La legge Delrio farà esprimere solo sindaci e consiglieri comunali della provincia di Napoli. 1600 elettori per 91 candidati a 24 posti da consigliere metropolitano. Il sindaco resterà Tommaso Sodano. Che però oggi non può votare.
Le province che oggi diventano città metropolitane, che a loro volta non possono essere elette dal popolo ma solo dai sindaci e dai consiglieri comunali delle aree disciplinate dalla legge del ministro Delrio. Insomma, si vede subito che è un rompicapo. Soprattutto a Napoli. Da queste parti, come nel resto d’Italia, il sindaco della Città metropolitana deve essere quello del comune capoluogo. E fin qui non ci piove. Ma ora viene il bello. Il sindaco, o meglio, l’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è stato appena rimosso dal ministero dell’Interno a causa della condanna relativa alle modalità dell’inchiesta Wy not, inchiesta che aveva condotto da magistrato.
Adesso il primo cittadino facente funzione è il suo vice, Tommaso Sodano. Che sarà comunque anche il sindaco della Città metropolitana ma che oggi non potrà votare a causa del fatto che occupa una carica non elettiva. Lui, infatti, Sodano,è stato scelto da De Magistris. Non è stato votato dai cittadini. Ed ecco come la faccenda s’ingarbuglia: De Magistris, l’ex sindaco rimosso, può invece andare a votare per la Città metropolitana. Lo ha stabilito il Tar. Poi, a rendere il tutto più bizantino che mai, ci pensa lo schieramento politico oggi al voto. Cinque i partiti: Pd, Ncd, Fratelli d’Italia, Forza Italia e “Lavoro, sviluppo, ambiente”, lista che ha come principale punto di riferimento proprio De Magistris. Intanto i complicati calcoli (il voto di ogni elettore peserà sulla base del numero di abitanti del comune a cui appartiene) per il momento danno una leggera prevalenza di consensi al Pd e a “Lavoro, sviluppo, ambiente”.
Però tra Pd e la lista dell’ex sindaco-magistrato non c’è accordo politico. Risultato: si vedrà. Domani pomeriggio sarà reso noto l’esito della consultazione che si sta svolgendo nel palazzo della (ex) Provincia di Napoli, a piazza Matteotti. Ma le criticità non sono finite. La Città metropolitana avrà tre organismi: il sindaco metropolitano, ovvero il sindaco del capoluogo, il Consiglio (organo di indirizzo e controllo), la Conferenza metropolitana, composta da tutti i sindaci del territorio. La legge le attribuisce quattro competenze: viabilità, edilizia scolastica, pianificazione del territorio e sviluppo socio-economico. Mentre le prime due sono tipiche delle province, cui da sempre compete la manutenzione delle strade e delle scuole secondarie, le altre sono relativamente inedite. La pianificazione del territorio riguarda la gestione dei rifiuti (già di competenza provinciale) ma si estende allo sviluppo urbanistico. L’economia coinvolge, oltre al lavoro, anche l’innovazione e l’attrazione degli investimenti.
Dunque, ok, d’accordo: tutto lineare in questo caso. Ma perchè escludere da queste funzioni quelle parti del Casertano e del Salernitano che sono fisicamente congiunte da decenni all’attuale area metropolitana di Napoli ? Tutto risulta troppo contraddittorio, fumoso. Nel frattempo molti analisti concordano: “la Città metropolitana potrà avere un senso solo se ad essa corrisponderà un solo, unico, sindaco e solo se i comuni che ingloberà si trasformeranno in municipalità senza più i poteri amministrativi vigenti”. Ergo: abolizione dei comuni, ormai fagocitati dal grande capoluogo.
Sindaci e consiglieri comunali dei numerosi, troppi, centri che fanno parte della nascente Città metropolitana dovranno diventare solo un lontano ricordo. Anzi: un incubo che in nuovi napoletani “metropolitani” dovranno rimuovere al più presto. No, non è un’affermazione eccessiva, “surreale”. Basti osservare le condizioni urbanistiche e sociali in un cui si trovano i mille chilometri quadrati all’ombra del Vesuvio: l’estrema frammentazione amministrativa e il controllo spietato del voto comune per comune hanno generato un mostro tristemente noto in tutta Europa, dove speculazione edilizia, abusivismo, corruzione, appalti pilotati, inquinamento, familismo, divario sociale, camorra e prepotenze d’ogni sorta imperano.
Non che a Napoli città manchino tutte queste nefandezze. Se non altro però la creazione di una città molto più ampia libererà i cittadini dal controllo “scientifico “del voto nei paesi e paesini della conurbazione. Ma la nascente Città metropolitana di Napoli sarà in grado di dare risposte concrete a questo degrado strutturale?


