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Acerra, testa di capretto appesa a una corda: avvertimento al titolare delle pompe funebri

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Quattro attentati negli ultimi mesi. L’imprenditore, Carmine Pacilio, 55 anni, moglie e tre figli, ha denunciato tutto ai carabinieri.

Una testa di capretto impiccata con un spago al cancello di casa. E’ l’ultimo avvertimento in ordine di tempo subito da Carmine Pacilio, 55 anni, moglie e tre figli, titolare della ditta di pompe funebri di Acerra, impresa che la sua famiglia gestisce da 48 anni, dal 1966. Un avvertimento messo a segno nel peggior stile mafioso.

Alle due di notte Carmine sente squillare il citofono del suo appartamento, ubicato al primo piano di un edificio di via Volturno, zona semiperiferica di Acerra. Il rumore fa svegliare tutta la famiglia Pacilio. Quindi Carmine si alza dal letto, fa qualche metro ancora in preda al sonno e impugna la cornetta del citofono. Ma dall’altra parte non risponde nessuno: silenzio assoluto. A questo punto il piccolo imprenditore decide di scendere per andare a vedere cosa stia succedendo. Si veste. Lo accompagnano i suoi figli, poco più che ventenni. Carmine e i suoi ragazzi aprono insieme il portoncino di casa, al pianterreno dell’edificio, fronte strada.

Osservano il cancello e restano tutti basiti. La scena che si para davanti alla famiglia Pacilio è di quelle a dir poco agghiaccianti: una testa di capretto penzolante da uno spago doppio attaccato a un tubo del cancello. Chiara la matrice criminale del gesto. Chi ha agito lo ha fatto manifestando il massimo dell’esperienza nel campo delle intimidazioni. Nessun rumore, nessuna traccia lasciata prima e dopo aver consegnato a domicilio il macabro avvertimento. Non è la prima volta che Carmine Pacilio subisce delle intimidazioni.

A ottobre e a dicembre sono giunti i primi segnali con lo sfondamento dei vetri della sede della ditta di pompe funebri, in via Trieste e Trento, pieno centro storico, decumano che collega il duomo al castello della cittadina. Poi, a gennaio, la rottura, probabilmente a colpi di pietra, della tabella pubblicitaria luminosa dell’impresa, piazzata sul muro esterno dell’edificio in cui si trova l’appartamento di Pacilio. L’ultimo raid mafioso risale a domenica scorsa, quando appunto viene ritrovata la testa di capretto appesa al cancello di casa. Ogni episodio è stato regolarmente denunciato ai carabinieri. Indaga il maresciallo Vincenzo Vacchiano, comandante della stazione di Acerra.

Pacilio ha deciso di rendere nota tutta questa vicenda soltanto ieri perché la situazione è diventata di quelle molto preoccupanti. “Io non ho mai fatto del male a nessuno – dice – la mia famiglia fa questo mestiere da sempre: sono uno che ha sempre e solo lavorato in questo settore”. Non è chiara la matrice di queste intimidazioni. Le ipotesi investigative puntano a un tentativo di estorsione o alla decisione di allontanare i Pacilio definitivamente dal business locale del caro estinto. Quel che è certo è che nell’area a nord di Napoli negli ultimi giorni ci sono stati due attentati ai danni delle sedi di altrettante imprese funebri. Attentati a colpi di bombe artigianali, ad Afragola e a Casoria.

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