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Corde intrecciate dalla vigliaccheria hanno impiccato Billy e Cherie

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Dalle intimidazioni ai mancati provvedimenti, i punti fermi per contrastare la mafia sono almeno tre. Vanno attuati senza aspettare più nemmeno un secondo e intanto aleggia nella nazione il puzzo insostenibile dell’indifferenza politica.

Si chiamavano Billy e Cherie, i due cani impiccati per spaventare il giornalista Pino Maniaci, impegnato nella lotta contro la Mafia. Con tanti guai che ci sono in giro che facciamo, ci mettiamo a pensare ai cani? Sì, decisamente si, dobbiamo, è nostro dovere, è un dovere imposto da quel senso civico che dovrebbe essere lo spirito morale di tutte le società civilizzate, senza quel senso civico non siamo persone informate, non siamo cittadini civili, siamo bestie. Sono morti due cani, sono stati ammazzati e lo strazio non si limiti alla “semplice” crudeltà di aver ucciso due animali indifesi, ma tocca nervi delicati di una realtà mai abbastanza analizzata nelle sue molteplici sfaccettature.

Uccidere due animali è già un atto vile, ucciderli per intimorire il suo padrone che da anni lotta denunciando pubblicamente la crudeltà delle organizzazioni criminali, è un allarme che coinvolge tutti, indistintamente, di ogni regione nazionale, di ogni ceto sociale, di ogni amministrazione governativa. Immaginate se uccidessero Dudù, il cane di Silvio Berlusconi, in quel caso, statene certi, interverrebbe Vladimir Putin in difesa della causa! Qui c’è poco da scherzare, qui bisogna capire quali sono le vere bestie. Non possiamo far passare la notizia semplicemente sotto il titolo scenico di “intimidazione”, un titolo che sembra dire “è solo un avvertimento”. Questo non è soltanto un semplice avvertimento, questo è l’esempio evidente di quanto ancora le vere bestie riescano a detenere un controllo sulla vita degli altri, pilotando scelte, minacciando persone, incutendo terrore, controllando economie e contaminando molteplici settori attraverso corruzione e imposizioni. E’ un potere vivo, che pulsa e che puzza d’incontrollabile prepotenza.

E’ davvero da infami, e questo concetto non va minimizzato pensando “accade di peggio”, il peggio è già accaduto e, come sempre succede in questi casi, la paura spinge a sdrammatizzare e offuscare dietrologie che stanno alle spalle di queste minacce. Non si va mai al sodo, la lotta decisa e totale è sempre ad un passo dall’atto concreto di ribellione. Non bastano le associazioni, tutti dobbiamo di comune accordo respingere palesemente ogni forma di contaminazione. Non possiamo lasciare che la cosa passi inosservata e sottovalutata dagli organi istituzionali di controllo. Con molta probabilità ci stiamo limitando fin troppo a un livello di contrasto limitato, un livello dove la reazione è solo lamentela inutile e mai una volontà fattività di provvedimenti determinanti. La soluzione c’è e va imposta, senza pietismi, vittimismi o giri di parole: Togliere qualsiasi bene economico o immobiliare a mafiosi e clan in generale, eliminare senza troppe burocrazie qualsiasi capitale finanziario dei corrotti, in tal senso l’obiettivo primario del crimine organizzato perderà il suo valore e indietreggerà nell’ascesa sociale verso la coercizione totale e incontrollata di territori in cui questo potere viene reinvestito in cicli infiniti che ammazzano l’economia legale. Secondo punto: magistratura determinata. Le leggi ci sono ma vanno seguite alla lettera e deve estinguersi l’idea culturale della clemenza nelle condanne.

Certezza della pena quindi, tempi brevi, pene ferme e lunghe che fungano da deterrente al fenomeno. Terzo punto: indagini costanti negli apparati amministrativi. Nei recenti giorni siamo rimasti tutti allibiti dai fatti di Roma. Ben venga questa scoperta dell’acqua calda. Andiamo avanti su questa strada, l’intreccio tra crimine organizzato e politica è sicuramente il punto più importante e delicato perchè è il primo mezzo utilizzato dalla mafia per detenere il comando su appalti, gestione delle imprese, fondi e progetti di sviluppo in tutti i territori italiani. Si scopre che il politico è colluso? Perfetto, allora senza attendere tutti i gradi di giudizio, va interdetta per sempre, sottolineando per sempre, ogni futura possibilità di partecipazione alla vita politica e alla gestione dei pubblici uffici. Come possiamo favorire la messa in pratica di quest’ultimo punto? Pensandoci due, tre, quattro volte, quando votiamo, poichè quando ingenuamente votiamo qualcuno che apparentemente è immacolato, spesso e volentieri a causa della nostra memoria corta, tendiamo a dare fiducia votando e rivotando persone che posseggono nel curriculum vitae contaminazioni con il mondo del malaffare.
Oggi esiste internet, perchè non creare uno spazio on line con un archivio preciso e trasparente di tutti coloro che operano nella politica? Ti chiami Gianni Alemanno e nel tuo profilo on line risulta che hai avuto qualche forma di collusione? Bene, non puoi più partecipare al gioco, perchè il pessimismo e la sfiducia stanno rendendo la politica contemporanea davvero una pagliacciata di pessimo gusto, almeno in questo modo il gioco lo gestiamo noi, e se proprio dobbiamo giocare, una volta visualizzato il portfolio di un qualsiasi politico corrotto, avremo la soddisfazione di non dargli potere, di non fargli prendere decisioni sulle nostre vite, di commentare con determinazione sotto il suo profilo: “Invece che giocare sulla nostra serenità, vai a giocare con le arance in carcere e lasciaci stare”. Ne abbiamo le scatole piene, piene di documenti da scrivere e decodificare e che implorano più attenzione da parte nostra. La mafia è prima di tutto un’idea, un atteggiamento deviante, è un atto di presunzione e come tale può essere modificato, solo ed esclusivamente decidendolo insieme.
(Fonte foto: Rete internet)

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