Oggi ci occuperemo di come la crisi economica, passata ed attuale, influisce ed ha influito sulle organizzazioni criminali, e di come esse rispondono differentemente rispetto alle aree legali.
Come racconta Serena Danna in un suo recente libro, lo stesso Mario Draghi attesta che “le organizzazioni criminali sono state leste ad approfittare della crisi economico-finanziaria come opportunità di crescita”. Dunque la crisi economica attuale che colpisce sia le famiglie, sia le piccole e medie imprese, costituisce una grande occasione di investimento per le organizzazioni criminali. Secondo il 44esimo Rapporto Censis riguardo la situazione sociale del Paese del 2010, la crisi economica fa crescere il rischio che la criminalità si insinui ulteriormente nell’economia legale.
Una spiegazione di tale modalità di risposta alla crisi economico-finanziaria, di questa ombra che perseguita i mercati legali mondiali e che approfitta della assenza dello stato legale, è dovuta perlopiù alla copertura di servizi che per l’appunto lo stato legale non può ricoprire per scelte etiche e morali. Un esempio può essere quello del mercato della droga, quello della prostituzione, del traffico di organi, del traffico di esseri umani ecc.
Settori del mercato illegale, che in periodi di recessione ,come quelli che stiamo vivendo, non tendono a calare drasticamente come le imprese legali o i mercati azionari. Le organizzazioni criminali non sono vittime dello spread che ad oggi è superiore ai 400 punti. Lo stesso Amato Lamberti, autorevole studioso-analista del fenomeno, ha affermato più volte nel corso degli anni che la legalizzazione anche soltanto parziale di alcuni settori di questi mercati sarebbe un drastico colpo di frusta per le organizzazioni criminali, le quali si ritroverebbero sottratti alcuni tra i settori più redditizi, come quello delle droghe che secondo le stime si aggira intorno ai 325 miliardi di dollari all’anno.
Possiamo considerare che il mercato illegale sia costituito da un network di organizzazioni criminali dai numerosi interessi economici che risulta estremamente flessibile, data la strategia che attua di diversificazione nelle attività e negli investimenti. Esso si riproduce e si fortifica traendo profitti in tutte le fasi di fluttuazioni cicliche dell’economia nazionale ed internazionale.
Il governatore Draghi, durante un convegno di Libera del 2011, ha aggiunto che “nell’arco di 30 anni, all’insorgere della criminalità organizzata sarebbe attribuibile una perdita del Pil italiano di 20 punti percentuali”.
Possiamo ipotizzare che l’ascesa di questi network illegali sia anche stata agevolata da scelte sbagliate attuate dai “poteri forti” del mercato, che hanno generato effetti perversi, crisi economica ed una economia “canaglia”.






