinovenne ingegnere delle telecomunicazioni che oggi lavora a Nizza, e lamenta la «fortissima disorganizzazione del lavoro» in Italia. «Ci sono sprechi di ogni tipo in tutte le aziende in cui sono passato. Processi aziendali inesistenti, budget che non si sa perché esistano dato che si fanno prodotti che non funzionano da 10 anni e che forse mai funzioneranno». «Mi piacerebbe molto tornare in Italia – continua – ma solo per una posizione lavorativa appagante (non economicamente), che mi interessi e mi faccia crescere professionalmente».

Altissimo resta infine il numero dei giovani che dalla provincia di Napoli si spostano per lavoro verso il centro e il nord Italia, storie di eccellenze che si formano al Sud e vanno ad arricchire altri territori. È il caso di Gaetano, laureato in ingegneria gestionale a 24 anni, e da due anni impegnato nel settore della logistica in provincia di Padova. Per lui le porte del lavoro si sono aperte sistematicamente nell’area tra Lombardia, Veneto e Piemonte, per cui oggi parla di una «totale assenza di possibilità lavorative in Campania».

«È stato molto difficile accettare l’idea di lasciare la mia vita per andare a lavorare 700km di distanza, però pur di iniziare e mettere da parte un po’ di esperienza, sono partito. Più che una scelta è stato un obbligo: nessuno andrebbe dall’oggi al domani così lontano da casa, però in assenza di alternative… Oggi posso dire che è un’esperienza che rifarei molto volentieri perché ti garantisce una crescita personale. Lo svantaggio è che se lasci la tua vita qui, lavorare al Nord diventa triste».
(Fonte foto: Rete Internet)