I marciapiedi dei mormoratori e dei “rusecatori”; una rotonda; il bosso, simbolo di morte e di guerra, prende il posto dell’ulivo, simbolo di pace e di abbondanza. Breve cronaca di un pomeriggio in piazza San Lorenzo.
Una premessa: basta con le critiche a prescindere. Non è una cosa seria. Non appena l’amministrazione di Ottaviano fa qualcosa, si scatenano i contestatori. É mai possibile che non facciano nulla di buono, i nostri amministratori? Non è possibile. Tra l’altro, la legge delle probabilità dice che se gli amministratori di una città qualsiasi si impegnassero a far tutto male, non ci riuscirebbero: il caso è più forte delle intenzioni. Poiché ritengo che il cerchio sia il segno della perfezione, dico che le rotonde mi piacciono. Dunque, mi piace anche la rotonda davanti al Circolo Diaz. Propongo di battezzarla Rotonda Diaz. Suona bene, e richiama alla mente Napoli. Anche il fumo delle parole può saziare, talvolta.
Certo, saremmo più sazi, se ci avessero piantato l’ ulivo. Ma, direbbe un cinico, non tutte le rotonde riescono col buco. Cosa è successo? Mercoledì, 25 luglio, ore 19, 20. Una corona di spettatori schierati sui marciapiedi osserva due tecnici che scavano al centro della rotonda: hanno il compito di fare un buco per piazzarvi un ulivo. Ore 19,40: poche picconate e lo scavo si interrompe. I picconi hanno portato allo scoperto delle pietre nere: che roba è? Ore 19.45: il mistero è già risolto. É il tetto della fogna: ebbene sì, al centro di questa strada benedetta c’è una fogna. C’è dal 1907. Ad un metro c’è il tombino di collegamento.
Davanti al Circolo Diaz incominciano a intrecciarsi i suggerimenti dei sapientoni: bisogna piazzare l’ulivo a tutti i costi, anche a costo di scassare la volta della fogna; no, no, bisogna piazzare un ulivo nano; no, no, ma che ulivo nano! sarebbe uno schiaffo per il Circolo; bisogna piazzare un carrubo; bisogna piazzare una palma. Poi arriva la sentenza dei catastrofici: bisogna cancellare la rotonda. Mi innervosisco. Su questo marciapiede, su cui si affaccia l’ingresso del Circolo, ancora si scrive – da cento anni, ormai – una vicenda quotidiana di polemiche, mugugni e pettegolezzi. La sera vi si apre una specie di tribunale, composto da giudici a cui non va bene mai nulla. C’è chi, pur di non passare davanti al Circolo Diaz, pur di non esporsi alla malignità dei “rusecatori“, compie circumnavigazioni anche di centinaia di metri.
Avrebbe fatto bene l’amministrazione comunale a tagliar via il marciapiedi. Dovrebbe essere impedito a questi mormoratori, a questi maldicenti tagliatori di panni altrui, di sedersi in quello spazio aperto, uno accanto all’altro, con la postura e l’espressione dei giudici di Corte d’ Assise. Da qualche tempo funziona addirittura la seconda sezione del tribunale, sulle panchine di fronte: ogni sera, qualche infelice – infelice donna, ma anche infelice uomo – che attraversa quel tratto di strada è bersaglio del fuoco incrociato della maldicenza, del “ruseco“. Accade solo a Ottaviano. Ore 20: mentre le campane di San Lorenzo suonano a tutto volume il concerto serale, che si sente, mi dicono, fino a Terzigno, dentro la rotonda si tiene un consulto.
A conclusione del quale, la gru montata su un camion riporta sul camion l’ulivo, che pare dispiaciuto. Alle 20,05 il camion e l’ulivo vanno via. Giovedì 26 luglio, ore 9, 30: in mezzo alla rotonda trovo una pianta corta e “tonna“. Credo sia un bosso. Se è un bosso, è cosa sorprendente. Ci aspettavamo l’ulivo, pianta di pace e di abbondanza – tra l’altro, Ottaviano è una città di pace -, e ci danno il bosso, pianta complicata, pianta cimiteriale, sacra a Venere, a Proserpina e a Cibele, simbolo di situazioni e di passioni estreme: la morte, l’amore. La notte. La guerra. Le spade e i coltelli dei guerrieri antichi avevano impugnature di bosso. É stata scelta a caso, la pianta? A me va bene anche il bosso, in definitiva: se è bosso. Mi piace perché si adatta alla forma della rotonda.
Se il tutto sia utile al traffico, si vedrà. In questi giorni viene ridisegnato lo schema dei sensi di circolazione intorno a via Roma. Documenteremo i risultati. Parleremo anche di altri vantaggi che le rotonde portano con sé. Diciamo, per ora, che nel settembre 2014 quando, deis iuvantibus, ritornerà, lungo via Roma, e nel pieno rispetto delle disposizioni di legge, la Corsa degli Asini, il traguardo lo piazzeremo dopo i primi metri di Corso Umberto: i ciucci dovranno girare intorno alla rotonda, e non sarà facile. I ciucci normali sanno galoppare solo in linea retta: nelle curve o si fermano o sbandano. La vittoria se la giocheranno solo ciucci speciali.
Una domanda all’assessore ai LL.PP. Non riguarda gli scavi di via C.O. Augusto, né i budelli di via Giovanni XXIII. Di questo parleremo a settembre, deis iuvantibus. E parleremo anche del bitume color pelo di topo e del cemento che, in alcuni luoghi in cui sono stati eseguiti o solo abbozzati “pubblici lavori“, hanno sostituto basoli di spuma, basoli “passa e non passa“ e altre pietre vesuviane di grande pregio. E di cospicuo prezzo. Qual è stato il destino di queste pietre e di quei basoli? Insomma, che fine hanno fatto? So che l’ing. Michele Bianco, assessore ai LL.PP., mi darà una risposta chiara, netta, esauriente.





