Ennesima variazione su un tema fertile, Cena tra amici ci mostra il progressivo deteriorarsi di una tranquilla serata. La scelta del nome da dare al figlio dà il via ad una guerra verbale combattuta a suon di insulti e rivelazioni inaspettate.
Come da copione per le traduzioni nostrane, il titolo italiano scelto per questa fortunata commedia francese inganna. Il riferimento alla cena fa venire in mente decine di altri film imbastiti intorno ad una tavola apparecchiata, dove amici, conoscenti e parenti, aiutati dal cibo e costretti dalla prossimità forzata, finiscono per scontrarsi. Le prènom segue in larga parte questo canovaccio, ma lega l’inizio della “battaglia” ad un momento ben preciso, suggerito da quel “prènom” del titolo originale.
La cena tra amici è una partenza classica: Vincent viene invitato dalla sorella e dal cognato e, in attesa della moglie, diventa il protagonista della serata. Tra scambi serrati e arguti, le discussioni da salotto che si creano partono dalla contrapposizione politica tra Vincent, di destra, e il padrone di casa, uomo di sinistra. Tutto è tenuto sempre su un binario leggero e brillante ed entrambi i contendenti sono una caricatura, un po’ destra tradizionalista e ignorante il primo, un po’ intellettuale da gauche caviar il secondo.
La svolta arriva quando si passa a parlare del figlio che Vincent e Anne aspettano e del nome che hanno intenzione di dargli (le prènom, appunto). Questo argomento all’apparenza ordinario – reso poco ordinario dalla scelta bizzarra di Vincent – innesca una serie di ripicche reciproche, di offese velate che diventano sempre più dure, trasformando la cena in una tonnara dove i (presunti) amici affilano il coltello gli uni contro gli altri. Il flemmatico gruppetto di amici esplode così con rabbia e ostilità represse.
La cena dà il la alla trama, ma la scelta del distributore italiano sembra poco azzeccata per almeno due motivi. In primo luogo, riconduce il film nell’alveo di un genere che ha già detto tanto, forse tutto, penalizzandone in partenza le peculiarità. E, soprattutto, insiste sul fattore debole dell’opera: la questione del nome è centrale, come dimostrano anche i simpatici titoli di coda (nomi senza cognomi) ed altre trovate interessanti sparse qua e là. Da quel momento la cena degenera, gli amici si riscoprono non così amici e il veleno viene sparso tra odi sopiti e segreti svelati, con le differenze politiche e sociali che si mescolano alle questioni private.
Il film è tratto da una fortunata opera teatrale e, in alcuni passaggi, si vede. La regia cerca di velocizzare i dialoghi con stacchi rapidissimi, ma i tempi comici rimangono quelli tipici del teatro. Come da tradizione per le commedie francesi, si parla molto, ma in alcuni casi il limite non sembra stare nella quantità. Battute e dialoghi che risultano brillanti su un palco, si perdono al cinema se non sono supportati da una regia e da una direzione degli attori meno convenzionale di quella preparata da de la Patellière e Delaporte. La conseguenza è che, in certi momenti, il film si appesantisce e l’eccessiva prolissità mortifica i passaggi più divertenti. Anche l’insistenza sul sottotesto politico, dal quale parte la querelle, non giova al risultato finale, poiché rimane sul binario del luogo comune e lascia molti dialoghi in un limbo.
Se il film riesce comunque a intrattenere e divertire, il merito è soprattutto di un ottimo cast e di una sceneggiatura tagliente. Ma la sensazione è quella di aver assistito ad un qualcosa che trova nella forma teatrale la sua migliore espressione e che è stato “piegato” alla buona per essere infilato senza troppe modifiche nel contenitore cinematografico.
Voto 6,5/10
Regia di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, con Patrick Bruel, Valérie Benguigui, Françoise Fabian, Charles Berling, Guillaume De Tonquedec
Durata: 110 minuti
Titolo originale: Le prènom
Uscita nelle sale: 6 luglio 2012

