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Chiesa e Fiat di Pomigliano d’Arco

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Alcune riflessioni sulle dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Pomigliano d’Arco, in merito all’increscioso episodio verificatosi in questi giorni sul rapporto Chiesa-Fiat.

Senza voler fare nessuna polemica con il sindaco di Pomigliano d’Arco, sento la necessità, per amore della verità, di fare alcune precisazioni sulle sue dichiarazioni agli organi della stampa, in merito all’increscioso episodio verificatosi in questi giorni, nel rapporto Chiesa-Fiat.

Il Vescovo ha spiegato molto bene nell’intervista al Mattino e nella lettera al Direttore la sua posizione e quella della Chiesa diocesana. Un Pastore non è mai con i violenti, né contro qualcuno o qualcosa. E’ per la pace, per la giustizia, per la centralità della persona umana nelle attenzioni del vivere sociale. Ed è violento chi ruba la speranza e il futuro alla nostra gente.

Il sindaco nell’intervista parla di “populismo”. Io vorrei ricordare al primo cittadino di Pomigliano che se “populismo” significa stare dalla parte della povera gente, dei deboli e di chi in questa società non ha voce, ebbene il nostro vescovo, con tutti i suoi preti e i cristiani, sono fieri di essere “populisti”. Magari lo fossero in questo senso tutti i politici, che sono più preoccupati del loro consenso elettorale che prendere a cuore i problemi reali della gente .

Il sindaco, inoltre, accusa il vescovo di “interessarsi alla politica industriale senza conoscerla”. Ma un vescovo non è un economista o un sindacalista o un direttore d’azienda. E’ giusto che non conosca le politiche industriali. Non tocca ad un vescovo, né alla Chiesa, dare soluzioni tecniche ai problemi sociali. Questo è un compito della politica, del mondo delle imprese. Tocca invece ad un Pastore ascoltare “il grido di dolore” che viene da tante famiglie che non ce la fanno più e “denunciare” al mondo delle Istituzioni questo stato di cose, per cercare insieme strade concrete di speranza. Devo constatare inoltre, purtroppo, che la Chiesa spesso al sud ( e anche nella nostra Diocesi) fa opera di supplenza per totale assenza di “buona” politica!

Ancora, nell’intervista, il sindaco afferma che “se Marchionne badasse non solo ai profitti, ma più alla gente, la fabbrica chiuderebbe e gli operai sarebbero fuori”. Con questa affermazione il sindaco dimostra di non conoscere il Vangelo e la Dottrina sociale della Chiesa. Secondo l’insegnamento sociale della Chiesa il mercato non va demonizzato ma è esso stesso al servizio della persona umana. Prima l’uomo, poi il lavoro e infine il capitale – ci insegna Giovanni Paolo II nella Laborem exercens. La Chiesa nel suo Magistero sociale ricorda a tutti che nel rapporto tra capitale e lavoro è l’uomo il “centro” di tutto il processo economico e che “i mezzi di produzione non possono essere posseduti per possedere, perché l’unico titolo legittimo al loro possesso è che essi servano al lavoro” (Giovanni Paolo II, Laborem exercens ).

E, ancora, lo stesso Papa nella Centesimus Annus afferma: “La Chiesa riconosce la giusta funzione del profitto, come indicatore del buon andamento dell’azienda. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità. Oltre ad essere moralmente inammissibile, ciò non può non avere in prospettiva riflessi negativi anche per l’efficienza economica dell’azienda. Scopo dell’impresa, infatti, non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. Il profitto è un regolatore della vita dell’azienda, ma non è l’unico; ad esso va aggiunta la considerazione di altri fattori umani e morali che, a lungo periodo, sono almeno egualmente essenziali per la vita dell’impresa”.

In questa ottica il nostro vescovo è intervenuto tantissime volte sulla questione-lavoro, particolarmente a Pomigliano. E lo stesso sindaco ricorderà la celebrazione della S. Messa a Natale (per ben due volte) dove il Vescovo ha ribadito con forza questi concetti. Vorrei dire con forza al sindaco che il futuro di Pomigliano d’Arco non può essere lasciato solo nelle mani del mercato, che la logica del solo profitto è dannosa per la società perché crea disuguaglianze e che il cristiano è chiamato a testimoniare il primato dell’uomo sullo stato, sul profitto e sull’economia. “Di diritti si muore” , ha detto ultimamente Marchionne. Io credo, invece, che di “diritti si vive”, bisogna vivere, oltre che di doveri. E il lavoro è un DIRITTO, sancito dall’Art. 1 della nostra Carta Costituzionale.

Questo ha ”gridato” il nostro vescovo a Pomigliano, questo continuerà ad annunciare lui e tutti i cristiani della chiesa di Nola. Se anche i politici, gli imprenditori e tutte le forze sociali, con tutte le difficoltà attuali, facessero quello che cerca di fare la chiesa, certamente il nostro territorio potrebbe respirare speranza a pieni polmoni. Costruiamo insieme la speranza!

ANNUNCIARE DENUNCIARE RINUNCIARE

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