E’ una vicenda tragica quella dei commercianti messi in ginocchio dall’incendio di ieri.
Una famiglia, quella degli Affinito, che deve fare i conti con la malasorte. Più di dodici anni fa proprio qui, nel supermercato inghiottito dal fumo dell’incendio, trovò la morte il patron Gaetano Affinito, 63 anni.
Erano le 20 e 30 del 3 marzo del 2011. Gaetano a quell’ora stava per chiudere il suo supermercato. Dentro c’erano pochi clienti, gli ingressi erano già socchiusi. Improvvisamente due banditi, a volto coperto, fecero irruzione nel negozio: «Dacci i soldi, muoviti». Ma Affinito era un uomo tutto d’un pezzo. Reagì d’istinto a quella prepotenza con un gesto del corpo e ne fece subito le spese. Uno dei rapinatori sparò: un colpo dritto al cuore del commerciante, un altro alla gamba. Gaetano cadde sotto gli occhi del figlio, che anche oggi si dispera per l’ennesima disgrazia. Secondo le ricostruzioni dell’accaduto gli assassini erano tre. Fuori al supermercato c’era un complice, l’autista della banda, che aspettava a bordo di una vettura gli esecutori materiali della rapina sanguinaria.
Al momento della tragedia la famiglia di Gaetano invocò la pena di morte per i colpevoli, che fuggirono con un bottino di appena 600mila lire. La polizia li scovò nel breve volgere di un paio di giorni, proprio ad Acerra. Secondo gli inquirenti a sparare era stato Giovanni Iannone, 20 anni ma già esperto nel “ramo” furti e rapine. Un tipo piccoletto e robusto, Iannone, pronto a scattare alla prima incertezza, al primo accenno di reazione da parte di chiunque. Il suo complice, anche lui finito in manette, era Massimo Terracciano, 23 anni, un passato di contrabbandiere di sigarette. Gli agenti del commissariato locale li arrestarono in casa di Terracciano, ad Acerra. Non si erano mossi dalla città per tutto il tempo successivo al delitto.
Secondo gli investigatori erano delinquenti da furto e rapina e non gente legata alla criminalità organizzata. Gaetano Affinito aveva pagato per la follia dei balordi. Per discolparsi l’assassino aveva raccontato agli inquirenti di essere stato “assalito” dal patron dell’esercizio commerciale. Lui, Iannone, che aveva la pistola in pugno. Il giovane rapinatore per uccidere premette il grilletto quattro volte di seguito. Colpi in rapida successione, due quelli che andarono a segno. Quindi la fuga e subito a casa. Infine rimase rintanato nell’alloggio del complice e amico Terracciano. Piccola criminalità assassina in quel di Acerra, hinterland a nord est di Napoli.
Appena domenica 30 giugno il delitto, nello stadio comunale, del ventiseienne Antonio Papa, ripetutamente accoltellato a morte dal diciottenne Giuseppe Piscopo, che il giorno dopo si è costituito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.






